martedì, 13 ottobre 2026

L'approccio economico alla politica

Downs

 

(Prima Parte)



Nella ricerca di un approccio "realistico" che superi gli aspetti puramente etici e prescrittivi, Downs introduce il concetto economico di soggetti razionali, permettendo in tal modo di ricercare gli andamenti costanti di un comportamento causale.

Considerando razionali i mezzi impiegati rispetto ai molteplici fini che si possono perseguire, si valutano la scarsità di risorse impiegate e l'"egoismo" che il soggetto possiede.

Si hanno così obiettivi innanzitutto egoistici, personali e privati, che si possono ripartire tra i soggetti partecipanti all'agone politico nel seguente modo:  · L'elettore ha per obiettivo la scelta di un governo;

· Il politico, desiderio di potere, prestigio e reddito, passione per la  lotta ed il "rischio";  · Il governo, massimizzazione del sostegno politico;

· Il partito, controllo dell'apparato governativo;

· I gruppi di interesse, politiche a loro favorevoli.

Partendo dall'assioma di essere in un regime democratico, in cui vi siano regolari e cadenzate elezioni, con libertà di parola, associazione e propaganda, il comportamento elettorale non può che ubbidire al calcolo costi ­ benefici.

Nel sistema bipartitico, in presenza di una informazione che si "ritiene" completa e gratuita, l'elettore, nello spazio temporale tra due elezioni, effettua una valutazione differenziale tra i benefici che ha ottenuto e quelli che avrebbe potuto ottenere in caso di vittoria dell'altro partito; una valutazione tra utilità certe e attese.

Nel sistema multipartitico si aggiunge la valutazione del voto degli altri elettori, circostanza che conduce a tre possibilità di scelta:  · Votare per il partito preferito, se si ritiene che abbia una  possibilità di vittoria;  · Votare per un altro partito, al fine di evitare l'ascesa del partito  meno preferito;  · Votare per un partito con scarsa probabilità di vittoria, per  assicurarsi delle maggiori alternative di scelta nel futuro.

Nell'ipotesi in cui non si è in grado di formulare un ordine di preferenze personali, in quanto almeno un partito di opposizione ha un programma con elementi preferiti, nell'impossibilità di una precisa scelta, si ha l'astensione.

Tra i principali meriti del modello di Downs vi è quello di superare la distinzione storica tra "sinistra" e "destra", sgombrando il campo da equivoci e semplificazioni, dando spazio al confronto dei contenuti secondo uno schema "spaziale", in cui per ogni questione vi è un grafico unidimensionale, sovrapponendo i grafici stessi e valutando per ciascuno il peso numerico.

Gli studi di Ritter, Davis, Hinich e Ordeshook evidenziano che la scelta di votare o astenersi nasce da un raffronto costi ­ benefici, in cui l'elettore valuta quattro fattori:  · P, probabilità di influenzare con il proprio voto l'esito delle  elezioni;  · B, differenziale del beneficio che si otterrebbe dalla vittoria del  proprio candidato su quello meno preferito;  · D, soddisfazione personale dalla partecipazione al voto;

· C, costo del voto.

Se si ottiene la seguente ineguaglianza:

PB + D ­ C > 0 un elettore razionale parteciperà al voto. Tuttavia nell'ipotesi in cui non vi è differenza di politica tra i candidati, pertanto con un valore B = 0, si manifesta una "indifferenza" che può comportare l'astensione; altrettanto nell'ipotesi in cui sente che non vi è possibilità di superare l'avversario, essendo il valore di D = 0, si ha in questo caso una "alienazione".

Uscendo dall'ipotesi della razionalità del voto per una conoscenza completa dei programmi e delle posizioni, entrando pertanto in uno stato di incertezza, si creano una pluralità di gruppi con proprie decisioni di voto a seconda delle informazioni vere o presunte possedute.

Downs individua una serie di tipologie:  · Agitatori, avendo idee e informazioni più chiare, cercano di  convincere gli altri;  · Lealisti, tendono abitualmente a ripetere la stessa scelta;

· Apatici, come i lealisti ma contrariamente a loro costantemente si  astengono, ritenendo inutile il votare;  · Passivi, coloro che avendo una propria convinzione sui programmi,  votano ma si astengono dal fare proselitismo;  · Quasi passivi, hanno una decisione "provvisoria" favorevole ad un  partito.

Gli "apatici" a loro volta si possono distinguere in tre categorie:  · Perplessi, opinione non definita;

· Neutrali, indifferenti ai vari partiti;

· Quasi neutrali, sono ancora in fase di elaborazione sull'indifferenza  partitica.

Downs valuta solo in cinque i tipi di elettori che possono essere influenzati, i quali vengono elencati secondo il grado di facilità dal più facile al più difficile:  · Perplessi;

· Quasi neutrali;

· Quasi passivi;  · Apatici;

· Lealisti;

entra in gioco la capacità della "leadership" di influenzare, questa si configura come: partiti politici, gruppi di interesse e procacciatori di favori.

Il governo nel mantenere il consenso ha bisogno degli intermediari per "vendere" favori, questi esigono un prezzo per l'influenza politica esercitata, circostanza che induce i governi "razionali" a considerare alcuni elettori più importanti di altri.

In caso di decentramento Downs osserva che, il governo continuerà a "decentrare" il potere politico fino a che il guadagno marginale in voti, non è superato dai costi marginali sempre in voti, derivante dalla minore capacità di coordinare le proprie azioni.

Procacciatori di favori ed intermediari agiscono in funzione di collegamento tra il governo e gli elettori, l'incertezza che questi tendono a colmare viene a modificarne l'eguaglianza di influenza, che si vuole legata al suffragio universale.

Prof. Sergio Bendetto Sabetta

***

BIBLIOGRAFIA  · 

Downs A., Teoria economica della democrazia, Il Mulino, 1988;
Martelli P. ­ Provasi G., Recensione - a A. Downs, Teoria economica  della democrazia, in "Stato e mercato" 1988, 22, 117 ­ 34; 
Riker W.H., The theory of Political Coalitions, Yale University Press,  New Haven, 1962.

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 10/11/2018

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