Cassazione civile, sez. I, sentenza 21.11.2009 n° 24589 - Dott.ssa Cesira Cruciani
LaPrevidenza.it, 17/01/2010
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Diritto civile, danni da sangue infetto, da vaccino e da talidomide, con riferimento sia ai profili indennitari (...
Negli ultimi anni è sempre più crescente l’attenzione nei confronti dell’infanzia e della sua tutela, il dibattito si è in particolar modo incentrato su due aspetti fondamentali: da un lato la prevenzione dei maltrattamenti, degli abusi e di ogni altra violenza compiuta sui bambini, dall’altro l’aumento del fenomeno dei falsi abusi sessuali sui minori, fenomeno dalle conseguenze devastanti sulla vita della persona che si trova accusata di uno dei reati cui è attribuito il più grave disvalore sociale.
La definizione clinica degli abusi all’infanzia, fornita dagli operatori psicopatologici che intervengono sui minori abusati, tratteggia una categoria di violenza maggiormente ampia rispetto alle concettualizzazioni giuridiche penalistiche.
La diversa ottica in cui nell’ultimo secolo viene osservato il bambino ed i soprusi che può subire, insieme alla nuova cultura e stile di vita, ha tolto il limite secondo cui il maltrattamento infantile era circoscritto a quello fisico e sessuale, per estenderlo a una visione più ampia in cui vengono presi in considerazione la trascuratezza e gli abusi psicologici, forme di violenza più difficilmente riconoscibili ma a volte molto più gravi e devastanti non solo a livello fisico, ma anche e soprattutto dannose per lo sviluppo emozionale e psichico del bambino.
In tal senso va letta la sentenza n. 24589/2009 della Suprema Corte che ha rigettato il ricorso, promosso da una coppia di coniugi, avverso la sentenza del Tribunale per i Minorenni dell’Emilia Romagna, che aveva dichiarato in stato di abbandono e con ciò adottabili le quattro figlie di tale coppia, sul rilievo che nonostante i continui e importanti interventi di sostegno, non erano mai emersi nei genitori, cui erano stati riconosciuti limiti della personalità, né la consapevolezza della gravità della situazione né impegno e collaborazione con gli operatori sociali ma, al contrario, gli stessi si erano distinti per le continue e irresponsabili gravidanze, giustificate con il desiderio di avere un figlio maschio.
Altalex - Dott.ssa Cesira Cruciani