Ricerca del senso nella mancanza di una possibile utopia
Economia di mercato e ordine democratico
" L'economia di mercato e l'ordine democratico hanno tratti in comune. Sono entrambi ( per usare ancora una volta il linguaggio di Popper) progetti per l'incerto, che si affidano al tentativo e all'errore più che alla programmazione e a dittature "benevoli". Quindi prosperano entrambi sullo stesso terreno. Eppure sono due cose distinte. ... Per l'uno e per l'altro servono sforzi particolari. Chi nelle sue attese li confonde, facilmente li può perdere entrambi dato che l'economia non fiorisce, si abbandona la democrazia." ( R. Dahrendorf, La libertà attiva. Sei lezioni su un mondo possibile, Laterza 2003)
Il crescere massiccio degli scambi, della mobilità e della rete hanno creato una comunicazione virtuale veloce e sfumata che ha prevaricato la comunicazione reale fondata sull'ascolto e il tempo, la quale vive in un alternarsi di comunicazioni e riflessioni. Parallelamente vi è stata una fuga verso un mondo virtuale fondato su l'immagine ed una felicità obbligata, dove l'insuccesso e il dolore non è previsto né ammesso pena l'esclusione sociale. Il concentrasi su questi stereotipi ha fatto perdere la riflessione sul sé e sulla capacità di costruire rapporti profondi nel tempo quale riflesso del proprio essere, ne è derivata una mancanza del senso che ha condotto alla nevrosi, in cui varie generazioni destabilizzate dai repentini cambiamenti hanno perso identità e ruolo finendo in una "depressione" da negare anche mediante la chimica.
La paralisi di idee, sentimenti e progetti emersa dalla violenza della crisi economica trasformata in una moderna "guerra" dai campi di battaglia virtuali, ha fatto perdere senso e significato al proprio agire. Una "guerra" virtuale dai danni psicologici e materiali "reali", che unita al forte narcisismo coltivato nella società dell'immagine, impastato con i diritti alla persona variamente rivendicati, ha portato alla ricerca di un riconoscimento ma anche di una protezione reclamata. Viene meno la capacità utopica propria dell'uomo, ossia l'immaginare un futuro possibile e la capacità di realizzarlo, trasformando la realtà e gli ideali ad essa sottesi secondo i mezzi e le possibilità esistenti ( Abbagnano ), non quindi una utopia dell'irrealizzabile bensì una utopia del possibile propria di chi riesce a vedere la realtà che lo circonda, nonché le sue potenzialità con nuove lenti e ne fornisce nuove letture.
L' impossibilità di accettare la sofferenza che è nel costruire, svincolandola forzosamente in una artificiosa scissione dall'esaltazione che precede la creazione, determina il rifiuto sempre possibile dell'insuccesso in quanto segno di un destino negativo, che in senso calvinistico viene oggettivizzato in una misura economica valutaria. Gli istituti giuridici diventano quindi oggetto di una richiesta di protezione che da economica e materiale acquista una valenza psicologica, come sullo stress da lavoro correlato, i quali vengono a travalicare matrici e probabilità del rischio, per assumere la funzione di una indiretta richiesta di conferma di un proprio io, di supporto alla paura di una propria mancata affermazione, in richieste che diventano pretese in funzione di una propria fragilità determinata dall'esaltazione dell'io in rapporto ad una fragilità dell'essere.
La normativa è una forma di comunicazione in cui, oltre al contenuto del messaggio e alla rilevanza del canale usato, si devono considerare altri fattori del contesto che vanno dal tipo di relazione interpersonale, alla personalità di colui che riceve l'informazione, fino al tempo storico in cui avviene la ricezione. Come ci ricorda la psicolinguista Slama-Cazacu, i contesti degli insiemi organizzati funzionano come sistema di riferimento per gli elementi da cui sono costituiti, ossia permettono ai segni e agli elementi espressivi di variare a seconda dell' area in cui sono inseriti, anche se al contempo rimangono costanti in quanto legati ad un sistema, la variazione del sistema determina quindi la variazione di senso per gli elementi costituenti la comunicazione stessa e nel sistema rientra anche l'aspetto culturale su cui poggiano le relazioni storiche interpersonali.
L'efficienza economica è il principale dei paradigmi moderni a cui si contrappone ed integra il principio di giustizia sociale, i due termini del pensiero tra individualismo e collegialità vengono a permeare i sistemi sociali attuali a cui il sistema normativo dovrebbe fornire la struttura portante. L'efficienza economica nel permeare di sé la "cultura organizzativa" del sistema sociale si configura a sua volta come sistema di significati, credenze e valori condivisi, in altre parole in un linguaggio dalla forte valenza simbolica ( Feldmann e March), tale dinamica si sviluppa autonomamente in una ritualità fino a dare un senso autonomo e "fittizio" della realtà, con un rapporto strategico tra informazione simbolica e ideologia sistemica. L'individualismo conduce ad un doppio codice sull'efficienza, uno più ampio centrato sull'ego privato l'altro molto minore sulla cooperazione pubblica, con la conseguente necessità di mantenere un concetto di giustizia sociale quale collante della cooperazione al fine della sostenibilità della struttura sociale nel tempo.
Lo sviluppo delle moderne società organizzazionali porta alla disintegrazione dell'ordine sociale nelle società tradizionali, con una notevole frammentazione (Durkheim), nasce la necessità di una ricomposizione dell'unità sociale mediante l'uso di mezzi istituzionali, così da creare una comune base culturale di simboli, ideologie, linguaggi e miti, atta ad integrare e controllare. La società, come una qualsiasi organizzazione, è quello che appare culturalmente (Smircich), è la sua forma espressiva, quello che Schein definisce come la trasmissione culturale del modo migliore di percepire, pensare e sentire in relazione ai problemi di adattamento esterno e di integrazione interna. In questa condivisione di valori il fondamento comune è costituito dal sistema di norme, così che i fattori che si trovano alla base della formazione normativa risultano essere uno tra i più importanti processi elementari che costituiscono l'universalità della "governance" del sistema. E' stato già osservato che la normativa non è che una esternalità della scala di valori su cui poggia il sistema organizzativo, dal quale ne conseguono le aspettative reciproche, ne derivano ordine e prevedibilità nel sistema secondo le logiche che lo costituiscono, la cui accettazione è anche una accettazione di valori, di riferimenti essenziali per l'interpretazione del contesto con una riduzione dell'ansia derivante dall'insicurezza comportamentale.
La normativa d'altronde dovrebbe definire gli scopi del gruppo quale sottosistema all'interno di un sistema di livello superiore, tutto questo comporta un possibile cortocircuito nell'ipotesi in cui la normativa non combacia con i principi di efficienza economica portanti dell'attuale sistema sociale. Il contrasto tra normativa ed efficienza economica delegittima di fatto la normativa che resta un "disvalore formale", in un evidente conflitto culturale. La necessità di un continuo adeguarsi della normativa all'efficienza economica, può tuttavia condurre ad una tensione con l'altro paradigma moderno integrativo della giustizia sociale. Si deve considerare che l'inefficienza normativa in termini di efficienza economica si risolve nell'accettazione di un maggiore rischio sulla violazione normativa da parte del singolo operatore, in un rapporto tra eventuale sanzione e utile derivante dalla violazione, tenuto conto della percezione collettiva dell'efficienza dell'apparato sanzionatorio. La norma ne perde in autorevolezza, resta l'autorità derivante dalla possibile sanzione più che dalla fonte, se la sanzione è credibile, ma la scissione avvenuta tra l'autorevolezza derivante dalla legittimazione socio/economica e l'autorità verrà progressivamente a risalire l'organizzazione attraverso i livelli gerarchici, considerando che la stessa non è mai impermeabile alle sollecitazioni del contesto in cui agisce.
Bibliografia
· C. Galletto - G. Galletto L. Panero, La fatica di vivere. Cause e rimedi. Ed. San Paolo, 2011; · G. Bonazzi, Storia del pensiero organizzativo, Franco Angeli, 2013; · E. Rutigliano, Teorie sociologiche classiche. Comte, Marx, Durkheim, Simmel, Weber, Pareto, Parsons, Bollati Boringhieri, 2015; · E. H. Schein, Le forme dell'aiuto, Cortina Raffaello, 2010; · M. A. Toscano, Trittico sulla guerra. Durkheim, Weber, Pareto, Laterzo, 1996; · M. Wolf, Teorie delle comunicazioni di massa, Bompiani, 1990.
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Profilo autore
(Sergio Benedetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 28/04/2025