Prof. Sergio Sabetta
Logica giuridica Sergio Sabetta
"La libertà arriva fin dove arriva la sensibilità dell'artista. Si può ben capire allora com'è importante educarla"
(W. Kandinsky Lo spirituale nell'arte, 79, SE S.r.l., 2005)
Introduzione
Logica
A) Logica del linguaggio giuridico:
Da Wittgenstein ad Austin;
La logica giuridica dell'Io nei sistemi sociali.
B) La complessità tra ordine e caos:
Omeostasi, catastrofe e autorganizzazione;
Il sistema giuridico quale attrattore.
Bibliografia Introduzione
Vi è la necessità di inserire la "scienza giuridica" nel più vasto rapporto delle dinamiche sociali, superando il puro aspetto autoreferenziale e sociologico nonché l'esclusivo rapporto che talvolta si vuole creare con l'economia, vi è infatti una dinamica della complessit à di cui la scienza giuridica ne è la normazione sociale, la rete è più complessa di quello che si vuole e si tende a credere. Se lo schema della vita è uno schema a rete vi è un intrecciarsi di relazioni tra i membri, il crescere della cui complessità è favorito da anelli di retroazione interdipendenti il cui intreccio viene ad oscurare completamente le fonti originarie; le diversità possono costituire vantaggi strategici solo se non vi è alla base una frammentazione sociale, per cui al posto di una sostenibile fluttuazione vi è un collasso del sistema. Questo pericolo sussiste anche nell'ipotesi del raggiungimento dei limiti di tolleranza del sistema in cui viene meno la possibilità di una compensazione, ecco sorgere la necessità di una corrispondente strategia per la risoluzione dei conflitti al fine di aumentare la flessibilità del sistema e quindi la sua tollerabilità agli inevitabili stress (Capra). La crescita della complessità di un sistema segue la classica curva a S, solo nella parte centrale si crea una "finestra di prevedibilità" nella quale si può prevedere il futuro con una sufficiente esattezza, con il decrescere della curva aumenta l'imprevedibilità a causa della combinazione di numerosi fattori interni o esterni e il sistema può esaurirsi in una regressione o al contrario entrare in un periodo caotico da cui uscire con una nuova autorganizzazione, queste "sacche di prevedibilità" vengono a crearsi all'interno di un qualsiasi sistema estremamente complesso tuttavia la prevedibilità può essere solo a breve termine in questo aiutati dalla ciclicità dei fenomeni nei periodi di omeostasi globale del sistema (Gandolfi). Vi è quindi la necessità di un ripensamento filosofico sulla realtà che comprenda anche la formazione della stessa, superando non solo il tecnicismo proprio individuato e ben descritto da Weber che lo divide dalle altre parti del sistema, ma anche la contrapposizione tra psicologia individuale e sociologia che viene a impedirne una più ampia comprensione della sua dinamica nella realtà sociale. Per Weber la specializzazione e l'istruzione professionale di carattere razionale può trasformarsi in una "macchina inanimata", ossia in uno "spirito rappreso" che può produrre servitù, così che la superiorità tecnica viene a contrapporsi alla libertà individuale (Rossi), si ha quindi un comportamento ordinato che può trasformarsi nella stasi e quindi nel congelamento dell'azione, ma il pensiero pur tuttavia corre e dall'implosione si creerà l'instabilità che da una singola fluttuazione porterà all'esplosione caotica da cui rideterminare il comportamento periodico necessario alla complessità sociale umana. E' stato osservato che il pensiero filosofico si è finora limitato ad una linearità propria della realtà più semplice precedente al sistema industriale, viene quindi a mancare la logica e le strutture mentali necessarie per sistemi più articolati e complessi (Oliverio), tanto che lo psicologo De Bono ha parlato di Parallel Thinking contrapposto al precedente Linear Thinking di origine classica, nel quale l'analisi procede in parallelo e non sillogisticamente secondo catene logiche. D'altronde gli stessi errori possiedono un valore evolutivo, in quanto se diminuisce la loro accettabilità nel breve periodo secondo una visione lineare di sistema, divengono una risorsa nei momenti di crisi in cui la loro tollerabilità se da una parte diminuisce per la sostenibilità del sistema, dall'altra diventa una opportunità per la soluzione di problemi e il salto di fase necessario nella nuova autorganizzazione (Von Weizsacker), divenendo in tal modo il serbatoio della creatività nell'imprevedibilità ambientale (De Bono). La logica del pensiero sistemico è già entrata nella teoria aziendalistica con il Systems Engineering, metodica empirica per risolvere problemi complessi, tuttavia è stata osservata una sua scarsa diffusione pratica presso i vari livelli e snodi della rete aziendale per non dire di quella economica, la visione è sempre quella di un optimum locale se non a breve termine (Gandolfi), noi confondiamo sistemi "complicati" con sistemi "complessi" sebbene l'incapacità di governarli con sufficiente sicurezza ci mostra attraverso le sempre più frequenti cicliche biforcazioni catastrofiche i limiti di un ragionamento permanente settoriale e lineare di cui il diritto attraverso la formazione ne è ampia parte, vi è quindi l'urgente necessità di superare la distinzione fra le scienze naturali e le scienze sociali e umanistiche (Prigogine-Làszlò). Làszlò osserva che le nostre decisioni sono un misto inestricabile tra scale di valori e calcolo intuitivo delle probabilità tanto che le stesse non sono altro che un risultato finale solo parzialmente razionale, d'altronde il nostro passato vive in noi come una ricostruzione della nostra coscienza attuale la quale è a sua volta il prodotto di eventi passati secondo un processa circolare, quindi la stessa linearità è a breve mentre il sistema nel tempo è a feedback. La logica della nostra razionalità è quindi di per se stessa probabilistica, dovendo in essa inserire sia il caso che le nostre limitate capacità elaborative e le distorsioni di immagini che nel tempo noi stessi elaboriamo, come ci ricorda Godel esistono vari concetti particolari di razionalità facenti parte della nostra complessa quasi-razionalità, in quanto l'etica pone una semplificazione di origine biologica alle complesse relazioni umane limitando la competizione estrema distruttiva del tessuto sociale a favore di una più efficace collaborazione, il diritto inserendosi nella crescente complessità sociale dovrebbe favorirne l'omeostasi tra comportamento eccessivamente ordinato e quindi congelante e comportamento creativo nel quale vi è l'impossibilità organizzativa. Per raggiungere questo fine la struttura dello stesso è una struttura a rete alla quale l'interpretazione collega i nodi concettuali dispositivi (Hengel), questa rete normativa è tuttavia a sua volta calata in una rete di relazioni sociali che deve potere favorire nella crescita, stabilizzandone al contempo la sostenibilità al fine di evitare gli estremi della disintegrazione o della implosione nella stasi, entrambi corrispondenti al concetto di morte organizzativa, tale visione viene a modificare i paradigmi su cui si fonda la visione settoriale dell'universo normativo (Kuhn). La rete normativa nel suo rapporto con il tessuto sociale e le organizzazioni, che lo costituiscono, nonché con gli Ego che ne formano il mosaico, può essere valutata sotto i due aspetti dell'efficienza e dell'efficacia, ossia della capacità di essere mezzo di trasmissione e facilitatore nella produzione di risorse fisiche e intellettuali, ma anche capace di temperare le fibrillazioni del sistema adattandole al modificarsi del contesto. Il modificarsi dei sistemi attraverso il loro interagire fa sì che le regolarità presenti nei sistemi umani possono facilmente trasformarsi in irregolarità di soglia, in cui si manifestano le necessità di scelte le cui biforcazioni vengono a modificare le stesse strutture e regole che le costituiscono, d'altronde tutti i modelli logici con cui attualmente si rappresenta il mondo ne appaiono come rappresentazioni imperfette, dove l'intrecciarsi di esperienze e conoscenze con il metodo della prevedibilità analitica ottiene risultati imprevisti tanto da indurre a passare dalla prevedibilità alla possibilità nel lungo periodo. Osserva Feyerabend che gli apparati concettuali emergono lentamente da situazioni impreviste e talvolta irrilevanti e solo successivamente si trasformano in teorie, fino a fare dimenticare o considerare superate le osservazioni e i problemi anteriori, questo si inserisce nell'attesa dell'evento che l'osservatore crea nel momento in cui viene rilevato il problema secondo il modello popperiano, se ne deduce che la logica giuridica si inserisce in una causalità negata in quanto contraria alla successiva necessaria tecnicità. D'altronde vi è uno scollamento anche tra il meccanismo causale proprio dell'io giuridico e la rilevanza statistica del sistema normativo, le relazioni causali proprio per la complessità dei rapporti umani non si possono correlare integralmente al sistema normativo in termini statistici (Salmon ), questo impone da una parte una correzione con l'introduzione di una forzatura interpretativa dall'altro una semplificazione mediante attrattori che si possono individuare nelle corti supreme. Logica
A ) Logica del linguaggio giuridico :
Da Wittgenstein ad Austin
L'analisi del linguaggio avviene o in termini linguistici, quale effettivo uso dello stesso, o in termini epistemologici, nel quale prevale la logica di tipo matematico, attualmente anche a seguito dello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale si tende ad estendere i sistemi formali logico - matematici al linguaggio naturale (Tarca), tuttavia quello che costituisce la linguistica non sono le singole parole bensì il loro intrecciarsi in un sistema che forma una struttura, questo significa che il valore dei singoli termini è dato dalle "relazioni differenziali" (distinzioni/opposizioni) che si vengono a creare nella struttura tra i termini stessi, come accade nei pezzi sulla scacchiera, in questa visione quello che acquista rilevanza non sono i rapporti con i fattori esterni ma le relazioni interne tra le parole ( De Saussure). Il primo Wittgenstein si pone alla ricerca della costruzione di un linguaggio logico filosofico così perfetto e universale da potere ricomprendere in esso ogni espressione linguistica significante, questo lo conduce alla riducibilità di ogni proposizione a proposizioni elementari di base il cui binomio vero/falso dipende dal loro concordare con le realtà di fatto a cui si riferiscono, ossia quale raffigurazione logica della realtà. La verità quindi non può essere stabilita a priori ma è un risultato esperienziale, un confronto con la realtà esterna, solo una volta che siano determinate le verità o falsità delle proposizioni elementari si avranno proposizioni complesse, la cui verità o falsità non sono altro che funzione delle verità o falsità delle proposizioni elementari, vi è quindi la necessità del confronto con l'esperienza al fine di passare attraverso la prova del rischio della falsificazione se non si vuole cadere in espressioni tautologiche prive di senso in quanto espressioni di pura logica. Vi è pertanto la necessità di una chiarificazione delle proposizioni scientifiche per evitare l'autoriferimento quale causa di fraintendimenti e paradossi linguistici, questo viene a costituire tuttavia un limite al linguaggio non potendo questi parlare della sua essenza coincidendo essa con l'essenza della realtà, quale raffigurazione di questa, dunque vi è l'impossibilità per il linguaggio di parlare della forma logica non potendo astrarsi dalla stessa forma della realtà, uscendone e adottando una diversa forma di raffigurazione (Tarca ). L'entusiasmo per l'impostazione di una tale analisi del linguaggio, tanto da indurre Carnap ad affermare il superamento definitivo della metafisica attraverso l'analisi logica del linguaggio e non con una dimostrazione di falsità che ne presuppone comunque la sensatezza, induce i neopositivisti del Circolo di Vienna a sostenere l'impossibilità di una verità assoluta a priori essendo le verità possibili solo a posteriori, quale conseguenza di una verifica basata sull'esperienza in termini scientifici, le verità derivanti da proposizioni analitiche non dipendenti dall'esperienza, ossia la logica e la matematica, non sono di per se stesse conoscitive di qualche realtà se non in rapporto con le proposizioni sintetiche. Vi è tuttavia un equivoco di fondo, in quanto per Wittgenstein l'impossibilità del linguaggio scientifico di esprimere una verità assoluta è vissuto come una limitazione della vita etica, mentre per gli aderenti al Circolo è una valorizzazione assoluta del sapere scientifico. Le difficoltà sorgono nel momento dell'individuazione dei contenuti delle proposizioni elementari individuate nel sistema esposto nel Tractatus di cui Wittgenstein ne postula esclusivamente l'esistenza, vi è di fatto una difficoltà nell'individuare le proposizioni proprie dell'esperienza immediata, tanto da indurre Neurath a sostenere la necessità della compatibilità della proposizione con l'insieme delle altre proposizioni linguistiche, quotidiane o scientifiche che siano, e non con una realtà extralinguistica ( fisicalismo), questo induce Carnap a correggere la sua impostazione fondata sui dati vissuti immediati senza rinunciare al criterio della oggettiva controllabilità empirica, al fine di evitare che la coerenza interna al sistema linguistico si trasformi in una verità autoreferenziale. L'accettazione degli aspetti convenzionali legati all'extralinguistico fa sì che si rinunci all'intoccabilità delle proposizioni, fino ad arrivare all'affermazione che la scelta di un dato linguaggio è esclusivamente una questione pratica e non una verità teoretica, si ha pertanto una semplice proposta (Carnap), non più una sola logica ma tante possibili logiche quante sono le convenzionalità linguistiche, in questo sostenuto da Reichenbech con la sua natura probabilistica di ogni conoscenza, nasce il principio di tolleranza per cui è sufficiente chiarire esplicitamente le regole poste alla base della sintassi nella sua dimensione segnico-formale, la convenzione subentra alla logica matematica (Carnap). Un ulteriore passo verso il respingimento di una visione riduzionistica propria dei neopositivisti è effettuata da Quine che afferma una concezione olistica della scienza, come sistema complesso solo il quale nel suo insieme può essere sottoposto al vaglio dell'esperienza, consegue che non può essere considerata una proposizione isolatamente venendo questa a perdere i significati rigidi a favore di una soggettivizzazione per gradi tra gli enunciati. Si hanno, perciò, teorie tra loro logicamente incompatibili ma tuttavia compatibili con le osservazioni empiriche, evidenze comportamentali da cui derivano interpretazioni rivali e la personalizzazione del sistema di coordinate concettuali. Il significato di una espressione comporta sempre l'associazione di una qualche informazione comune da parte dei due soggetti interessati alla comunicazione, condizione necessaria per l'esatta interpretazione della parola, vi sono quindi due fenomeni l'uno di identità informativa, l'altro dei contesti opachi, questo induce Frenge a concludere che nel significato dell'espressione linguistica oltre alla "denotazione", ossia il riferimento, deve esservi il "senso", cioè il riferimento descrittivo ad una caratteristica identificante. Il contesto opaco risulta essere formato da quelli enunciati in cui viene meno la possibilità della sostituzione di un'espressione con un'altra senza che si modifichi il valore di verità dell'enunciato stesso, tipici casi sono gli atteggiamenti proposizionali, ossia le credenze e supposizioni del soggetto, o gli enunciati modali nella quale le espressioni di possibilità inducono alla problematicità per una semantica referenziale (Barbero Andina). Nella ricerca di individuare rigorosamente una semantica intenzionale Carnap introduce la nozione di "descrizione di stato", ossia una descrizione completa nel linguaggio in esame di un mondo possibile, in altri termini del modo in cui potrebbero andare le cose, l'ipotesi sostenuta è che l'uguaglianza intenzionale fra due espressioni si ha quando vi è la medesima estensione fra tutti i modi possibili, il fallimento del principio di sostituibilità avviene con riferimento al variare delle situazioni possibili, ossia dall'intensione, pertanto si può considerare la normazione come la costruzione di un mondo possibile, ma solo dalla sua attuazione tra le varie situazioni possibili conduce alla scelta e quindi definizione degli enunciati tra i possibili mondi. Queste difficoltà inducono Wittgenstein a riconsiderare le assunzioni di base del Tractatus e in particolare che tutte le proposizioni siano riducibili a proposizioni elementari, che vi siano significati fissi per ogni espressione linguistica e, infine, che il linguaggio ridotto a proposizioni elementari vere o false rappresenti la realtà, vi è, pertanto, un rifarsi alla natura pragmatica del linguaggio che induce il logico a considerare il linguaggio quale funzionale all'uso, variabile secondo il contesto d'uso, senza fissità, circostanza che nell'evidenziare il mutarsi secondo possibili illimitate combinazioni pari alle varie forme istituzionali e culturali create nella sua evoluzione storica dall'uomo, ne impedisce l'inquadramento a priori secondo schemi formali onnicomprensivi. L'impossibilità di una logica del linguaggio definitiva apre le possibilità ad una descrizione degli usi effettivi del linguaggio stesso ma anche ad una sua relativizzazione secondo aspetti storico-antropologici, si ha quindi uno spostamento dal problema della verità a quello del significato, senza per questo negare gli aspetti fissi e rigidi del linguaggio se non considerati all'interno delle varie prassi umane che si costituiscono nell'evoluzione storica, si ha perciò una descrizione dell'uso della parola indipendentemente dalle teorie in cui il linguaggio non è in grado di esprimere una "logica" che lo contenga (Marconi). La verità varia al variare dei contesti in cui l'evento e l'espressione a cui si riferisce viene a calarsi, viene meno la relazione fissa tra il valore di verità e l'enunciato-tipo si ha quindi una variabilità intorno alla specificità dell'enunciato, vi è pertanto quello che Recanati descrive come un "arricchimento libero" dell'enunciato letterale tanto da definire il linguaggio naturale come "radicalmente sensibile" al contesto, le condizioni di verità sono quindi sotto determinate alle caratteristiche formali degli enunciati. Nei "letteralisti" viene al contrario sottolineata l'importanza delle intenzioni comunicative individuabili dalle più svariate informazioni contestuali e inferenziali che si integrano al significato letterale, si avranno quindi proposizioni minimali quali nuclei più piccoli vero condizionali degli enunciati, non si avranno pertanto diverse condizioni di verità degli enunciati ma bensì diverse rilevanti condizioni di asseribilità per i vari soggetti nel contesto, così da considerare pertinenti alle condizioni di verità dell'enunciato solo alcune delle possibili situazioni (minimalismo semantico). Viene pertanto negata la possibilità di fissare "criteri" nella determinazione del vero o falso secondo una concezione verificazionista (Borg), secondo cui ad una decodifica delle proprietà formali dell'enunciato segue un processo pragmatico di primo livello nel quale vi è una determinazione letterale dell'enunciato nel contesto, a cui segue un secondo livello nel quale si supera l'aspetto letterale attraverso processi inferenziali per scendere nel contenuto effettivamente comunicato. Il linguaggio non descrive solo la realtà (enunciati constativi ) ma anche le azioni che si compiono o che si intende compiere denominati come enunciati "performativi", Austin sottolinea che in quest'ultima ipotesi non si avrà una distinzione fra vero o falso bensì tra riusciti o non riusciti, così che l'enunciato avrà in sé sia un contenuto descrittivo che una componente performativa, tuttavia deve esservi una volontà che Grice chiama "principio di cooperazione", la quale permetta di trasmettere le "implicature conversazionali" attraverso cui si passa dal significato letterale al contenuto, un processo interpretativo analogo a quello che si segue per rilevare gli scopi che gli altri perseguono con le loro azioni, dai "contestualisti" individuato come la ricerca della conoscenza del significato enunciativo, ossia le condizioni di verità (Barbero Caputo Andina).
La logica giuridica dell'Io nei sistemi sociali
La concezione totalitaria dello storicismo conduce a società chiuse fondate su norme immodificabili, come in Platone ed Hegel, la realtà è al contrario per Popper una società aperta che sola consente un rapporto dinamico e al contempo possibile tra giustizia e libertà, vi è una predizione controllabile dell'evoluzione tecnologica e sociale senza la pretesa di fondare una società su leggi necessarie secondo visioni profetiche. Non vi sono logiche nel contesto delle scoperte delle leggi ma lo sviluppo scaturisce quale soluzione al presentarsi di un problema, a cui si tenta di dare soluzioni con lo sviluppo di teorie che sono corrette mediante discussione critica, il che conduce ad un ulteriore ciclo nel quale l'esperienza conferma o confuta le varie teorie, in un'applicazione estrema si giunge ad affermare che la scelta delle stesse avviene prevalentemente su basi psicologiche, storico-sociali e ideologiche (Tarca). Tuttavia, osserva Feyerabend che qualsiasi tentativo di definire una metodologia scientifica fondata su norme rigide viene a perdersi in un anarchismo metodologico dovuto alla ricerca che presuppone una violazione voluta di un qualsiasi metodo assoluto, ne consegue l'impossibilità di un confronto fra teorie se non fondate su un comune sistema concettuale a cui riferirsi, vi è quindi l'impossibilità nell'approccio conoscitivo della realtà nel suo insieme di definire un preciso confine tra sistema scientifico ed altre forme conoscitive, nel dissolvimento delle opposte rigidità si riconduce il tutto in dimensioni razionali. Le idee nel perpetuarsi biologicamente tendono a fondersi e ricombinarsi, in questo devono necessariamente operare sia sul livello mentale che in quello realizzazionale, quest'ultimo valore è direttamente proporzionale alla loro capacità di modificare i comportamenti individuali e sociali, circostanza che impone di considerare il potere di penetrazione delle idee, come afferma Monod violare una legge non vuol dire automaticamente negarne l'esistenza o la sua validità collettiva se valida per la coesione e la sopravvivenza del gruppo, in questo vi è la necessità di una spiegazione e accettazione "mitica" della fonte della legge, una sacralità laica se fondata sulla razionalità scientifica e sui sistemi di pensiero (Monod). Il progressivo accumulo delle conoscenze porta inesorabilmente al superamento del paradigma dogmatico accettato acriticamente, fino a che il crescere delle anomalie e degli insuccessi introduce ad una fase rivoluzionaria e straordinaria (Kulm), viene così a perdersi parte della razionalità metodologica popperiana a favore di uno sviluppo attraverso rotture epistemologiche (Bachelard), dove si perde parte del pregiudizio razionalistico fondato su pure regole logico-formali a favore di forti condizionamenti di natura psico-sociologici, con il recupero di conoscenze non esclusivamente logico-matematiche. Secondo il "paradigma dominante" (Russell, Wittgenstein, Carnap) il significato di un enunciato è identificato con le sue condizioni di verità (Tractatus Logico-Philosophicus), mentre il significato di un'espressione complessa è il prodotto, secondo il "principio di composizionalità" di Frege, delle espressioni costituenti secondo una struttura sintattica, infine viene respinto l'aspetto psicologico come irrilevante nella determinazione del significato (antimentalismo) in quanto solo significati oggettivi possono permettere la comunicazione, a questi elementi Frege aggiunge il "senso" quale mediatore tra parola e riferimento, ma proprio il "senso" introduce il "valore culturale" e nel valore si coniugano cultura sociale e psicologia individuale reintroducendo successivamente quello che era stato negato in una prima fase. Anche accogliendo la tesi antimentalista non può negarsi che il contenuto semantico delle espressioni, così come dei relativi stati mentali è determinato dalla natura delle cose nella comunità a cui ci si riferisce e non dalle semplici informazioni trasmesse dal linguaggio che ruotano e precisano sulle stesse, tanto che Putman parla di "stereotipo" dell'espressione all'interno di una data comunità linguistica, la complessità che il sistema sociale e tecnologico impone nella sua evoluzione fa sì che avvenga quello che Putnam chiama "divisione sociale del lavoro linguistico" con la formazione di isole linguistiche di specialisti, circostanza che induce il soggetto non esperto a "delegare" all'autorità degli esperti i quali acquistano per tale via un proprio potere autonomo di gruppo all'interno del sistema sociale, Kaplan sottolinea, accentuando l'attenzione sul contesto, che è il contesto stesso partendo dalla regola a determinare il contenuto dell'espressione, come Burge avverte che sono gli esperti all'interno di una data comunità a determinare nelle modalità di uso di un determinato termine il contenuto di molte espressioni. Se è il contesto a intervenire sulla regola per determinare il contenuto dell'espressione, si evidenzia chiaramente la stretta relazione con la percezione, che nel costituire l'interfaccia con il linguaggio e il sistema motorio diventa base dei processi di elaborazione e di costruzione del "mondo", d'altronde ogni termine acquista una valenza doppia, tecnica propria della disciplina considerata e culturale della comunità (Putnam). Chomsky afferma esistere nell'uomo regole insite di forma e di significato che fanno pensare all'esistenza di una Grammatica Universale, occorre tuttavia distinguere tra queste e la loro coniugazione secondo una pressione ambientale che provoca un processo selettivo evoluzionistico tra gruppi linguistici in concorrenza (Dretske), non si può tuttavia sostituire integralmente la psiche individuale con la significazione della propria storia dalla norma, circostanza che impone un'ulteriore sfumatura interpretativa all'espressione, il modello del dato oggettivo proprio dei modelli statistici e quantitativi attraverso cui controllare l'individuo riacquista senso e valore individuale (Lacan), l'individuo riafferma il proprio essere linguistico nonostante gli enunciati vengano espressi mediante linguaggi formali essendo in essi possibili dei linguaggi infinitari. L'essere umano possiede oltre che alla percezione del mondo attuale la "concepibilità" dei mondi possibili in cui vi è l'immaginabile e il pensabile, sebbene vi siano vincoli a queste due funzioni tanto da indurre Chalmers a introdurre una definizione ristretta di concepibilità per cui è concepibile solo quello che non può essere escluso a priori, la sola circostanza della possibilità di una concepibilità di un possibile mondo impone la necessaria formulazione delle relative espressioni che ne normano la descrizione, il parametro di verità, come nel diritto, è individuato nella "sostenibilità". Se nella logica tradizionale vi è prima una operazione di astrazione dall'esperienza dei concetti e solo dalla loro unione e separazione ne nascono di nuovi, che posti in relazione fra loro attraverso il ragionamento comporrebbero i giudizi, Frege capovolge la successione ed afferma che al contrario è dai giudizi che traiamo i concetti (tesi della priorità dei giudizi sui concetti), ragionamento che si proietta sul principio fregeano di "estrazione delle funzioni" il cui concetto acquista un valore linguistico accanto al precedente valore numerico del calcolo infinitesimale diventando nell'espressione un "valore di verità", si avrà che le funzioni con un argomento corrisponderanno a singoli concetti mentre le funzioni con più argomenti daranno luogo alle relazioni. In questo Frege distingue fra gli assiomi e le regole, mentre i primi sono punti di partenza o asserti logici, le regole sono strategie inferenziali, acquistano rilevanza nel discorso i "connettivi", ossia gli "o" disgiuntivi (VEL) e alternativi (AUT) e gli "e" congiunti (AND), accanto ai "quantificatori" i quali nella loro distribuzione creano un ordine nel quale se il quantificatore universale precede il quantificatore particolare si ha una interpretazione che viene a cambiare invertendone la distribuzione, in altri termini il quantificatore che precede regola l'ampiezza dell'azione, si ha quindi la possibilità di funzioni di secondo livello che hanno per argomento le funzioni di primo livello e come valori, valori di verità, in questa ipotesi non si ha più una descrizione dell'oggetto bensì sul concetto. La logica normativa fondata sul fare o non fare secondo una estensione "connettiva", riacquista nell'applicazione, ossia nel suo calarsi contestuale, una dimensione sociologica e quindi sfumata, l'interpretazione agisce sul discorso secondo logiche fuzzy, si ha in tal modo il feedback con la formazione della norma all'interno delle dinamiche degli interessi dei gruppi prima che venga esplicata in termini legislativi o regolamentari, con uno sfilacciamento progressivo favorito dal sovrapporsi normativo. Dobbiamo considerare che vi è una doppia influenza tra il modo di pensare e il modo di parlare, come al contrario tra il modo di parlare e quello di pensare, è stato dimostrato che la lingua genera i processi mentali così che si crea una connessione diretta tra modalità linguistiche e schemi mentali, sì che eventuali cambiamenti procedono abbinati nel riorganizzare nuove concezioni del mondo al fine di riadattarsi ad ambienti mutevoli e a nuovi obiettivi (Boroditsky).
B ) La complessità tra ordine e caos :
Omeostasi, catastrofe e autorganizzazione
Nei sistemi complessi vi è la capacità di mantenere relativamente stabile l'ambiente in cui operano, ogni perturbazione dell'omeostasi viene rapidamente riassorbita attraverso feedback negativi ma questo equilibrio ha una sua durata limitata nel tempo più o meno lungo, finché o una evoluzione spontanea o perturbazioni esterne eccessivamente intense portano ad una instabilità tale per cui un minimo evento induce il sistema al caos, in una competizione fra la stabilizzazione della comunicazione e l'instabilità delle fluttuazioni (Prigogine). La complessità è data dall'alto numero degli elementi, dalle loro interazioni non lineari, dal modularsi degli effetti nel tempo e dalla presenza di feedback negativi o positivi, la struttura a rete che ne deriva risulta essere un sistema aperto all'ambiente circostante, dinamico, innovativo e creativo, con sensibilità differenziata tra le varie parti del sistema e per questo imprevedibile; queste caratteristiche portano a comportamenti spesso discontinui, con autonomia parziale degli elementi che lo compongono e fenomeni di autorganizzazione non del tutto controllabili col crescere del tempo, nonostante un sistema inscatolato in livelli successivi, tutto questo può condurre alla presenza di paradossi in cui coesistono nello stesso momento e nello stesso sistema in punti diversi gli opposti (Gandolfi). All'aumentare della fragilità strutturale del sistema in rapporto con il crescere delle sue dimensioni si può rispondere o aumentando il controllo gerarchico o al contrario alleggerendo le interconnessioni tra sottosistemi e sfruttando i sempre possibili errori quali fonti di conoscenza, bisogna distinguere tra sistemi complessi o più semplicemente complicati, mentre nel sistema complicato conosciamo tutti gli elementi del sistema e le relazioni che li legano nella complessità vi è l'impossibilità di una conoscenza sistematica completa, ne deriva una imprevedibilità nel lungo periodo in quanto la conoscenza derivante dall'esperienza si esaurisce nel breve/medio termine nel periodo di omeostasi e addirittura si risolve in illusione nei periodi di passaggio dalla complessità alla caoticità. Se nei sistemi complicati vi è un'alta prevedibilità comportamentale con relazioni lineari tra elementi solitamente semplici, circostanze che determinano alta controllabilità, bassa flessibilità e staticità, nei sistemi complessi al contrario i processi risultano connessi in parallelo e non seriali con relazioni non lineari tra elementi essi stessi complessi, vi è conseguentemente una bassa prevedibilità e controllabilità ma al contempo una forte flessibilità e dinamicità (Gandolfi), in questo contesto il sistema normativo individuato quale sistema di per sé complicato si trasforma attraverso l'interazione con le forze sociali instabili costituenti la società complessa in un sistema a sua volta complesso, in quanto progressivamente incontrollabile, autonomamente dinamico con progressiva perdita della prevedibilità i cui elementi risultano riprodurre se stessi in una infinita espansione, si riduce la sua capacità di stabilizzazione. Il sistema giuridico è un ordinatore che deve impedire la diffusa staticità dell'eccesso dello stato ordinato che comporta di fatto la morte evolutiva del sistema e al contempo lo stato caotico dell'impossibilità organizzativa, esso in altri termini è colui che tra questi opposti termini deve agire sul margine del caos facilitando l'utilizzo da parte sociale della stabilità e flessibilità proprie di ciascuno dei due stati precedenti, la base culturale su cui è imperniato lo può deviare verso l'irrigidimento o l'eccessiva complessità tale da favorire lo slittamento verso la caoticità, si ha quindi una riduzione della resistenza e della flessibilità del sistema che viene sottoposto a continue riorganizzazioni riducendo così l'ambito reale del comportamento complesso, il diritto viene a perdere in tal modo la funzione di parametro di controllo del sistema. Ogni sistema è qualcosa di organico la cui globalità fa sì che togliendone una parte se ne modifica la funzionalità, la totalità è quindi differente dalle singole parti fornita di una propria capacità di apprendimento e riorganizzazione adattiva, essendo aperto, immerso nell'ambiente da questi vi è un flusso di informazioni ed energetico che ne impedisce l'entropia solo il prosciugarsi dell'ambiente in cui è immerso lo porta al "disordine" verso un progressivo pauperismo e staticità. L'imprevedibilità di un sistema complesso nel medio/lungo periodo è frutto della sua linearità dovuta ai feedback, che nel creare la circolarità nel sistema impedisce non solo un rapporto diretto tra input e output ma anche l'individuazione di un punto di partenza previsionale del sistema (Gleick), nella sua autoreferenzialità a seguito della mancata correlazione temporale diretta si vengono così a creare tempi di reazione diversi a seconda degli effetti e del punto considerato nel sistema. Sia nel sistema complesso che negli stati caotici si creano degli attrattori i quali nel loro oscillare tenderanno a stabilizzare in termini ciclici, puntiformi o "strani", interagendo fra loro, i feedback su cui si fondano i sistemi possono condurre a una retroazione di rafforzamento tale da creare instabilità e attraverso nuovi attrattori nuove forme di ordine quale autorganizzazione (Capra), tanto che Maturana parla di processo identico a quello cognitivo in cui vi è l'autopoiesi, ossia la "produzione di sé", dobbiamo considerare che sono le reti auto poietiche a creare un confine alla rete entro cui operare e in tal modo definiscono il sistema quale unità. Mentre nei sistemi lineari piccoli cambiamenti producono effetti limitati e solo la loro somma può dare luogo a grossi cambiamenti, nei sistemi non lineari viene meno questo rapporto diretto a causa della retroazione di auto rafforzamento, la quale nel successivo ripetersi viene ad amplificare ripetutamente lo scostamento iniziale, fino all'eventuale catastrofe. Questa connessione non lineare è una delle caratteristiche dell'autorganizzazione che permette di tenere un sistema lontano dall'equilibrio, il dinamismo che si crea viene ad essere imprevedibile e fortuito nel lungo periodo ma è proprio questo aspetto che permette la nascita di nuove strutture e modelli di comportamento attraverso cui si manifestano nel reale le nuove organizzazioni e gli schemi qualitativi che le sorreggono (Capra). Nel pensiero sistematico vi è il trasferimento dell'attenzione dal singolo particolare alle relazioni di insieme dove nascono i nuovi modelli comportamentali, questo comporta che l'attenzione debba espandersi non solo alle relazioni orizzontali ma anche a quelle in senso verticale, ossia alla gerarchia, in questo le parti del tutto perdono parte del proprio significato intrinseco ed acquistano un significato estrinseco, ecco l'importanza della gerarchia nell'organizzazione quale coordinamento armonioso, dobbiamo considerare che ogni livello gerarchico aumenta esponenzialmente le possibilità combinatorie e quindi creative (Gandolfi), riducendo al contempo la libertà teorica degli elementi asserviti (Haken), da cui Morin osserva che le qualità emergenti nel sociale dalle organizzazioni complesse non possono essere dedotte logicamente. In una dinamica globale di sistema si possono ignorare le dinamiche interne ai singoli elementi che le compongono, in quanto acquistano maggiore importanza le relazioni fra gli elementi del sistema che la natura degli stessi elementi (Haken), la gerarchia nel costituire livelli sovrapposti permette il sorgere dell'autorganizzazione, ossia il superamento della soglia critica della complessità da cui scaturiscono nuove strutture e relazioni che nel coordinare armonicamente in una nuova organizzazione gli elementi del sistema permettono il sorgere di nuove proprietà, si ha quindi il superamento della natura dei singoli elementi in favore delle tipologie di relazioni fra gli elementi (Haken), così che nel sociale le qualità non sono che il risultato diretto della storia relazionale. La semplificazione è il risultato del nuovo processo evolutivo della complessità, una visione olistica che verrà progressivamente a frantumarsi nel tempo in una serie di biforcazioni decisionali, questa complessità è frutto del reiterarsi seriale di semplici regole che interagendo fra loro creano una "intelligenza globale" superiore (Prigogine). Come il ripetersi delle scelte nelle biforcazioni porta inesorabilmente prima alla complessità e successivamente ad uno stato di caoticità, altrettanto inesorabilmente si presenteranno degli attrattori che rimoduleranno i sistemi in progressiva disgregazione, ma quello che sorprende è che alla radice di tali sistemi complessi vi sono regole semplici ripetute da innumerevoli elementi interagenti fra loro (Làszlò). Se un sistema complesso è in grado di variare il proprio comportamento a seguito di vari fattori interni o esterni, fondamentale risulta l'individuazione dei parametri di controllo che ne permetta il regolamento funzionale mantenendolo in equilibrio tra staticità e caos (Kauffman), vi potranno essere punti di instabilità locale ma nell'insieme vi sarà uno stato di criticità che reggerà nel tempo e in cui le fluttuazioni saranno riassorbite (P. Bak K. Chen). Il sistema giuridico quale attrattore
Considerando i rapporti sociali quale un sistema costituito da sub- sistemi l'insieme delle regole normative che lo innervano acquista a sua volta una valenza sistemica di stabilizzazione come tale risulta costituito da tanti sub-sistemi quanti in teoria vengono a crearsi nella struttura sociale. Le organizzazioni che si esprimono dalle varie strutture sociali nel creare fluttuazioni creano la necessità dell'attivazione di attrattori sociali che giuridicamente sono le strutture burocratiche e giudiziarie, queste sono impostate come strutture complicate tuttavia teoricamente perfettamente controllabili mediante appositi processi (parametri di controllo), nella realtà anch'esse si risolvono in strutture complesse agendo in contesti che ne condizionano il funzionamento così che gli input non corrispondono agli output; si avranno sistemi che sebbene forniti di una logica meccanica, se isolati, calati nell'ambiente in interazione con altri sistemi acquisiranno una logica probabilistica adattiva. I feedback se non ritornano nella qualità sociale, come nella fiscalità, si risolvono nella stasi e nella fragilità sistemica nel confronto di altri sistemi, le biforcazioni catastrofiche che si presenteranno potranno quindi non risolversi in qualcosa di creativo ma nel livellamento verso il basso della complessità (Gandolfi), con un rischio primario per i singoli elementi e un rischio profondo per il sistema, ma nell'ipotesi opposta la riorganizzazione che avverrà porterà a migliorare almeno, o l'elaborazione delle informazioni o la gestione delle risorse o, infine, la gestione dei materiali. Come ci ricorda Heisemberg è il nostro metodo di osservazione e valutazione che dà una lettura alle nostre percezioni, così che l'epistemologia, ossia la comprensione del processo di conoscenza, deve diventare parte integrante nella descrizione della valutazione degli eventi in quanto la identificazione di questi con configurazioni specifiche dipende dal processo di conoscenza dell'osservatore (Capra), vi sono quindi due aspetti di pensiero uno contestuale centrato sulle relazioni, l'altro di processo della conoscenza. Lo spostamento dell'osservazione dall'evento alle relazioni avviene su due piani, rispetto alle relazioni dell'evento sul singolo piano e rispetto alle relazioni sui vari piani del sistema, la struttura del tutto appare così un complicato sovrapporsi, combinarsi e alternarsi di eventi (Heisemberg), in cui la comprensione non può limitarsi all'analisi ma deve spostarsi all'insieme in questo fondamentale è la cultura che dall'esperienziale nel creare le idee crea l'informazione (Boszak), la quale non risulta pertanto qualcosa di neutro fondata su dati astratti ma bensì una trasmissione innanzitutto di valori. Vi è quindi un continuo modificarsi dell'ambiente per opera dell'uomo e questo a sua volta viene a riflettersi sulle relazioni instaurate a seguito degli eventi, il pensiero ha in questo una valenza di fisicità derivante dalle emozioni proprie delle sensazioni, vi è pertanto un coniugarsi in feedback fra razionalità ed emozioni e tra azione umana ed ambientale, i livelli vengono quindi a sovrapporsi. Ogni struttura è di per sé dissipativa e solo il crescere del flusso di risorse e materia che la attraversa ne può aumentare la complessità, ma la qualità può derivare solo in una competizione tra strutture che al fine di mantenere in omeostasi il sistema nell'insieme non può che essere regolamentato, ne deriva pertanto la necessità di una logicità della formazione secondo una coerenza culturale. Se il sistema normativo si può considerare di per se stesso come un programma, il sistema giuridico non è che una rete interconnessa con anelli di retroazione in cui solitamente le perturbazioni modificano leggermente la funzionalità della rete mantenendola nell'ambito degli attrattori originali, tuttavia il ripetersi di alcuni eventi possono spingere la rete verso nuovi bacini di attrazione determinando nuovi schemi di comportamento periodico (Capra), il diritto è parte del mondo da noi generato collettivamente in quanto è un modo di unificare i "singoli mondi" in "un mondo". (Teoria di Santiago). Le certezze che possono esserci per un singolo elemento vengono meno nell'insieme in cui subentra la probabilità nell'evoluzione verso un possibile equilibrio (Prigogine), lo stesso dicasi per la norma in cui l'applicazione all'evento ne determina il "collasso interpretativo" uscendo dalla probabilità del sistema nel rapporto con gli altri sistemi, vi è quindi un elemento che viene a temperare la tecnicità giuridica che Weber pone alla base del potere burocratico, quale espressione di una necessità di certezza di relazione nei moderni sistemi economici, la ratio della potenza organizzativa può trasformarsi tuttavia in una gabbia dal "destino ineludibile"auto legittimante, fondata su una coniugazione tra tecnicità giuridica e tecnologia, un potere burocratico che si declina sia nelle organizzazioni pubbliche che private in una pretesa monopolistica (Rossi). La fragilità di un sistema è anche frutto di una standardizzazione eccessiva in cui viene meno la qualità creativa, la possibilità di una specificità innovativa che costituisca nuovo elemento aggregatore, stimolo per nuove avventure della mente che nel sistema si trasforma in adattabilità, questo non può tuttavia essere un fare per fare, privo di qualità progettuale, il cui esito ultimo è lo sfasciare, il dissolversi inavvertito nella caoticità. Secondo il modello multilivello culturale in ogni organizzazione vi è una base costituita dai valori dominanti su cui poggiano riti e cerimonie, simboli, linguaggi e miti, ideologie, status e strategie di selezione ed organizzazione, a questi aspetti interni alla socializzazione corrispondono le modalità di implementazione visibili agli osservatori esterni (Tosi Pilati), il modificarsi dell'aspetto culturale porta alla modifica della struttura complessa sociale secondo una relazione circolare a feedback, la riuscita in termini utilitaristici dei tentativi dei singoli o gruppi di forzare relazioni e regole possono essere riassorbite dal sistema o al contrario portano alla modifica della relazione del livello di sistema superiore con la modifica o creazione di nuovi attrattori, tuttavia il venire meno delle risorse disponibili con l'esaurimento delle fonti conduce al collasso del sistema per l'impossibilità di soddisfare la piramide dei bisogni di Maslow (Làszlò). Il sistema a seguito dei comportamenti opportunistici affiancati dall'inadeguatezza strutturale non è più in grado di effettuare una selezione efficiente basata sui meccanismi della repressione, delle procedure, dell'ideologia e delle strutture (Offe), venendo meno la qualità delle cinghie di trasmissione istituzionali dei partiti, delle chiese e delle associazioni, in cui la tecnologia viene a creare una continua innovazione relazionale nella quale vi è una liquidità nei confini (Bauman) che può portare a una indeterminazione culturale fondata su un senso di potenza dai limiti infiniti, si creano pertanto biforcazioni tra l'intraprendenza cooperativa e quella auto-referente nella quale viene meno responsabilità e cooperazione. La normativa acquista un significato reale solo nel momento in cui trova attuazione, nella quale avviene il coagularsi degli interessi che la sosterranno e in cui si convoglieranno i fattori organizzativi "soft", cultura, clan, significati e appartenenza sociale, con quelli "hard", strutture e sistemi operativi o di controllo (Mc. Kinsey), quello che avviene in un sistema complesso non è la "libertà da" ma la "libertà di" che permette la necessaria flessibilità rispetto a determinati vincoli introducendo la capacità di produrre "vincoli precisi ma al contempo diversificati", se ne creano pertanto di dinamici che possono essere imposti nei sistemi complicati dall'alto verso il basso ma nei sistemi complessi sono generati intrinsecamente e mantenuti dai livelli inferiori, in questo vi è l'intreccio tra sistemi normativi complicati imposti e sistemi socio-giuridici che generano dei vincoli intrinseci con capacità di autorganizzazione (Deacon).
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