Prof. Sergio Sabetta
Se si parte dall’affermazione di Sartori per il quale la competizione elettorale di per se stessa non è garanzia né di qualità degli eletti, né di qualità dei risultati, appare chiaro la necessità di analizzare tanto la democrazia orizzontale nella quale prevale l’importanza della pubblica opinione e della partecipazione, che della democrazia verticale in cui l’attenzione è concentrata principalmente sul sistema di governo e sul metodo di selezione della classe di governo stessa.
In quest’ultimo ambito vi è una netta distinzione fra il momento propagandistico elettivo e la scelta del personale rappresentativo, si possono a riguardo individuare tre metodi, fra di loro graduati, il primo fondato sulla pura trattativa economica mediante la messa in lista come scambio di interessi, il secondo sulla scelta di personalità rilevanti per capacità o fama, il terzo sull’entusiasmo giovanile in cui l’inesperienza unita all’idealismo ne fanno un simbolo controllabile, in quest’ultima ipotesi il ritmo della sostituzione del personale è elevata se non vi è l’integrazione e si sceglie la sola manovrabilità.
La democrazia come potere del popolo è per Sartori una concezione normativa, mentre la realtà è una democrazia poliarchica elettorale in cui il potere è sì monopolizzato da minoranze non solo in divenire ma anche in competizione fra loro, il punto cruciale è la possibilità di limitare e influenzare i leader, oltre che essere da loro influenzati, fino a poterli eventualmente cambiare nei momenti di crisi.
Se più che di elezioni si parla di selezione, più o meno controllata da gruppi potere, è sottinteso che non necessariamente il merito è in chi è eletto, il quale d’altronde più che da un contatto diretto con l’elettorato trae informazione e disinformazione dal filtro dei media e dai gruppi di pressione prevale, in tal modo, la ricettività sulla responsabilità di quello che si fa, limitata oltre che dagli interessi personali sulla rielezione dalla difficoltà tecnica del sociale, sorge quasi una necessità semplificatoria oltre che di interessi, per appoggiarsi alle lobby.
Il sistema assembleare presenta elementi manipolativi da parte di gruppi interni organizzati senza i quali vi è tuttavia una progressiva paralisi, i comitati a loro volta se da una parte mediante la “regola delle reazioni previste” di Carl Friedrich affermano un sistema decisionale conciliativo opposto al meccanismo selettivo, dall’altra possono anch’essi condurre ad una paralisi decisionale quale conseguenza di un allungamento delle trattative fondate sul meccanismo delle “compensazioni reciproche” (Sertori).
Bobbio avverte che i costi della politica, la disinformazione e l’utilitarismo economico immediato del voto di scambio, intrecciato ad una ideologia economica fondata su quella che Bauman chiama una “società liquida” la quale nella doppia moralità ne moralizza lo scambio, travolge il “cittadino” apparente trasformandolo in un “suddito effettivo” di un criptogoverno di cui ne fanno parte le stesse istituzioni di tutela, in un rapporto nel quale al crescere del numero degli scambi sul mercato minuto aumenta la forza contrattuale nei livelli superiori, trasformando il politico nella migliore ipotesi in un “negoziatore dell’immediato”, nel quale la perdita di un potenziale ideale avviene in funzione di pure relazioni di potere.
Vi è quindi una continua lotta tra la libertà contrattuale ricercata e richiesta dal politico e il controllo che l’elettorato avverte di dover esercitare nei momenti di crisi, dove emerge prepotente la cultura del sistema, né il controllo può essere esercitato mediante una esclusiva cultura informatica che venga a sostituire il rapporto fisico, quando la mancanza di principi chiaramente fissati fa sprofondare il sistema in uno stato confusionale dove si avanza per inerzia in attesa di un deus ex machina…..
LaPrevidenza.it, 14/04/2013
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