martedì, 13 ottobre 2026

La deculturazione identitaria

Nota

 

Nel Secolo XIX del 14 dicembre 2014 a pag. 18 si leggeva il rammarico di una pensionata di 87 anni delusa dall'Italia di oggi, l'articolo iniziava " Papà, perdona la Patria. Ha fatto due guerre per un Paese migliore inutilmente", richiamato due volte nel 1914 ­ 18 e 1940 ­ 45, invalido di guerra, leva 1895 era stato in guerra per 10 anni.

Attualmente si attraversa una crisi della coesione sociale attraverso il "ritiro sociale", il consumismo produce un "corto terminismo" fattore di individualismo e non di collettivizzazione, nasce la tendenza di normare tutto, questo deriva dalla perdita di tradizione a cui si aggiunge la deculturazione, la cui conseguenza è la perdita della capacità di tradurre e comunicare mediante la scrittura.

In questi anni si è vista una progressiva diminuzione del Q. I. in controtendenza rispetto alla sua crescita nel corso del Novecento ( Effetto Flynn ), varie ne possono essere le cause da una eccessiva disponibilità mediatica con predisposizione a verità predefinite, alla diminuzione degli stimoli culturali e del relativo bagaglio lessicale sempre più scarso soprattutto sul piano umanistico, con la riduzione del pensiero filosofico e della conseguente riflessione, questo anche a seguito di eccessi tecnicismi quali copia ­ incolla.

Musica ed arte demandate ai soli mezzi tecnici con scarso stimolo di precise aree cerebrali, nonché abuso di alcool, sostanze chimiche che alterano la coscienza e pornografia che compromettono attenzione e memoria molto importanti per la capacità creativa, oltre al sovraffollamento con la mancanza di spazi fisici necessari per la formazione della personalità e di una intelligenza integrale, costituita tanto da una intelligenza fluida che da quella cristallizzata.

In tal modo si favorisce una disgregazione che si estende anche alla politica nella mancanza di un chiaro progetto, in presenza di un vuoto culturale e di valori, dove le regole saltate non vengono ricostituite favorendo il controllo morbido di centri di potere non chiaramente riconoscibili, nel caos di appelli al popolo, ricorsi alle corti di giustizia, dando voce agli interessi più disparati senza coordinamento e riflessioni, dissipando in tal modo le risorse disponibili e aumentando il debito ( C. Donolo, L' Italia sperduta. La sindrome del declino e le chiavi per uscirne, Donzelli 2011).

Quanto detto si innesta in una crisi internazionale e nella ridefinizione delle nuove aree di influenza con l'emergere dei nuovi centri di potere al ritiro degli USA.

Lo sbandamento che ne consegue favorisce l'assalto alla diligenza già in atto, ma attraverso l'affluire di masse di migranti di varie culture, nelle attuali nostre difficoltà di identità culturale e di regole, si creano e in prospettiva aumenteranno ulteriori problematiche di gestione della res publica, oltre al formarsi di nuovi interessi non trasparenti ( G. Craoz, Storia della Repubblica, Donzelli 2016 ), una liquidità dell'identità utile all'accentramento di nuovi poteri a livello globale.


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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 21/06/2026

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