martedģ, 13 ottobre 2026

Il diritto nella complessità del sè

Prof. Sergio Sabetta

 

L’interloquire fra i Sé Primari costituisce l’Ego operativo della psiche, colui che decide cosa e come fare, ne risulta che la personalità è un insieme di Sé in dialogo fra loro. Questa Teoria si pone in un rapporto consequenziale con il concetto di personalità quale processo in continuo divenire (Teoria del costruttivismo-Kelly), ma anche con la “Teoria sistemica” (Watzlawick) nella quale componente fondamentale delle relazioni umane è la comunicazione inter e intra personale, nonché con la “Psicologia Umanistica” dello sviluppo del potenziale umano. In questa visione della personalità umana i diritti ne diventano elementi costitutivi, ancor più se precedentemente riconosciuti dalla società, il negarli si trasforma in una menomazione della personalità del soggetto e della sua capacità creativa, in una amputazione dolorosa dell’Io che si risolve nella compressione esterna delle possibilità. Il comportamento può considerarsi quale funzione dell’individuo con l’ambiente, in cui le conseguenze attraverso un processo di feedback si riflettono sia sull’ambiente che sugli elementi costitutivi dell’individuo, quali ereditarietà, conoscenze, atteggiamenti, valori, capacità, bisogni e personalità (Tosi-Pilati). Vi è tuttavia nell’uomo una necessità insita di creazione, quella che Goethe definisce “legge dell’accrescimento” la quale governa lo spirito in cui vi è un divenire organico di materia e spirito quale metamorfosi della natura, vi è quindi la necessità di un esercizio di libertà quale effetto morale in una conciliazione tra razionalità e sensibilità che superi la sempre incombente scissione tra sensibilità e ragione, circostanza che conduce al distacco tra cittadini e potere quale riflesso del distacco dell’individuo dall’insieme in un frammento del tutto, in cui solo agendo sulla struttura antropologica dell’individuo si potrà sperare di superare tale scissione (Schiller). La genialità frammentaria che deriva dalla concentrazione sull’individualità origina un caos di sistemi concettuali che nella sua infinità disorienta l’individuo, vi è quindi la necessità della ricerca di una riserva di senso identificata da Schlegel nella nascita di una “nuova mitologia”. L’eliminazione dell’opposizione tra apparenza e verità se dischiude per Novalis l’infinità dei significati che emergono dalla relazione dell’individuo con le cose, può d’altronde disperdere l’individuo stesso nei rapporti sociali nei quali l’attività creativa si frammenta in una condizione di possibilità delle rappresentazioni sociali, tanto da fare evidenziare ad Holderlin le dissonanze e le contraddizioni inseparabili nell’individuo nel momento in cui vi è il distacco nella società tra sentimento e ragione. L’intuizione, che viene relegata da Kant all’ idea estetica, deve pertanto essere recuperata alla logica quale spunto iniziale, elemento necessario alla razionalità, quello che Schelling definisce immediatamente il principio assoluto e unitario del reale, sintesi di libertà e necessità, di attività consapevole e spontaneità irriflessa che media e supera il solo sapere o il solo agire.

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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 28/02/2013

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