Prof. Sergio Sabetta
I bisogni pratici ci spingono inesorabilmente verso un tendenziale consolidamento dei pensieri e delle cose che essi fissano, questo rincorrere le necessità dell’immediato segmenta il tempo in termini lineari con un’unica ritmicità, comprimendo la sua multipla complessità, sì da “essere agiti” piuttosto che agire, parlare piuttosto che riflettere ( Bergson).
Dalle varie potenzialità infantili ci comprimiamo progressivamente nella possibilità, fino a giungere alla specializzazione economica della nostra personalità in una crescita, definita da Bergson “a stelo”, nella quale vi è la costante potatura della nostra identità.
Come afferma Bergson, “ La strada che percorriamo nel tempo è coperta dalle macerie di tutto ciò che cominciavamo a essere, di tutto ciò che avremmo potuto diventare” ( L’evoluzione creativa ) , vi è quindi un conflitto permanente quale necessità di una continua ricomposizione dell’individuo fra la sua personalità e la fluidità sociale, fra la continua specializzazione richiesta al suo io e la varia multipla profondità dello stesso, con uno svuotamento razionale della coscienza soggettiva in favore di automatismi procedurali e dei suoi supporti economici (Simmel ).
La specializzazione dal suo alto valore economico sostituisce il valore assoluto della personalità culturale complessa che riassume l’uomo nello scorrere del tempo e lo rende vivo e partecipe, non passivamente automa ma riflessivamente critico, l’etica stessa si spezza in una semplice specializzazione dell’utile e in una complessa realizzazione dell’io, ponendosi in una ondivaga sfumata indeterminazione tra le due realtà.
La specializzazione è ordine concettuale, come la matematica , e si risolve in una esperienza collettiva che nell’individuo diventa un “a priori” che si materializza nella categoria dell’agire in un “a posteriori”.
Se nell’uomo individuo vi è un limite nell’acquisire tutta l’esperienza della categoria, si che si procede per team, il dialogo tra specializzazioni non può che avvenire nella caotica variabilità culturale, nell’apparente affascinante...
Prof. Sergio Sabetta
LaPrevidenza.it, 16/02/2011
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