mercoledì, 21 ottobre 2026

Rischio annullamento per la riorganizzazione dei Dipartimenti Regionali in Sicilia

Massimo Greco

 

In questi giorni la Sicilia non è interessata dai soli venti africani (da Caronte a Minosse) ma da una quotidiana attenzione mediatica senza precedenti. Programmi televisivi e carta stampata non perdono occasione per evidenziare le tante “assurdità” ancora presenti nel sistema regionale pubblico in tempi di spending review  e di crisi sociale ed economica. Eppure, tutta la classe dirigente (compresa quella politica ovviamente) non solo non è in grado di cambiare immediatamente rotta, ma sembra respingere, secondo uno schema auto conservativo della specie, più noto tra gli studi antropologici, ogni occasione per guardare negli occhi la realtà.

 

Di questa patologia non sembra immune la classe burocratica siciliana che, dopo avere posto in essere tutti gli adempimenti utili a far perdere in questi giorni 600 milioni di euro di fondi comunitari, rischia di inceppare l’articolazione dipartimentale dell’Amministrazione Regionale così come da ultimo riformata.

 

Il Decreto Presidenziale n. 370 del 28/06/2010, attraverso il quale il Governo Regionale ha inteso rimodulare l’assetto organizzativo dei Dipartimenti regionali dell’Amministrazione Regionale, giusta deliberazione della Giunta regionale n. 196 del 21/06/2010 e della successiva deliberazione della Giunta regionale n. 243 del 24/0672010, è infatti illegittimo per non avere preventivamente acquisito il parere obbligatorio del Consiglio di Giustizia Amministrativa, e tale vizio si propaga in via derivata a tutti gli atti e provvedimenti amministrativi successivi, applicativi o conseguenti impugnati dai ricorrenti,

 

E’ questa la sintesi del parere n. 211 del 17/04/2012 reso dal Consiglio di Giustizia Amministrativa sul ricorso straordinario presentato da diversi Dirigenti del Dipartimento dei Beni Culturali, i quali avevano mal digerito la riforma del proprio Dipartimento animata dal Direttore Generale Arch. Gesualdo Campo. I ricorrenti, nel formulare le proprie argomentazioni, hanno coinvolto l’atto amministrativo di normazione secondaria presupposto a quelli con i quali si è provveduto a riformare il Dipartimento dei Beni Culturali e, per l’occasione, non si sono fatti ingannare dal nomen iuris che l’atto presentava. La denominazione “decreto presidenziale” infatti, non riusciva a nascondere la sostanziale e sottesa natura regolamentare. Da qui l’esigenza inderogabile di essere sottoposto al parere obbligatorio del Consiglio di Giustizia Amministrativa al pari di quanto avviene per i regolamenti governativi statali che richiedono il parere preventivo del Consiglio di Stato.

 

L’effetto domino appare in re ipsa e potrebbe non riguardare la sola organizzazione del Dipartimento dei Beni Culturali. Allarmante è la conclusione del CGA contenuta nel citato parere: “Ove – come è accaduto nel caso in esame – un atto avente natura regolamentare risulti stato emanato senza il preventivo parere di questo Consiglio, esso è irrimediabilmente illegittimo e destinato a essere annullato tutte le volte che detto vizio di legittimità venga congruamente denunciato”.


Documento integrale

Invia per email

LaPrevidenza.it, 26/07/2012

Milano Finanza Osservatorio Partner
CARMELO FINOCCHIARO
mini sito

Via Carnazza, 81, 95030, Tremestieri Etneo (CT)

Telefono:

0958996835

Cellulare:

3358439786

Professione:

Consulente del Lavoro

MAURIZIO RICIGLIANO
mini sito

Via Matese, 81016, Piedimonte Matese (CE)

Telefono:

0823911023

Cellulare:

3356042932

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale - Diritto Agrario - Magistrato Onorario presso Sezione Lavoro e Previ...