Democrazia rappresentativa e senatori a vita. Una anomalia costituzionale?
Articolo dell'avv. Prof. Carlo Crapanzano
Ci hanno insegnato, e lungi dal pensare che non sia così, che la democrazia è rappresentativa quando il Popolo Sovrano (?) elegge democraticamente i propri rappresentanti per essere da questi governati.
Senza scomodare i grandi maestri costituzionalisti che hanno dato la loro vita intellettuale per migliorare e rendere più comprensibile il nostro sistema democratico, non possiamo non percepire però che qualcosa di strano alberga nelle ali del Palazzo.
Andiamo con ordine, chè il rischio è quello di ingenerare ancora di più confusione e smarrimento.
Il secondo comma dell’art. 57 della Costituzione prevede che ‘Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero’; la prima parte del I comma dell’art. 58 inoltre prevede che ‘I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori…’. Fin qui, la tutela costituzionale e democratica non dovrebbe essere scalfita. Ma, come ormai gli Italiani hanno imparato e sanno, il fatidico art. 59 della Costituzione prevede che ‘È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario’.
LaPrevidenza.it, 30/12/2007