martedì, 13 ottobre 2026

Educare non vuol dire demandare

D.ssa Mariagabriella CORBI

 

I Giudici della quinta sezione penale (sentenza 46962) hanno fatto notare che gli alunni/ “bulli” non possono essere messi alla berlina come oggetto di derisione dei propri compagni ed educatori. Il caso specifico riguardava l’evento avvenuto in una Scuola di Cagliari : un bambino di 7 anni aveva rotto la tavoletta del water ed il Preside, per punirlo, gliela aveva posta sul capo. Dapprima i familiari avevano presentato denuncia ed in un secondo tempo ritirata. Pertanto gli Ermellini hanno redarguito il gesto denigratorio che, qualora fosse stato supportato dalla denuncia, si configurava nel reato d’ingiuria.

 

Bisogna anche dire che la Corte di Cassazione indica la custodia in carcere e non in comunità degli adolescenti autori di gravi e reiterati episodi di prevaricazione e teppismo.

 

Ad eventi di particolare gravità e al cospetto di comportamenti prepotenti che si manifestano in modo delinquenziale, il ricorso all’autorità giudiziaria e a severe misure repressive risulta necessario, c’è anche da dire che il fenomeno “bullismo” a scuola e in famiglia richiede in primis la messa in atto di programmi preventivi e di risposte educative da parte del contesto scolastico e familiare....

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LaPrevidenza.it, 25/12/2009

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