La propaganda ammanta di nobili obiettivi e alte idealità di interessi pratici propri di un realismo politico, così già nella guerra del Peloponneso Sparta invade l'Attica nel 431 a.C. motivando la guerra con la volontà di portare la libertà alle città greche. Nel suo agire si appoggiò alle dinamiche interne all'Impero persiano nello scontro tra Ciro e suo fratello Artaserse II, fino a prevalere su Atene con l'aiuto e l'oro persiano, questo tuttavia portò alla superbia sulla propria infallibilità nella gestione del potere, fino a perdersi.
Tucidide introduce la distinzione tra stato di guerra e guerra aperta, concetto ripreso da Demostene che nelle sue Filippiche, in particolare la Terza, dimostra che la guerra con Filippo II di Macedonia vi è già, sebbene non ancora "dichiarata" formalmente, concetti ripresi durante la Grande Guerra da Wilasnowitz quando nel 1914-15 il conflitto si allargava, ribaditi nel dopoguerra nelle riflessioni di Schwartz e nella memorialistica di Delbruck.
La lezione di Tucidide si estende con Taylor al rapporto tra la Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale nel primo `900, riscontrando le cause di guerra nel Trattato di Versailles, nella diffidenza inglese sulla crescente potenza navale tedesca, sul sempre richiamato militarismo tedesco sull'arroganza alleata verso la Repubblica di Wimer e la contemporanea accondiscendenza all'aggressività nazista, per non parlare della grande crisi economica USA del '29 che nell'estendersi all'Europa travolse la traballante Repubblica di Wimer aprendo la strada al nazismo e alla Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo tuttavia considerare che ogni leader politico ritaglia solo quella parte del racconto a lui utile.
Osserva Tucidide che la guerra fu voluta sia da Sparta che da Atene con una reciproca responsabilità sebbene formalmente fu Sparta a dichiararla, Atene in quanto impero era in costante crescita di potenza pena il declino, mentre Sparta non poteva tollerare un ulteriore accrescimento del potere ateniese pena la sua decadenza e conseguente indipendenza, in questo equilibrio vi era un terzo convitato di pietra, l'Impero persiano, che determinò il vincitore. Allo stesso modo il temporeggiare britannico e francese negli anni '30 verso le rivendicazioni naziste, come l'inspiegabile "Guerra Stramba" dal settembre 1939 al giugno 1940 sul Reno, sono visti da Overy come la ricerca del tempo necessario per la preparazione bellica.
Analoga prospettiva Polibio per le cause delle guerre tra Roma e Cartagine, il cui casus belli iniziale dell'aiuto ai Mamertini nascondeva nella realtà l'eccessivo estendersi del dominio cartaginese, non solo nel Mediterraneo occidentale ma anche nella Sicilia e Sud Italia d'altronde ai romani era ben chiaro il comportamento scorretto dei mercenari con l'occupazione di Messina.
Nella guerra del Peloponneso Tucidide pone al centro dello scontro il controllo delle rotte commerciali, che attraverso la talassocrazia impongono l'impero ateniese anche fuori dai suoi confini in Magna Grecia come nell'Egeo, a dimostrazione è il "decreto su Megara" che nel definire l'ultimatum lo motiva con un riferirsi ad una violazione religiosa a cui allacciare l'aspetto economico, ossia l'appropriazione e coltivazione di un "terreno sacro" a cui aggiungere l'asilo dato agli schiavi fuggiti dall'Attica, per non parlare dell'aiuto fornito da Megara a Corinto nella guerra in Adriatico con Corcira, alleata ad Atene.
L'impero marittimo quale sintesi tra la forza militare e quella commerciale crea il predominio economico ateniese, dove il controllo del mare è assicurato da una potente flotta alimentata dalle navi e dai tributi degli alleati nella Lega Attica, circostanza che soffocava la Lega Peloponnesiaca. Il predominio navale ed economico, nell'assicurare risorse naturali ed umane, si trasforma in una politica di potenza e quindi in uno scontro di potenza.
In Atene e Sparta vi sono due sistemi opposti di dominio, nella prima lo strumento è il tributo in denaro e navi, nella seconda la presenza al vertice delle città alleate di oligarchie affini alla spartana, dove l'equilibrio demografico e sociale diventa essenziale per la stabilità del potere politico, da qui la necessità di uno stretto controllo negli accessi e quindi i respingimenti a fronte delle accuse di Pericle sulla mancata libertà di circolazione dei cittadini della Lega Attica.
Nonostante i dubbi di molti cittadini ateniesi nel respingere le richieste spartane per non arrivare ad una guerra, Pericle a sua volta spinge per la guerra essendo in seria difficoltà politica per vari scandali dovuti a malversazioni sul tesoro della Lega trasferito da Delo, motivi privati si sommano all'oggettivo conflitto di potenza individuato da Tucidide.
Già nella Grande Guerra il mito della guerra giusta delle democrazie contro le autocrazie evapora a fronte dell'opposizione della Francia e dell'Inghilterra alla penetrazione coloniale in Africa della Germania, come del timore per la sua penetrazione industriale nelle aree petrolifere del Medio Oriente, nonché la sua crescente potenza marittima a cui collegare il possibile controllo della via marittima del Mar Rosso, via di collegamento indispensabile verso l'India nell'impero coloniale inglese.
Anche nella Seconda Guerra Mondiale il principio ideologico della libertà democratica, quale motivo dello scontro, copre il conflitto nel Pacifico per il dominio dell'oceano e delle sue sponde, come impedire il controllo totale dell'Europa altamente industrializzata da parte di una sola potenza continentale.
Mentre in Grecia le città stato mostravano chiaramente i propri limiti strutturali e istituzionali nella creazione degli imperi, Roma ideava un nuovo modo nel rapportarsi con i nemici una volta che anche fossero duramente sconfitti, alla guerra doveva seguire una pace permanente che non poteva poggiare sulla sola continua distruzione degli avversari, pena l'esaurirsi progressivo delle forze.
Alla distruzione fisica dei tempi iniziali, come nel caso di Veio, segue durante l'espansione nella penisola la costituzione con i vinti di rapporti politico-istituzionali a cui collegare quelli economico-sociali, rafforzando quindi l'esercito e l'economia.
Si rinunciava a cambiare le élite dei vinti stringendo con esse dei forti legami, nel caso di conflitti si punivano i singoli responsabili ma non la comunità nell'insieme, in questo creando nuovi strumenti quali il diritto nei rapporti quotidiani, la cives e la categoria dei federati, dove il principio catalizzatore era la dea Fides, ossia la fiducia reciproca nel rispetto dei patti.
Nel consolidare i sistemi gerarchici, basati su preesistenti equilibri sociali, si creano meccanismi selettivi di integrazione e crescita politico-sociale per singoli e intere comunità, la prudentia si affianca alla forza militare, l'Urbs diventa forza irradiante ed esempio a cui rifarsi, assommando in sé la repubblica e l'impero, il regno e il dominato, tanto che gli stessi padri fondatori degli USA si rfanno al suo esempio. La superiorità non può esaurirsi in ambito militare, tecnologico e scientifico, per essere centro di un impero ci deve essere quella che Cicerone definisce la "civili prudentia", sapere armonizzare l'insieme con una visione prospettica tale da superare le avversità in un uso calibrato della forza unito all'arte diplomatica tale da assorbire il ricorrente caos, che attualmente si manifesta in un esasperato individualismo trasformando la res pubblica in res privata, venendo meno la capacità di "regere populos".
Questo comporta una narrazione unificante che integri evitando la disintegrazione nel caos, l'assorbimento delle élite, guardando con occhi storici la categoria dei diritti umani considerati nel contesto, circostanza che di volta in volta ne modifica la lettura.
Nota
Canfora L., La grande guerra del Peloponneso. 447-394 a.C., Laterza 2025;
AA.VV., Roma, Limes 11/2025
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