martedì, 13 ottobre 2026

Flussi migratori nella formazione della cittadinanza

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

Flussi migratori nella formazione della cittadinanza

Sergio Benedetto Sabetta



 " Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.

Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo."

(Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari, cap. I Ed. 2004, Arnoldo Mondadori Editore)  


INDICE

Prima Parte

Introduzione

1) Analisi dei flussi migratori:

a) Composizione e dinamiche;

b) I problemi della comunicazione;

2) Dalle vecchie alle nuove identità: a) Complessità familiari; b) I valori della civiltà europea in rapporto agli altri (Valori sociali e valori  produttivi); c) Strutture della socializzazione;

3) Percorsi storici nazionali nella cittadinanza e nella società globale: a) Dalle origini all'ottocento; b) Età moderna e globalizzazione;  

Seconda Parte 

4) La Costituzione e il sistema politico: a) La Costituzione come rete civica; b) Crisi di sistema e Stato;

5) Dal modello pedagogico sequenziale al modello a spirale: a) Cognitivismo e costruttivismo; b) Problem solving e Brainstorming (casi);

6) Conclusioni

7) Bibliografia  Introduzione


Il termine globalizzazione è stato introdotto e diffuso dai centri studi influenzati dall'ideologia neoliberale legati alla regolamentazione del commercio internazionale, è pertanto legato ad una visione positiva del mercato visto come unica espressione autentica di libertà, secondo un approccio post ­ guerra fredda (Stiglitz) per cui appare essere un processo inarrestabile dagli alti benefici, dove tutti hanno solo da "guadagnare" (Herman), accanto se non sovrapposta si è sviluppata una posizione istituzionalista nella quale le grandi istituzioni dell'economia mondiale (FMI, BM ) sottolineano l'esigenza della governabilità del processo in atto, nel quale i benefici per gli individui appaiono come la naturale conseguenza della crescente libertà di circolazione delle merci e dei capitali, la libertà si riduce alla libertà delle cose indipendentemente da qualsiasi altro valore che automaticamente dovrebbe nascere da questa circolarità materiale.

Se tuttavia si parte dalla teoria del "sistema ­ mondo" l'attuale fase non è altro che un ulteriore sviluppo di un processo iniziato nel XVI secolo, dove vi è un succedersi, a centri concentrici, di un rapporto centro/periferia che sebbene possa lentamente mutare nelle aree resta sostanzialmente valido nella struttura del rapporto, si crea un'unica economia mondiale nella quale vi è un'unica divisione del lavoro (Arrighi ), la ricchezza diventa prevalentemente una remunerazione finanziaria e come tale è accumulabile in aree geografiche protette, con una notevole polarizzazione in elitè transnazionali, l'estrema fluidità di capitali, beni e persone conducono a tensioni dentro le varie strutture statali nel paradigma della "deterritorializzazione" nella quale scienza, tecnica ed economia creano l'immaginario dei valori propri del progresso (Latouche ) in un rapporto opposto tradizione/modernità.

La compressione spazio ­ temporale (Harvey ) modifica la nostra comprensione del mondo parallelamente al mutare degli scenari economico ­ sociali in una accumulazione della flessibilità, si crea un paradosso solo apparente per cui al declinare delle barriere spaziali vi è un crescere dell'interesse del capitale alle condizioni del luogo, con la conseguenza della ricerca di un utile nella differenziazione, uno stimolo a creare differenziazioni con un adeguamento alla logica finanziaria, ma la reazione è anche una ricerca di identità qualitativa nel poter porre le proprie merci nella concorrenza globale, vi è una produzione globale delle località secondo chiavi idealizzate e immagini globalizzate, se tuttavia questo vale ai fini economici per gli individui vi è un contrasto tra relazioni a distanza sempre più allargate e diffuse e al contempo la ricerca e costruzione di una propria identità, la connettività porta al cambiamento del significato della località con un indebolimento del rapporto cultura e luogo, dove appare una commercializzazione diffusa dallo stesso, riappare in altri termini la polarizzazione già esistente tra classi sociali elevate con la loro rappresentazione cosmopolita e il radicamento locale dei più svantaggiati (Friedman).

La globalizzazione presenta caratteristiche differenti a seconda del punto di vista, tanto che per gli stessi Stati i risultati cambiano a seconda delle proprie caratteristiche in cui fallimenti e vantaggi si alternano, come ha sostenuto Abelès la globalizzazione va vista non solo in termini economici, politici e tecnologici ma anche culturali al fine di coglierne la multidimensionalità.

Le migrazioni attuali rispetto a quelle europee del XIX ­ XX secolo evidenziano una composizione sempre più complessa dei flussi migratori, una alta componente femminile e un massiccio intervento politico ­ amministrativo per rallentarne e regolamentarne i flussi, questi interventi, pur dettati dalla necessità di evitare un anarchismo su territori già densamente popolati e strutturati, possono condurre a produzioni giuridiche di illegalità che favoriscono uno sfruttamento criminale degli stessi, come una eccessiva tolleranza senza regole conduce a relazioni tese tra popolazione autoctona e immigrati.

La governabilità del fenomeno passa dalle tensioni di un imperativo territoriale che si manifesta come un fondamentalismo culturale o etnico ­ statale ad un buonismo assoluto che nel concepire un umanesimo totalizzante tende a evitare di considerare le problematiche relazionali e strutturali di sostenibilità, che comunque vengono ad investire qualsiasi organizzazione da un punto di vista sociale ed economico, il concetto di cittadinanza è in stretto rapporto con quello di identità nazionale e presuppone l'adesione su alcuni valori fondamentali senza i quali possono innescarsi meccanismi di esclusione o repulsione, come la creazione di una serie di simboli atti a creare barriere di appartenenza in contrapposizione alla comunità ospitante, fino a condurre i gruppi a conflitti violenti o semplicemente ma preliminarmente ideologici, la pedagogia dell'inclusione diventa pertanto fondamentale se si vuole costruire una comunità solida nei valori e nelle relazioni, con una conflittualità contenuta, dove vi è il rispetto delle tradizioni altrui ma anche una identificazione storica nei valori comuni che hanno dato forma alla comunità.

Prima Parte  

1- Analisi dei flussi migratori

a) Composizione e dinamiche

Le migrazioni umane iniziate tra i 50.000 e i 60.000 anni fa non sono mai cessate  (Wade), quello che vi è attualmente sono i supporti tecnologici e la complessità di  sistema che sorreggono gli ampi gruppi umani all'interno delle nazioni e tra le nazioni  stesse, le difficoltà di equilibrio sono quindi aumentate anche se parallelamente il  livello a cui rapportarsi nella tollerabilità di sistema è anch'esso immensamente  aumentato, quello che è aumentata non è solo la capacità tecnologica e la relativa  premessa culturale, bensì i numeri a cui fare riferimento, da piccoli gruppi a crescenti  flussi umani con il conseguente problema della sostenibilità ambientale dello sviluppo  su terre sempre più antropizzate e sfruttate, dove la pressione demografica avviene  su aree scarsamente sviluppate e sconvolte da instabilità che ne mettono in dubbio la  possibilità dell'assorbimento, con il conseguente effetto dei vasi comunicanti (AA.VV.,  Strategie per la terra, in Le Scienze, numero speciale 447,11/2005).

La frammentazione dell'approccio che ha avuto l'U.E. contiene in sé una valutazione  qualitativa dei flussi, non tutti sono uguali per cultura e ricchezza, vi è quindi una  minore o maggiore facilità di inserimento e di crescita economica, accogliendo una  qualità superiore si scaricano i costi e i problemi sugli altri, creando in prospettiva  comunità che, oltre alla produzione di ricchezza interna, manterranno stretti rapporti  con aree geografiche strategiche su cui esercitare una forte influenza, in questo la  presenza di comunità già radicate e di welfare ben strutturati permette di attirare e  filtrare, entra in gioco la saldezza del sistema che permette di avere un margine di  sostenibilità più ampio, il quale deve imporre un concetto di diritti/doveri necessari a  mantenere la qualità al fine di ridurre le tensioni inevitabili.

La migrazione che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni ha cambiato in parte  composizione, dalla motivazione economica è passata alla ricerca di un rifugio da  persecuzioni e conflitti, da migrante economico a rifugiato/profugo con forti elementi  economici, si può dire che il flusso relativo all'immigrazione per motivi economici è  addirittura in controtendenza causa il prolungarsi della crisi, coloro che entrano  tendono a proseguire verso gli Stati del Nord Europa dove più forte è il welfare e vi sono comunità già radicate che possono accogliere e inserire per il lavoro (Impagliazzo, Naso), attualmente in Italia l'integrazione è avvenuta diffusamente in forma familiare, con un comportamento ondivago delle istituzioni che hanno preferito molte volte astenersi, lasciando il compito al sociale con i pro della flessibilità e i contro del possibile affarismo.

Attualmente è in corso una quarta globalizzazione che si sovrappone alle tre precedenti del Cinquecento e dell'Ottocento dall'Europa verso i Nuovi Mondi e della fine Novecento verso l'Europa Occidentale per motivi economici, la crisi ha ristretto le politiche di accoglienza dei paesi più ricchi nonostante siano rimaste elevate le pressioni migratorie, vi è un caleidoscopio di normative atte a una maggiore selezione e a controlli più rigorosi, le tensioni determinate dall'incrocio della crisi con l'affluire di culture diverse in territori già ampiamente antropizzati, hanno fatto sì che le politiche migratorie delineate dal "piano di Stoccolma" per il quinquennio 2010 ­ 2014 si siano rivelate inattuabili, necessarie di un ripensamento sia del trattato di Dublino sia della capacità non solo di filtrare ma anche dell'Europa Unita di proiettarsi su teatri di crisi da cui provengono i flussi più consistenti (Livi Bacci).

La crescita demografica dei paesi africani affacciati sul Mediterraneo e sub ­ sahariani unita alla crisi economica e militare che coinvolge anche i paesi del Medio Oriente e dell'area dell'Afganistan/Pakistan, ha determinato una spinta che si ritiene possa durare fino a metà del secolo, i vari tentativi compiuti in ordine sparso dagli Stati europei si rivelano di per sé insufficienti senza un adeguato obiettivo comune, i tentativi di scaricare il problema sugli Stati confinanti si risolvono addirittura in perdite di credibilità del singolo Stato se non di rafforzamento di giudizi negativi già preesistenti, come nel caso italiano in cui per aggirare le più restrittive norme di Dublino si sono evitate deliberatamente le necessarie identificazioni dei migranti, situazione che si è recentemente ripetuta nella galassia balcanica (Dattori), intensità e velocità dei flussi devono quindi essere in qualche modo governate al fine di ottenere in periodi ragionevoli delle integrazioni che permettano la formazione di nuove cittadinanze consapevoli, tenendo presente l'estrema fluidità del processo che può variare sia nei percorsi che nelle direzioni Sud ­ Nord, Est ­ Ovest ma anche in senso inverso, d'altronde il welfare che attrae può essere alimentato dalla crescita economica determinato dall'apporto lavorativo e di iniziativa dei migranti, ma anche compromesso nel suo livello qualitativo da un eventuale - "turismo del welfare"  interno ad un'Europa senza frontiere, con protagonisti profughi, mendicanti rom e  immigrati extracomunitari che spesso non lavorano, ma riescono a sopravvivere con i  sussidi statali.... Un tema che solleva dilemmi politici- (K. Wiedswang, Benvenuti ma  non troppo: il welfare scandinavo alla prova dei migranti, 114, in Limes, Rivista  Italiana di Geopolitica, giugno 2015).

Si parla di primavera araba rifacendosi in termini similari al 1848 in Europa, nella  realtà vi è una eccessiva semplificazione in quanto i processi elettorali hanno portato  al potere partiti confessionali e non "laici", il termine "laico" è piuttosto legato a  dittature filo ­ occidentali, si è creata una dimensione politica che assomiglia alla  Guerra dei Trenta Anni da cui possono emergere, come allora, nuove forme politiche  statuali, si tratta quindi di una lunga fase di transizione e di instabilità che crea e  facilita il passaggio di flussi incontrollati, dove predomina violenza e  confessionalismo, gli interventi di stabilizzazione sono pertanto complicati e lunghi  come i tempi necessari per creare nuovi consensi. (Istituto Strategico Alti Studi della  Difesa, Convegno sul Contesto Strategico del Mediterraneo Allargato, 28 gennaio  2014, Roma).

b) I problemi della comunicazione

Il linguaggio è uno dei primi problemi che si presentano all'immigrato, il comunicare  sentimenti e paure come il percepire i valori che la lingua contiene in sé, vi è un  dibattito tra relativisti e universalisti sull'influenza o meno che la lingua esercita sui  nostri comportamenti, Chomsky riconosce nel linguaggio delle radici universali per  tutti gli esseri umani dove al contrario, secondo l'ipotesi di Sapir ­ Whorf, il linguaggio  influenza il pensiero non solo categorizzando cognitivamente il mondo ma dando un  valore diverso al succedersi temporale degli eventi, ferma restando la personalità e il  modo di pensare (Sgobissa), "suggerendo che il linguaggio si sia evoluto per  sopravvivere in un ambiente definito dalla natura del cervello umano" (Solè,  Corominas ­ Murtra, Fortuny, Reti, Parole e complessità, 41, in Mente & Cervello, n.  109, ed. Le Scienze, 1/2014). In questa costruzione del senso anche il luogo in cui si cresce o si risiede per lunghi periodi acquista una propria identità, le cui caratteristiche conferiscono allo stesso significati unici la cui perdita crea un vuoto e la necessità del riadattamento del senso oltreché relazionale, l'omologazione, la standardizzazione dei non-luoghi, la mobilità esasperata propria della globalizzazione portano alla perdita di questa unicità ancor più grave per coloro che sono privi delle necessarie risorse concettuali (Sabato).

Quando una persona viene ad identificarsi con un gruppo lega se stesso ai destini della comunità vivendo i successi e i fallimenti della stessa come una proiezione sul proprio Io, questa identificazione può avvenire sia con un'impresa che con comunità locali o più ampie, fino a comunità virtuali, tre sono gli elementi alla base del fenomeno, l'identità personale del singolo, l'identità percepita e il processo cognitivo di identificazione, vi è in esso la soddisfazione del bisogno di autostima e al contempo la riduzione dell'incertezza (Bergami).

L'appartenenza al gruppo indipendentemente dall'aspetto morale dà un senso al sé, alle relazioni con gli altri e con il mondo intero, esso fornisce riferimenti chiari, certi e utili nell'incertezza del cambiamento, tuttavia nell'allargarsi includendo vi è il pericolo del frazionarsi e dell'annullamento degli elementi distintivi, con la conseguente difficoltà di includere l'identità dei gruppi nell'identità istituzionale che li ricomprenda (Perrone), il rischio è che avvenga un'incomunicabilità che conduca alla non- appartenenza (Anders).

Già nell'azione dei mass-media vi è stata una estremizzazione del problema, o in senso allarmistico per fini politici e di ascolto commerciale o con un pietismo che non inquadra l'evolversi dei fatti, solo recentemente si è incominciato a creare una immagine più completa con i pro e i contro, con l'emergere degli interessi sottostanti e delle forze che agiscono sui flussi, l'agire in ordine sparso dell'U.E., senza una chiara politica verso la sponda sud del Mediterraneo e il Medio Oriente ha creato non solo dei problemi politici ma anche di comunicazione interna alle stesse nazioni, vi è quindi la necessità di controllare i flussi dando all'opinione pubblica il senso di sicurezza necessario, intervenendo reattivamente nei punti di crisi, come nei tentativi di un uso criminale degli immigrati o negli addensamenti non controllati.

S i deve considerare che ogni comportamento ha un valore di messaggio a cui segue comunque una risposta (Scuola di Palo Alto), non vi sono solo le parole ma anche i fatti non verbali come il linguaggio corporeo a cui si aggiungono i segnali comunicativi provenienti dal contesto nel quale avviene la comunicazione, Watzlaweick, Beavin e Jackson hanno quindi elaborato i seguenti cinque assiomi relativi alle dinamiche interpersonali:

· È impossibile non comunicare;

· Ogni comunicazione ha due livelli trasmettendo informazioni e imponendo  comportamenti;

· Ognuna delle parti costruisce una visione soggettiva della situazione  (punteggiatura) in una comunicazione prolungata (sequenza di  comunicazione), sorgono pertanto varie "verità";

· Si comunica sia nei termini sintattici e semantici dei codici utilizzati (modulo  numerico) che non verbale, per questo fortemente ambiguo se non già  codificato in comunità (modulo analogico);

· Lo scambio comunicativo avviene o in termini simmetrici, paritari, o in termini  complementari, gerarchici.

A fianco delle comunicazioni formali vi è la comunicazione informale, il passa parola  comunica non solo esperienze e informazioni rapidamente ma anche stati emotivi  creando il senso di una organizzazione, riducendo l'ansia derivante dalla presenza  di incertezza e ambiguità, in esso vi è comunque il pericolo del diffondersi di false  informazioni, di interpretazioni deviate, ma nella maggioranza dei casi sono fondate  e sufficientemente accurate, accanto alla comunicazione formale e informale vi è  anche una comunicazione che si realizza attraverso linguaggi specifici  dell'organizzazione, quali gergo, slang, gesti, segnali, metafore e humor a cui si  affianca l'uso dei simboli quale comunicazione della cultura individuale e  organizzativa, che può dare luogo a una condivisione e allo stesso tempo ad una  differenziazione di status e potere necessario, se correttamente usato, alla  coesione organizzativa (Tosi ­ Pilato).

Mentre i tratti della personalità sono relativamente stabili gli atteggiamenti possono  mutare, vi è quindi un confluire tra valori ritenuti importanti e credenze riguardo ad  un oggetto o referente, che dando luogo al comportamento hanno un ritorno  circolare a seguito dei risultati ottenuti, può sorgere pertanto una dissonanza  cognitiva quando vi è conflitto tra comportamenti da assumere e propri valori,  questo anche nell'ipotesi di aspettative disattese, nell'apprendimento interviene la  percezione che risulta in parte legata ad eventi e oggetti ma che in termini biunivoci  è influenzata dal modo di apprendere stesso, i giudizi che ne derivano possono  trasformarsi in stereotipi le cui distorsioni, fisiologiche o formulate ad arte, vengono  a turbare i rapporti relazionali e i giudizi che si formulano sul comportamento altrui,  da Heider attribuiti a fattori interni (disposizioni) o fattori esterni (situazioni), in questi  può sorgere un errore di attribuzione fondamentale (Tosi ­ Pilato).

Vi è comunque alla base un fattore culturale appreso nel contesto sociale in cui la  persona ha vissuto, i processi di socializzazione forniscono valori di base e  credenze dando omogeneità alla comunità, che si risolvono nel significato da  attribuirsi nei più rilevanti valori del lavoro, della gerarchia e dell'orientamento al  potere, con la creazione di stereotipi culturali necessari per una veloce  classificazione ma al contempo devianti e non semplici da modificare.

2 - Dalle vecchie alle nuove identità

a) Complessità familiari 

La famiglia è al contempo una organizzazione che si può assimilare ad una qualsiasi altra organizzazione fornita di proprie specificità, ma anche unità di base nel tessuto sociale, superando l'ipotesi razionale per cui soltanto alcuni comportamenti sono pertinenti, acquistano rilevanza una gamma sempre più ampia di atteggiamenti secondo un'ipotesi naturale, per cui vi è un rapporto totale tra l'organizzazione e i suoi membri a cui segue una responsabilità verso la persona nel suo complesso.

Si possono distinguere quattro categorie fondamentali di convenienza familiare:

· I gruppi domestici non strutturati;

· I gruppi domestici semplici;

· I gruppi domestici estesi;

· I gruppi domestici multipli;

la distribuzione delle funzioni e dei poteri è delle più varie superando il concetto puramente funzionalista di una rigida consequenzialità, i confini non sono sempre gli stessi né tantomeno ben definiti, le stesse regole cambiano da realtà a realtà e non sempre la convivenza esaurisce i metodi di identificazione di una famiglia, come nell'ipotesi delle "famiglie tacite" nella Francia contadina tradizionale dove famiglie viventi in case differenti hanno uno scambio quotidiano di risorse e lavoro, tanto da indurre alcuni studiosi a distinguere tra la struttura familiare con le proprie regole e le relazioni di autorità ed affetto.

La famiglia moderna impostata sulla convivenza e la comunanza del bilancio è recente, post XVIII secolo, tranne l'aristocrazia e la ricca borghesia mercantile la famiglia era esposta a una notevole casualità, dominata dagli eventi ambientali e storici, risulta pertanto da un punto di vista antropologico piuttosto limitante l'individuazione della famiglia secondo l'art. 7 del D.P.R. 23/10/1971 per cui i caratteri distintivi sono l'esistenza di una relazione di parentela, affinità, affettività, la combinazione e la condivisione del bilancio, infatti ad esempio in Danimarca la famiglia è strettamente legata al nucleo coniugale mentre in area tedesca l'attenzione è concentrata sulla condivisione delle risorse fino a concepire la possibile appartenenza di uno stesso individuo a più nuclei familiari. La relazione familiare presenta comportamenti differenti da quelle degli altri gruppi che vanno dalla "storia condivisa" all'esperienza dell'intimità e ai processi di soluzione dei problemi, si ha quindi nei processi familiari un tipo di relazione particolare per la qualità dell'impegno e dell'affetto dove è possibile il convivere sia di una prospettiva relazionale che transazionale, ossia dove gli elementi acquistano un significato solo nella definizione relazionale, la famiglia quale gruppo stabile fornito degli elementi sopra indicati risulta rielaborata dal trascorrere del tempo con una struttura non statica bensì dinamica, nella quale sono incardinati una serie di compiti relazionali e organizzativi da svolgersi in determinati stadi di sviluppo o fasi, vi è pertanto un coinvolgimento sia psicologico dei diversi membri che sociale nell'insieme, per ottenere questo la famiglia deve esprimere un senso di identità per i suoi membri, fondato sul senso di appartenenza e al contempo di differenziazione, ponendo chiari confini tra sottosistemi, ossia modulando le distanze entro la famiglia e all'esterno della famiglia stessa.

Vi è quindi dentro la famiglia la necessità di una forte adattabilità al fine di mantenere la coesione, questa tuttavia genera una notevole complessità emotiva che si nutre degli eventi e delle percezioni stressanti esterne ma che a sua volta trasmette lungo le generazioni emozioni, atteggiamenti e miti, nello svolgersi del ciclo evolutivo vengono a confluire la storia familiare passata e i fattori contingenti fortemente accelerati dell'attuale società, la quale tende a promuovere nei figli una forte dipendenza genitoriale solo apparentemente negata dai comportamenti d'indipendenza assunti, una dipendenza innanzitutto di consumo che diventa economica e consona alla socializzazione pre-adulta, una differenziazione funzionale che non risolve il conflitto tra dipendenza e autonomia.

Accanto ad una riduzione dell'estensione del nucleo familiare ai parenti stretti e alla decrescita delle nascite, nella quale la continuità intergenerazionale è mediata più per affettività che per controllo, essendosi affievoliti i doveri sociali della rete parentale, si è strutturato un crescente intervento delle istituzioni statali mediante agenzie di controllo e socializzazione, favorendo una deresponsabilizzazione delle famiglie nel processo educativo, si è formata una categoria di esperti nel settore familiare sia per le problematiche sociologiche di adattamento che per quelle di tipo economico, senza che tuttavia vi sia una omogeneità di indirizzo e nella perdita progressiva delle tradizioni, emergono sempre più prepotentemente esperienze tra i coetanei di tipo orizzontale che vengono a sostituire i rapporti educativi di tipo verticale, tanto con i genitori che con gli educatori, tutti fattori che nel creare un senso di disorientamento nello scollamento tra generazioni creano nelle nuove generazioni un senso di inutilità sociale, quale risultato della deprivazione di senso e valore delle relazioni familiari.

La riduzione all'interno della famiglia di una più limitata articolazione per età ha ridotto le esperienze comportamentali, semplificando i modelli normativi di riferimento sebbene siano rimasti modelli tradizionali di valori religiosi o politici da trasmettere, costringendo a una continua negoziazione intergenerazionale anche a seguito del venire meno di un legittimo modello di autorità, sostituito dal linguaggio dei diritti riconosciuti ai figli la cui condizione viene nel presente prolungata nel tempo, negando al contempo i rischi connessi all'essere umano dell'esistere senza che i ruoli siano ben definiti con i relativi doveri e diritti.

Nella trasmissione del patrimonio culturale ed economico la famiglia conserva un proprio tradizionale ruolo che permette una maggiore o minore competenza sociale, tanto che è proprio la famiglia che ha mediato la modificazione socio-culturale verso la moderna società dei consumi e dei bisogni prioritari da soddisfare, sono rimaste comunque alcune funzioni sociali di servizio e supporto ai bisogni materiali di assistenza da integrare al welfare attuale in fase di restringimento, anche a seguito del venire meno della capacità di un consumo omogeneo e collettivo tra famiglie stesse, considerando che all'interno di ogni famiglia i consumi sono diventati individuali quale affermazione della propria autonoma personalità.

Tuttavia vi è una contraddizione dovuta alla circostanza che sebbene vi sia una affermazione di individualità interna, molti consumi sono nei fatti parte di consumi familiari più ampi di cui si cerca di ignorare la comune radice, dipendendo molti consumi individuali essenzialmente dalle risorse e dalle regole di redistribuzione familiare, la quota di messa in comune delle risorse e le modalità di distribuzione e consumo dipendono secondo i casi dalla forza coercitiva dell'autorità ma anche da un senso di dovere e di responsabilità assimilato sia dall'ambiente educativo che dagli esempi comportamentali.

Nell'istituzionalizzazione della famiglia lo Stato assume sia una formazione normativa che di controllo, creando le premesse per una serie di conflitti con altri  enti che disciplinano i rapporti familiari, l'intervento dello Stato è visto sia come una  invasione di campo sulle vite individuali e familiari, ma anche una possibilità di  rivendicare diritti e autonomie altrimenti represse dalle istituzioni tradizionali, la  famiglia è risultata quindi da una parte svuotata ma dall'altra sovraccaricata di  nuove funzioni normative ed economiche, d'altronde l'intervento statale ha  evidenziato il latente conflitto tra i singoli membri sollecitando la tutela dei vari diritti,  vi è stata anche in tal modo una tensione tra interessi individuali e quelli collettivi  familiari.

Le politiche sociali hanno una permeabilità tanto maggiore sui confini familiari  quanto questa soffre di una debolezza sociale, vi è pertanto un conflitto tra diritto al  privato e riconoscimento dei diritti di protezione, con una imposizione di forme di  vita sempre più stringenti e limitative, del resto negli stessi interventi pubblici vi è  una mancanza di omogeneità con forme e modi diversificati, agenzie che agiscono  in termini e con obiettivi differenti tutte aventi formalmente per scopo protezione dei  diritti e sostegno, la rete parentale risulta sfilacciarsi e ridursi agli ascendenti con la  conseguente perdita della tradizionale assicurazione contro i rischi sociali derivante  dal rispetto degli obblighi e dei doveri, la ricerca della tutela dell'individuo quale  soggetto di diritti nel creare relazioni irripetibili viene a sfaldare la natura sociale  della famiglia e dell'individuo che in essa si relaziona.

b) I Valori della civiltà europea in rapporto agli altri

(Valori sociali e valori produttivi)

L'immigrazione favorita dai vari processi di globalizzazione in atto pone il problema  del rapporto tra culture che si incontrano e debbono trovare la possibilità di una  integrazione se si vuole evitare una ghettizzazione, la quale se consolidata verrà  nei fatti istituzionalizzata per generazioni, né un puro riconoscimento tutelato sulla  matrice del "culturalmente corretto" può costituire una soluzione in quanto  ricostituisce delle differenze positive comunque conflittuali, le difficoltà sono più evidenti se si pongono in paragone i valori di fondo di cui ciascuna cultura è portatrice.

I flussi migratori nel porre a confronto culture diverse favorisce il concetto fondamentale moderno del relativismo e quale reazione alle difficoltà di identità il fondamentalismo, la cultura globale pone in evidenza la sua trasmissione non biologica ma acquisita per esperienze e modelli, talvolta incoerenti al suo interno, attraverso il gruppo e la comunità con cui si interloquisce in termini non passivi ma circolari, essa è pertanto qualcosa di dinamico che muta nel tempo, l'accelerazione che le nuove tecnologie mediatiche e dei trasporti hanno imposto sulla dinamicità sociale ed economica ha frammentato e reso complesse le varie culture una volta ben identificabili geograficamente, si è creata quindi la difficoltà del rapporto classico tra universalismo e relativismo, in un difficile equilibrio tra la formazione della propria identità e il rispetto delle altre identità culturali.

La cultura è qualcosa in evoluzione nel tempo, descrivibile ma non oggettivizzabile, in quanto ognuno è portatore di una sua particolare identità culturale che si è formata nell'attuale società in ambienti culturali molteplici, la relazione non avviene mai comunque in termini simmetrici e dà luogo a variegate sintesi a seconda del contesto e delle storie vissute.

Caratteristiche della cultura occidentale europea è la rilevanza dell'individuo come essere unico e irripetibile, dotato di una propria razionalità capace di riflettere e risolvere i problemi, socialmente ancorato a forme politiche democratiche, le uniche in grado di garantire le libertà fondamentali, in questo sorretto dalla legge quale espressione di scelte democratiche e limitazione dell'arbitrio, i valori di fondo di questa cultura corrispondono alle esigenze proprie di una logica economica di tipo tecnologico e tendono ad affievolire i rapporti di solidarietà e responsabilità di gruppi ristretti a carattere tribale, favorendo una mobilità da gruppo a gruppo e tendendo a integrare anche come mercato elementi culturali differenti, alcuni autori quali Broomens hanno individuato nelle scienze esatte, quali matematica e fisica, l'elemento logico di sintesi con la cultura europea, che permetta alle culture terze di introdurre un ponte culturale su cui sviluppare il dialogo.

Uno degli elementi fondamentali che congiungono le diverse culture è quello della reputazione che permette una cooperazione ed una reciprocità indiretta, favorendo la selezione di gruppo e quindi la cooperazione contro eccessi egoistici premianti, in questo risiede il controllo dell'informazione che viene accettata in quanto autorevole, "le simulazioni della teoria dei giochi dimostrano che la cooperazione è intrinsecamente instabile: periodi di prosperità cooperativa cedono inevitabilmente il passo a disastri di egoismo.

Ma lo spirito dell'altruismo sembra ricostituirsi ogni volta: e ritroviamo il nostro orientamento morale. Cicli di altruismo ed egoismo sono ben visibili negli alti e bassi della storia umana e nelle oscillazioni dei sistemi politici e finanziari" (91, in Le Scienze, 529, settembre 2012, Perché aiutiamo gli altri, M. Nowak).

Come osserva Sayard la migrazione mette in evidenza l'inconscio sociale, ossia quello che nella società è nell'ombra, il non detto, né il fenomeno può ridursi alla sola componente economica della forza ­ lavoro essa è in realtà una deterritorializzazione culturale, questa difficoltà di una identificazione territoriale produce spazi sempre più indistinguibili e con caratteristiche uniformi, dove la differenza è vista come un business folkoristico tanto che Marc Augè ha coniato il termine di "non ­ luoghi" che a partire dagli aeroporti, centri commerciali e turistici, autostrade, si estendono all'ambiente circostante, fino a rimodellare le realtà locali secondo un immaginario globale, trasformando ciascun luogo in semplici icone.

In questa manipolazione della cultura da Susan Wright definita come "politicizzazione della cultura", nella quale lo Stato con le sue agenzie, le organizzazioni internazionali, le multinazionali, le imprese e i mezzi di comunicazione di massa intervengono nell'omologazione, si assume per reazione la necessità di una propria identità e cultura per gruppi, proprio in opposizione alla permeabilità dei confini, si ripropongono quindi le politiche dell'identità (Eriksen), una rivalutazione delle proprie differenze fondate sulla cultura, l'etnia, la tradizione, sia per l'inclusione che per l'esclusione, con la possibilità di ricostruire il senso dei luoghi e delle tradizioni.

Ogni cultura è fornita di una propria razionalità, di canoni estetici e di un concetto di giustizia e gli individui ne partecipano proprio in quanto membri di quella società, si ha quindi un superamento dell'etnocentrismo dove la propria cultura è vista come naturale e contrapposta alle altre innaturali (Summer), le varie culture sono viste come una totalità nella quale vi è un equilibrio funzionale che permette al sistema di essere autonomo e di riprodursi.

Nadel constata che non vi è una lineare uniformità culturale in rapporto diretto all'esistenza di una entità collettiva ben delimitata, in quanto l'appartenenza al gruppo avviene sulla selezione di alcune differenze culturali che permettono di separare, tanto da far sostenere a Fredrik Barth che sono le differenze culturali strutturate a permettere l'esistenza dei diversi gruppi etnici, ma queste non sono oggettivamente identificabili dall'esterno, bensì criteri soggettivi che permettono il mantenimento dei confini in presenza di una permeabilità territoriale degli stessi, non si tratta pertanto di un ritorno al passato o una resistenza della tradizione quanto la necessità di un "recupero identitario" di fronte all'omologazione della modernità, modernità e tradizione si intrecciano strettamente e sono in parte ricostruzioni di un passato in funzione delle necessità del presente, esse creano miti e simboli necessari nella costruzione di una identità (Hobsbawm ­ Ranger), l'identità acquista per tale via una funzione relazionale e politica, fino a costruire comunità immaginarie che tecnologicamente superino i limiti dei confini dello Stato ­ nazione moderno.

La civiltà occidentale è fondata sui diritti umani di cui si afferma un universalismo teorico che al momento della sua estensione in contesti fuori dall'ambito occidentale presenta problemi applicativi, tanto che è stato affermato un riduzionismo fondato su "urgenza" e "inderogabilità" (Nickel), fino a considerarli dei semplici valori e principi programmatici (Beitz) di cui si deve tentare una applicazione estensiva, altra soluzione è distinguere tra diritti "negativi" e "positivi" rientrando tra i primi i diritti basilari come l'incolumità fisica e la libertà personale più facili da garantire rispetto ai diritti sociali ed economici (Sen), la stessa giustizia sociale nella globalizzazione economica non può essere gestita che all'interno dello Stato in quanto bene supremo economico è la certezza della stabilità gestionale, in ambito internazionale non resta che distinguere fra doveri di "assistenza" e di giustizia, secondo una versione nazionalista del liberalismo (Nagel, Miller) contestata da alcuni autori nell'assunto che l'assistenza deve piuttosto essere considerata come rettifica del danno (Pogge).  Si viene a creare un egualitarismo tra le elites globali a cui sono contrapposte le  differenze culturali tra gruppi e nazioni, la differenziazione partendo da elementi  osservabili attraverso l'identità porta a forme di possibili segregazioni non tanto per  isolare quanto per impedire l'omologazione, dove si sovrappongono le  problematiche economiche e sociali internazionali con quelle interne  all'organizzazione statale (Pierre ­ André Taguieff), entra in gioco la sostenibilità  della crescita nella progressiva redistribuzione della popolazione, in un difficile  equilibrio tra modelli economici e demografici sull'impatto ambientale, in una  tensione tra velocizzazione tecnologica e masse umane, modelli di consumo e  crescita non solo economica ma culturale, le città diventano un laboratorio dove  innovare e sperimentare, una opportunità ma anche una discarica di beni ed esseri  umani, si creano una serie di vasi comunicanti tra aree geografiche con cicli di  crescita e decrescita, declino del welfare, proprio per il suo successo, e nuove  crescite economiche, il tutto su un sistema sempre più globale ma anche chiuso,  con i limiti propri dell'ecologia della Terra (Le Scienze, Dossier Terra 3.0, soluzione  per un futuro sostenibile, n. 500, aprile 2010).

c) Strutture della socializzazione

Nello sviluppo tecnologico vi è una modifica dell'organizzazione lavorativa e  sociale che da meccanica, fondata su gerarchia, divisione e controllo, diventa  organicistica, indirizzata verso i risultati e la prevalenza dei servizi, si ha l'emergere  delle scuole motivazionaliste, da Maslow a Likert , su quelle di impostazione  tayloristica, la maggiore attenzione all'individuo può tuttavia risolversi nella sua  unidimensionalità produttivo/consumistica, dove il sociale a seguito del confluire  delle esperienze in parte negative del `900, di una unidimensionalità del pensiero e  del relativo sistema produttivo, porta ad una crisi dei motivi elaborati ai fini  educativi, riflesso della più ampia crisi delle categorie di analisi proprie della  sociologia educativa classica, da Durkheim a Parsons.

Vi è nell'essere umano il confluire della coscienza di sé e del fattore culturale, che  vengono tuttavia facilmente a configgere in una struttura sociale complessa come è  quella attuale, dove ogni individuo è inserito in più formazioni sociali con esigenze  talvolta in contrasto, circostanza che può condurre a conflitti interiori i quali si riflettono nella frammentazione del vissuto quotidiano sotto l'apparente omogeneità dell'agire.

Nella socializzazione vi è l'acquisizione dei sistemi di regole e ruoli sociali da rendere compatibili con gli elementi caratteriali e i valori personali, il sentimento di identità che si sviluppa si deve integrare con quello di appartenenza ad un gruppo adattandone le regole fondamentali condivise di convivenza, si attua un processo di identificazione e contemporanea creazione di una propria identità (dimensione bifacciale dell'Io e del Noi), l'identità diventa pertanto qualcosa di molto differenziato dal ruolo sociale.

Essa è un misto tra l'Io e il Me, secondo una concezione interazionista (Mead), che permette da una parte la formulazione di regole generali e astratte e dall'altra il riferimento a contesti ben precisi, nel contatto con l'altro l'individuo interiorizza non l'atteggiamento della comunità intera (Mead ) ma solo di quella parte con cui si relaziona (Gertz ­ Wright Mills), il processo di socializzazione al duplice obiettivo dell'inserimento nella società e del conseguimento di una identità personale, la tensione che si viene a creare tra personalità ed esigenze sociali crea un conflitto proprio per le naturali regole restrittive che il modello sociale comporta, il conflitto si trasforma negli estremi e nella rivolta dell'Io o all'opposto in un annichilimento, ma anche normalmente in un mutamento adattivo, in un compromesso tra esigenze della personalità ed esigenze sociali.

Nella socializzazione intervengono la definizione dei ruoli e delle funzioni relative alla struttura sociale oltre che la capacità di socializzazione degli individui stessi, per fare questo l'individuo deve poter disporre di modelli precisi da imitare e ampie informazioni sulla struttura e le regole su cui essa appoggia, compito preciso delle varie agenzie di socializzazione è quindi di evitare informazioni contraddittorie, circostanza ancor più difficile per la crescita della complessità e della pluralità di interlocutori anche grazie ad una progressiva decentralizzazione accompagnata dal moltiplicarsi degli interlocutori stessi (Simmel).

Il processo sociale accelerato crea un senso di provvisorio che si trasforma in una relatività dei valori e non impegno, le strutture sociali vengono intese come qualcosa creato da ripetizione delle azioni dei singoli (King), la stabilità e regolarità della struttura è data dal ripetersi di un insieme di relazioni che possono essere normate al fine di stabilizzare e istituzionalizzare le strutture stesse in termini di certezza, i ruoli che in tal modo si costituiscono formano lo scheletro dell'organizzazione su cui imbastire le relazioni, le quali nella stabilizzazione vengono a gerarchizzarsi sia nei fatti che nella formalizzazione normativa (Gurvitch).

Nella struttura sociale moderna, le istituzioni sono le colonne portanti regolamentari per compiere le funzioni necessarie alla crescita e riproduzione del sistema ( Parsons ), tuttavia un eccesso di regolamentazione o appesantimento organizzativo, come un cambio culturale o ambientale può bloccare il sistema con la conseguente necessità di destrutturare o introdurre nuovi modelli al fine di riacquistare efficienza ed efficacia nell'azione, questo alternarsi tra flessibilità e rigidità (Cesareo) è favorito dai gruppi alternativi al potere e dalle circostanze ambientali che favoriscono l'esplodere dei modelli alternativi altrimenti limitati e circoscritti entro ambiti di nicchia limitati.

Il processo educativo si pone tra conservazione e innovazione, strutture sociali e variabili personali, in una società nella quale la complessità impone specializzazioni funzionali e isolamento dei sottosistemi (Kuhmann), con la conseguenza di una sempre possibile autoreferenzialità in cui si perdano gli obiettivi educativi della socializzazione politica, culturale e professionale, della qualificazione lavorativa e della coesione sociale data anche dal fornire le necessarie opportunità per una autorealizzazione, obiettivi alquanto difficoltosa in una società dove la validità della tradizione e il principio di autorità, necessari per la relazione educativa (Durkheim), si sono dissolti creando una naturale incertezza e favorendo forme di "segregazione generazionale".

L'inserimento dei giovani nella società è mediata attraverso una serie di agenzie di socializzazione che vanno dalla famiglia, alla scuola, ai mezzi di comunicazione di massa, alle associazioni varie, ai partiti, alle istituzioni religiose, fino ad arrivare ai gruppi informali come quello dei pari, in particolare nonostante tutte le trasformazioni la famiglia resta l'istituzione primaria nella crescita e socializzazione dei giovani sebbene ne sia stato previsto il superamento (Cooper) essa resta la fonte primaria funzionale al complesso sociale (teoria dei funzionalisti, Parsons) selezionando i messaggi e condizionando l'interiorizzazione normativa, questo sebbene sottoposta ad una espropriazione a favore di agenzie esterne.

L'estrema fluidità sociale quale risultato dell'economia globale e della crescita tecnologica porta alla rottura delle reti di solidarietà sociale fondate sulla stabilità territoriale del gruppo, e il rapporto diretto intergruppo, i mezzi di comunicazione di massa da passivizzanti hanno acquisito una capacità interattiva che tuttavia crea gruppi in cui le emozioni sono ampiamente semplificate dalla mancanza della fisicità, oltre ad una bolla informativa dove manipolazione/verità, frammentarietà/ completezza si aggrovigliano creando disorientamento e incertezza, ma al contempo un apparente senso di illimitati confini, si ricreano gruppi tribali in rete a cui l'individuo può aderire accogliendone linguaggio, riti e miti, l'educazione nello sfruttare i nuovi mezzi è obbligata a introdurre elementi di analisi critica delle informazioni ricevute e delle nuove modalità di organizzazione e uso dei saperi.

La comunità è a sua volta, per i giovani, con il gruppo dei pari, uno degli elementi di socializzazione informale più penetrante in quanto avvolgente e costante, dove dinamicità e contemporanea staticità fondata su valori normativi, vengono a fondersi dando luogo ad un imperativo etico ed alla ricerca di una qualche autorealizzazione, nella comunità informale si cerca la realizzazione dei propri bisogni secondo relazioni di tipo gratuito "materno" in opposizione allo scambio economico fondato sulla prestazione proprio della struttura sociale, elementi che vengono a fondersi in una comunità organizzata, là dove nella società la razionalità intrinseca della struttura organizzativa è accettata o imposta con la forza, nella comunità la struttura si basa su relazioni effettive coerenti intorno ad un significato condiviso indipendentemente da qualsiasi valutazione sull'efficienza, come tale la "comunità" fornisce un significato ad ampio spettro dal sé al modo di interpretare il mondo, inserendosi positivamente o in contrasto con la società nella lettura e controllo delle proprie ansie in rapporto alla complessità ambientale, l'individuo acquista o consolida una propria identità superando la solitudine e neutralità affettiva della massificazione sociale.

Nella "comunità" rientrano oltre alla famiglia e alle comunità territoriali i "gruppi dei pari", l'identificazione che il gruppo permette attualmente può essere minata dalla necessità di appartenere a più gruppi le cui diverse regole portano a conflitti interni, tensioni dovute al perdersi del senso di appartenenza tra più gruppi e al sovrapporsi tra le varie fonti di valori, nell'identificazione con il leader l'adolescente può scegliere per la prima volta il potere senza subirlo, il gruppo diventa quindi un riferimento nell'adozione degli stili di vita fino a potere diventare elemento di devianza, esso ponendosi tra l'individuo e le formazioni sociali maggiori diventa un laboratorio per sperimentare nuovi tipi di relazioni e stili da istituzionalizzare eventualmente nel futuro, la stessa cultura giovanile è espressione del contrasto, della necessità di ricercare e affermare un sé contro modelli imposti socialmente dove in presenza di forti differenze culturali etniche o di nazionalità si può trasformare in effettivi comportamenti devianti.

I ricongiungimenti in età adolescenziale portano molte volte ad un doppio trauma, dell'abbandono iniziale e del successivo sradicamento dalla società di origine per ricongiungersi con genitori ormai sconosciuti, le problematiche dell'inserimento si risolvono nel rifugiarsi in gruppi dei pari dai comportamenti alternativi a quelli riconosciuti e accettati, per non risultare perdenti ci si pone all'esterno tra i propri pari favorendo quelle che i sociologi chiamano "costruzioni delle classi pericolose", con la sostituzione delle più complesse e difficili politiche sociali con le politiche penali e di controllo amministrativo la sicurezza sociale diventa un fatto di esclusiva sicurezza giudiziaria, evitando il complesso percorso del riconoscimento (Ambrosini, Queirolo Palmas).  3 ­ Percorsi storici nazionali nella cittadinanza e nella società globale

a) Dalle origini all'ottocento

Alla metà del `900 il sociologo inglese Thomas Humprey Marshall propose di  suddividere la storia della cittadinanza in tre fasi relative a tre periodi storici ben  definiti caratterizzati da grossi rivolgimenti, il XVIII secolo per la conquista dei diritti  civili, il XIX secolo per i diritti politici e il XX per i diritti sociali, la distinzione che  appare utile da un punto di vista didattico è eccessivamente schematizzata, tuttavia  evidenzia lo stretto rapporto che si crea con lo Stato non tanto da un punto di vista  formale quanto con il mondo di aspettative, diritti, doveri, inclusioni ed esclusioni  che in esso è racchiuso.

Secondo la concezione aristotelica ( Politica ) la cittadinanza è legata  all'appartenenza alla polis ma non è estesa a tutti bensì solo ai cittadini maschi  adulti che hanno il diritto/dovere di partecipare all'attività politica assembleare, la disuguaglianza è qualcosa di naturale in cui vengono riconosciute le differenze gerarchiche che la natura stessa crea, lo stesso concetto è ripreso in ambito romano dove Cicerone afferma essere fondata la repubblica sul primato dell'utilità comune e sulla libertà che ha il popolo nel decidere leggi, giustizia, guerra e pace, senza che questo venga a disconoscere le profonde differenze di diritto esistenti tra i soggetti che compongono la repubblica, tuttavia la comune appartenenza al popolo permette di superare il concetto ristretto di polis nel più ampio concetto di ecumene universale fino alla massima espansione della Constitutio Antoniniana del 212 d.C.

La tradizione civica repubblicana unita all'idea di libertà nell'inclusione in un corpo politico differenziato, viene ripresa nel periodo comunale a partire dal XII secolo, dove cittadinanza e differenziazione convivono nella metaforica rappresentazione del corpo umano che la Chiesa in termini mistici assimila al corpo politico, tutte le membra concorrono al buon funzionamento secondo le proprie qualità e capacità, a cui alle parti nobili (cuore e cervello) si affiancano le parti più umili dalle funzioni operative manuali (mani e piedi), la scala gerarchica che si forma deve tuttavia essere fondata sulla necessaria collaborazione armonica per mantenere vitale la civitas, la partecipazione diventa prerogativa e dovere in un feedback tra identità individuale e appartenenza, dove le libertà godute dai suoi membri si arricchiscono della gloria che ciascuno secondo propria misura deve apportare.

Solo a partire dal XVI Secolo a seguito delle guerre civili che insanguinarono l'Europa iniziando dalla Francia, si venne ad elaborare un concetto di cittadinanza che escludeva qualsiasi interferenza tra suddito e sovrano (Bodin), i rapporti con le varie altre autorità cittadine o feudali riguardavano privilegi fiscali o immunità giudiziarie derivanti da concessioni del potere sovrano, a cui solo si doveva ubbidienza quale suddito e per tale via si entrava a far parte dello Stato godendo di determinate garanzie e libertà (politiques); a questi si affianca il pensiero giusnaturalista, che partendo dall'individuo come essere in natura privo di vincoli concepisce il prodotto artificiale del contratto, strumento atto a creare l'ordinamento politico necessario al superamento di una guerra continua propria dello "stato di natura", il sovrano assoluto diventa per Hobbes l'elemento necessario per imporre la pace sociale con il rispetto del contratto iniziale, pertanto solo nella qualità di suddito si acquista la cittadinanza. Il passaggio dal sistema corporativo medievale della città a quello giusnaturalistico del suddito rispetto all'unico potere riconosciuto sovrano, non avviene in forma netta ma si sovrappongono in vario modo per tutto il XVII e XVIII secolo, periodo in cui vi sono lotte e rivoluzioni sia in Inghilterra che in Francia, ma è soprattutto nella prima che attraverso il succedersi di due rivoluzioni, quella puritana del 1649 e la "gloriosa rivoluzione" del 1688, che avviene il passaggio successivo del giusnaturalismo nel riconoscimento di un "soggetto di diritto" fornito di una propria serie di diritti relativi alla libertà e proprietà, in un ambiente di tolleranza dove la proprietà è frutto e premio del proprio lavoro (Locke), prerogative sancite nel Bill of rights , un modello politico-istituzionale di lunga fortuna che sfocerà nel governo parlamentare.

Con la rivoluzione francese si ha una ridefinizione radicale dell'ordine politico mediante la creazione della Nazione sovrana quale nuovo ente collettivo, si individua un criterio di cittadinanza fondato sul principio di inclusione ­ esclusione, dove l'ordine dei diritti non è un automatismo ma frutto della volontà della Nazione e delle leggi da essa emanate (Sieyes), si superano definitivamente i corpi sociali intermedi quali le corporazioni dando il via ad un accentramento istituzionale dove lo Stato acquista una valenza autoritaria superiore (Hegel), lo Stato ­ nazione si sostituisce all'unità rappresentata dalla persona mistica del re (Fichte) e in esso la cittadinanza, nell'implicare l'appartenenza alla nazione,conduce al riconoscimento dei diritti fondamentali di cui l'eguaglianza ne è la principale componente, che poggia sulla premessa delle tutele della libertà e della proprietà secondo un pensiero che va da Locke ai fisiocratici.

Si ha una table rase dell'antico ordine che si spinge nel giacobinismo, sotto la pressione della guerra difensiva, al pericoloso coincidere della cittadinanza con la nozione di "virtù", per cui solo coloro che sono virtuosi nell'agire per il bene pubblico possono definirsi cittadini, un principio che inaugura la strada percorsa in varie forme tra `800 e `900 del "dispotismo della libertà", ma che permette anche di creare il "codice civile" quale pilastro della nuova cittadinanza individuale e borghese.

A questa concezione si oppone la vicenda britannica dove il principio portante dell'inhertance , quale eredità che non può essere decisa di costituzione, diritti, forma di governo (Burke), fa sì che l'ordine non può essere imposto né voluto in quanto l'ordine "si fa" ponendosi in termini riformisti alternativi all'astratta radicalità rivoluzionaria, nell'ambito della cultura tedesca rifacendosi ai rivolgimenti francesi si sviluppa il "paradigma storicistico" dove è la storia a prevalere sull'individuo, la collettività crea il popolo che non da un contratto individuale bensì da uno sviluppo storico ­ spirituale si definisce e si realizza nello Stato, nella dialettica hegeliana dall' individuo e dal popolo ­ Stato nascono i diritti e la necessità per lo Stato stesso di non essere solo tutore dell'ordine e dei diritti, ma anche parte attiva di una civilizzazione che Fichte radica nella storia e nello spirito del popolo.

Sia nel paradigma francese che in quello tedesco si manifestano i possibili estremismi rivoluzionari e nazionalisti che avranno la loro massima espressione nel corso del `900, attraverso le due Guerre mondiali e l'instaurarsi di dittature di destra e di sinistra, d'altronde il sistema inglese nonostante la forza del suo modello è troppo legato alla contestualità delle sue vicende storiche per potere essere riprodotto con successo, si fa avanti il modello americano dove la libertà individuale e collettiva è individuata come un valore che spinge alla eguaglianza di opportunità e ad un ordine che tutela sia l'iniziativa privata che l'amore di patria per una ricerca continua di "frontiere" da superare (Tocqueville).

Tuttavia il modello americano si afferma pienamente solo nel corso del `900, l'ottocento è il secolo inglese, l'età vittoriana, dove l'Inghilterra consolida il suo modello attraverso l'espandersi parallelo di una profonda industrializzazione e di un vasto impero coloniale, il carattere progressivo ed evolutivo dell'umanità che si rispecchia nel rapporto libertà ­ progresso ­ civiltà viene supportato scientificamente dalla teoria evoluzionistica di Darwin e Spencer , ma parallelamente emerge la "questione sociale" a cui dare risposta che nei sommovimenti del 1848 e nella Comune di Parigi (1870) si pone con forza in evidenza, la risposta è comunque un maggiore intervento statuale a favore dei bisogni vitali dei suoi cittadini che assume teoricamente forme diverse dal new liberalism inglese, al solidarismo positivista francese fino ai teorici dello Stato amministrativo tedesco.

In questi cambiamenti e fervori dottrinali si realizzano tre linee di cittadinanza, quella socialista nella quale convivono una lotta all'ordine liberale esistente ed una richiesta di integrazione sociale attraverso la rivendicazione dei "diritti", la contraddizione viene superata attraverso l'idea di essere una pura strategia tesa alla creazione di un nuovo stato, rimane tuttavia una lotta tra le due anime "massimalista" e "revisionista" (Bernstein), il liberismo si evolve a sua volta verso un maggiore interessamento del pubblico sulla questione sociale con interventi mirati dello Stato (new liberalism), infine nel campo cattolico nasce un nuovo fervore associativo riformulando in termini moderni l'antico corporativismo medievale, conciliando in tal modo difesa della proprietà privata, ordine sociale e protezione delle classi più disagiate (Rerum Novarum ­ Leone XIII,1891).

In ambito istituzionale il discrimine nel continente è il periodo che va dal 1848 al 1870, dove una serie di guerre e rivolgimenti portano prima alla rottura degli equilibri esistenti e quindi alla creazione di nuovi Stati (Italia e Germania) oltre che ai cambiamenti istituzionali in Francia e in Austria ­ Ungheria, mentre in Germania prevale l'idea di comunità organica fondata sulla comunanza culturale, linguistica e razziale (jus sanguinis), in Francia con la fondazione della Repubblica dopo il 1870 prevale il concetto di assimilazione culturale, anche e soprattutto grazie all'educazione scolastica (jus soli), relativamente all'Italia con l'unità si manifesta quella che è una debolezza culturale, una divaricazione tra il modello proposto e la prassi quotidiana, quella definita da Metternich come una "espressione geografica", nella molteplicità delle sue identità si crea la prassi di un "trasformismo" spinto consono alla governabilità, dove all'accentramento delle forme istituzionali nate dalla paura di una frammentazione corrisponde una debolezza nella pratica e nel quotidiano politico.

Nel corso dell'ottocento il discorso sulla cittadinanza evolve dal razionalismo alla riflessione sulla razza (Gobineau), la metafisica dell'eguaglianza viene sostituita da una nuova lettura della selezione darwiniana, la quale è vista come una legge scientifica che impone l'attenzione sull'aggregato sociale, che è la Nazione, rispetto agli interessi individuali, in una lotta continua tra Stati che ne sono l'espressione storica, i conflitti acquistano una forza totale di cui l'evoluzione tecnologica ne è parte, nasce al contempo il nuovo rapporto della cittadinanza coloniale quale struttura giuridica di una globalizzazione coloniale, si mettono le premesse per i futuri drammi ma anche le basi scientifiche dell'avvenuta esclusione della donna dalla sfera pubblica, avvenuta a partire dalla Rivoluzione francese, quale riconduzione alla sfera privata. b) Età moderna e globalizzazione

Nel corso del novecento vengono contemporaneamente alla superficie sia le  implicazioni maturate nel corso dell'ottocento sulla razza, la Nazione e i diritti sociali  attraverso le organizzazioni, sia la negazione dei diritti e delle libertà atraverso il  singolo individuo ma soltanto nel collettivo, la libertà e l'autonomia del soggetto è  ridotta attraverso strumenti quali il partito, la Nazione /Stato e la razza, i diritti  passano esclusivamente attraverso questi filtri che li regolano e li riconoscono, la  fucina per un tale ribaltamento dei valori ottocenteschi è la tragedia totalizzante  della Grande Guerra dove avviene un inquadramento generale della società per  sostenere l'immane sforzo sociale, economico e tecnologico.

Nella Russia la rivoluzione bolscevica instaura il potere del partito unico quale  espressione di una minoranza che si pretende qualitativamente determinata, la  quale attrae a sé progressivamente le masse fornendone una coscienza, nella lotta  giacobina tra borghesia e proletariato alcune categorie sono totalmente private dei  diritti politici, mentre altre ( operai vs. contadini ) vengono differenziate, si  introducono parimenti i diritti politici allo straniero che rientri nelle categorie  menzionate, si elimina la distinzione tra Parlamento e Governo vedendo in  quest'ultimo un comitato d'affari della borghesia, creando pertanto una forma di  governo assembleare.

Nel regime fascista prevale lo Stato in cui tutto deve confluire, lo stesso partito  unico e la milizia che lo sostiene ne fanno parte, si ha una riduzione dei diritti con le  "leggi fascistissime" degli anni venti e la dialettica parlamentare viene riassunta e  ricompresa nel "corporativismo" tutto si enfatizza nella figura del duce quale primo  organo dello Stato monarchico e fascista, nella ricerca della creazione del "nuovo  uomo" si perviene, attraverso l'esaltazione della forza fisica alla esaltazione della  razza e alle conseguenti leggi razziali sulla cittadinanza, si ha per questa via una  assimilazione al nazionalsocialismo, dove il partito non è qualcosa di elitario, come  in Russia, ma è la totalità identitaria del popolo in cui il Fuhrer ne è vertice e  suprema istituzione, per cui si uniscono le funzioni partitiche ed istituzionali di capo  del partito, dello Stato e del Governo, la legalità che da lui discende è fondata sui principi totalitari di razza, sangue e terra che diventano discrimine per la concezione nazista radicale di inclusione ed esclusione dalla cittadinanza.

In opposizione ai vari totalitarismi si recupera l'importanza delle associazioni e dei corpi intermedi volontaristici, quali alternative democratiche ai partiti unici e alle corporazioni nell'incontro Stato/individuo, lo Stato quale struttura istituzionale neutrale deve in attuazione della sussidiarietà aiutare le varie realtà sociali (Sturzo, Quadragesimo Anno ­ 1931 ), ossia diventare istituzione delle istituzioni (Hauriou),condizione di equilibrio dialettico tra le parti costituenti la società si evidenziano le contraddizioni delle società liberali ante guerra dove prevale una eguaglianza formale, vi è quindi la necessità di una eguaglianza sostanziale che conduca ad uno stato sociale di diritto (Maritain), nella ricerca di porre l'individuo al centro della società al fine di impedire il ritorno al totalitarismo si sgancia il soggetto dalla centralità statale, creando una nuova relazione di cittadinanza.

Nel secondo dopoguerra i partiti acquistano definitivamente una funzione di massa e di socializzazione, cinghia di trasmissione tra realtà locali e poteri centrali, le differenti ideologie che li sorreggono fanno sì che l'incontro avvenga più sul piano "esperienziale" che su un inquadramento giuridico che porterebbe all'irrigidimento istituzionale (art. 49 ­ Cost.), una evoluzione che a seguito dello sviluppo economico e dell'individualismo che ad esso consegue, induce tra glia anni '70 e '80 ad un processo di "presidenzializzazione", con l'accentuazione dei poteri di vertice e un parallelo antipartitismo culturale, che nel modificarne le strutture creano un rapporto di stabilità ambivalente tra individuo e partiti.

In ambito internazionale fra il 1946 e il 1948 vi è la "Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo" dove si tende a sganciare gli stessi da un riferimento obbligato allo Stato, acquisendo una propria autosufficienza quale espressione di una completa emancipazione umana, l'Unione Europea a partire dal 1951 (CECA) costruisce una legittimità fondata sugli interessi in comune più che sull'identità, caratterizzandosi operativamente quale uno spazio dei diritti che opera non su Costituzioni ma attraverso un susseguirsi di trattati in un sistema a rete, fino a istituire una "cittadinanza europea" con i Trattati di Maastricht (1992) e Lisbona (2008), dove la cittadinanza dell'Unione è un complemento dell'originaria cittadinanza nazionale, in cui tuttavia non vi è traccia di doveri dando quindi luogo a interpretazioni estreme di attribuzione di soli diritti tanto verso lo Stato di cui si ha la cittadinanza che verso gli altri Stati dell'U.E., il principio di sussidiarietà riguarda tanto l'aspetto verticale tra istituzioni che orizzontale con la società in generale, senza che tuttavia l'insieme di organi dell'Unione produca una persona giuridica a sé quale è uno Stato, si ha quello che Grossi definisce come un ritorno all'ordine giuridico medioevale.

L'interagire della trasformazione degli Stati, dello sviluppo delle istituzioni internazionali, dei flussi finanziari attraverso le nuove tecnologie e delle multinazionali, portano ad affermare il concetto di governance quale alternativa al tradizionale government , venendo meno un unico centro di governo istituzionalmente riconosciuto sostituito dall'interazione tra diversi livelli e soggetti, si ha quella che è stata definita come globalizzazione la quale con lo sviluppo delle comunicazioni favorisce una mobilità altrettanto globale, in un intrecciarsi di tipologie e motivazioni, si creano quindi nuove esigenze di cittadinanza ma anche il rischio di conflitti nell'usufruire dei vari welfare tra vecchi e nuovi cittadini, il rapporto tra inclusione ed esclusione diviene più complesso e foriero di lotte e contestazioni, considerando lo svilupparsi di pensieri individualisti consoni alle economie avanzate nei quali prevalgono continue rivendicazioni di diritti, si crea in altre parole una conflittualità intergruppo che può trasformarsi facilmente in un nuovo mercato dei diritti istituzionalizzati.  Seconda Parte

4 ­ La costituzione e il sistema politico

a) La Costituzione come rete civica

La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 all'art. 13 riconosce a ogni  individuo il diritto di lasciare il proprio paese e di farvi ritorno, ma all'art. 14 si limita  a riconoscere non un diritto all'immigrazione, che diventerebbe difficile da gestire in  maniera semplicemente aperta senza considerare il contesto, bensì un più ristretto  "diritto d'asilo" a favore di coloro che si sottraggono alle persecuzioni, si creano  pertanto differenti livelli giuridici all'interno della società che possono diventare  problematici con il moltiplicarsi dei numeri, dove la pretesa universalità dei diritti  entra in conflitto con le dinamiche storiche e le necessità organizzative, nonché i  limiti sociali ed economici, in cui la governabilità dei flussi entra in conflitto con la  loro estrema variabilità nell'intreccio degli innumerevoli poteri governativi e  internazionali coinvolti, occasione per un nuovo mercato.

L'immigrato ancor prima del rapporto di cittadinanza e dell'applicazione dello ius soli  , nel quale prevale la relazione con lo Stato come organizzazione politica territoriale  fornita di proprie regole, o all'opposto dello ius sanguinis , nel quale la comunità  nazionale è intesa quale condivisione culturale derivante normalmente dalla  comune discendenza, i cui campioni storicamente risultano essere la Francia per lo  ius soli e la Germania per lo ius sanguinis, pone il problema se perseguire politiche  di assimilazione nella comunità nazionale o all'opposto di eventuali forme di riconoscimento pubblico dei vari pluralismi culturali, campione della prima ipotesi è stata la rigida laicità della Francia nella seconda il pragmatismo della Gran Bretagna.

L'assimilazionismo etnoculturale con la ricerca di una completa assimilazione alla cultura ospitante (Germania), civico con la distinzione tra sfera privata e pubblica nella quale ultima deve esservi l'accoglimento dei valori culturali della Nazione (Francia), o all'opposto il pluralismo civico dove valori e interessi vengono trasferiti dal privato al pubblico a patto che non ledano i diritti degli altri cittadini (Gran Bretagna), presentano problematiche sia nell'accettazione dei valori laici dello Stato nazionale che all'opposto nel pericolo di comunità volontariamente auto-segregate per pressioni interne tali da limitare i diritti individuali, come si può ben dedurre vi è comunque il rischio in tutte le ipotesi esaminate di creare comunità segregate.

Il multiculturalismo come semplice riconoscimento nella sfera pubblica dei valori culturali privati può condurre alla frammentazione culturale e conflittuale dello Stato, in particolare se l'esasperato etnocentrismo che ne consegue diventa fonte di accesso alle risorse pubbliche mettendo in discussione la neutralità liberale dello Stato stesso, facilitando il sorgere di nuovi confini, riportando all'interno della nazione i conflitti post-coloniali, (Sayad) tanto da indurre a teorizzare la "denizenship" quale possibilità di godere pieni diritti senza dovere acquisire la cittadinanza, con la conseguente possibilità di disaggregare i diritti stessi (Mezzadra).

I diritti fondamentali della persona che la Costituzione pone alla base dei rapporti sociali si esplicano innanzitutto nel diritto alla libertà, quale diritto personale e indisponibile, ossia non sostituibile né economicamente valutabile, incardinato nella persona dalla nascita alla morte e pertanto indisponibile, questo non esclude le modalità di godimento dello stesso diritto che ne definisce il contenuto in rapporto agli interessi dei vari settori di vita, né l'obbligo di rispettare l'altrui diritto con i correlati diritti soggettivi assoluti.

Tra i diritti soggettivi assoluti rientrano diritti pubblici e privati quali i diritti reali, i diritti della personalità, i diritti familiari, i diritti di partecipazione o di appartenenza che in ambito politico per i cittadini diventano diritti politici, ecc., accanto a questi diritti individuali si manifestano interessi collettivi, quali ordini professionali o associazioni sindacali, e interessi diffusi la cui titolarità appartiene ad una pluralità di soggetti disomogenei, non necessariamente organizzati anche se soggettivizzabili per legge in interessi collettivi come nelle ipotesi delle associazioni dei consumatori o a tutela dell'ambiente.

Le situazioni giuridiche soggettive dei diritti non si risolvono sempre in vantaggi, ma possono comportare anche degli oneri creando situazioni miste tanto in ambito pubblico che privato, lo scontro tra diritti ancor più se fondamentali porta alla necessità di un bilanciamento nel quale prevale il criterio di specialità, come nell'ipotesi del diritto alla salute (art. 32 Cost) che prevale su altri diritti potenzialmente in contrasto, ma fondamentali sono altresì i principi contenuti nei primi 12 articoli della Costituzione, d'altronde i diritti comportano anche dei doveri in senso stretto inderogabili (art. 2 Cost) se si vuole mantenere funzionante un sistema sociale, accanto ai diritti di libertà vi sono poi i diritti sociali a carattere solidaristico nei quali è necessario l'intervento pubblico essendo prestazioni di dare o facere (es. artt. 24, 32, 34- c. 3 Cost), necessitano quindi di attuazioni legislative e regolamentari per cui alla base vi è una decisione politica del livello o standards economicamente e socialmente sostenibile ed accettabile, trattandosi di valutare e intervenire su interessi e diritti non sempre coincidenti.

L'art. 2 della Costituzione nel riconoscere i diritti inviolabili dell'uomo pone dei limiti al potere di revisione costituzionale, esso si riferisce ai diritti nel loro insieme, indipendentemente dai singoli casi specifici trattati dagli artt.13, 14, 15, 24 (libertà personale, di domicilio, di comunicazione e di difesa), ossia a quei principi (liberale, solidaristico, ecc.) che si traggono dall'insieme delle norme che riconoscono i diritti ( Corte Cost., sent. n. 63/2005), ne consegue l'illegittimità anche nell'ipotesi di un restringimento tale da apparire uno svuotamento di contenuto, viceversa appare per molti legittima una semplice sospensione temporanea ampiamente motivata, analogamente i limiti al potere di revisione si estende ai doveri inderogabili di solidarietà economica, sociale e politica di cui alla seconda parte dell'art. 2 Cost. (Marini ­ Guzzetta), a questi si affiancano le garanzie di natura organizzativa.

I diritti costituzionali più rilevanti coinvolgono l'eguaglianza formale e sostanziale e la pari dignità (art. 3), la libertà personale (art. 13) a cui sono correlate le riserve di legge e giurisdizionale, la ricorribilità in Cassazione, la libertà di domicilio (art. 14), la libertà di manifestazione del proprio pensiero (art. 21) nei limiti indicati dallo stesso art. 21, u.c., la libertà di stampa (art. 21), la libertà e segretezza della corrispondenza (art. 15), la libertà religiosa (art. 19), la libertà di insegnamento (art. 33), il diritto di associarsi (art. 18) e la libertà di riunione pacifica e senza armi (art. 17), i diritti alla salute (art. 32), i diritti politici (art. 48), i diritti e doveri all'istruzione (artt. 33 e 34), i diritti e doveri della famiglia (art. 29), infine una serie di articoli relativi ai diritti e doveri connessi al lavoro.

Tali diritti hanno limiti sia soggettivi che oggettivi, se per questi ultimi vi è una distinzione tra limiti fissati o desumibili dalla stessa Carta Costituzionale, per i primi la Costituzione differenzia tra cittadini e stranieri per i quali le garanzie costituzionali si estendono a seguito di precise indicazioni (a "tutti" o a "nessuno") o per l'utilizzo di formule impersonali, nell'ipotesi di diritti attribuiti ai soli cittadini il legislatore può estenderne il godimento agli stranieri con alcuni limiti come ad es. il voto politico, salvo il limite in tal caso positivo dell'art. 10, c. 2 Cost..

Questa serie di diritti riconosciuti e tutelati sono il frutto di una cultura della persona e della convivenza civile fondata sulla tolleranza e il senso civico di matrice illuminista, che a sua volta affonda le radici nel pensiero umanista riformista del rinascimento quale riscoperta e rielaborazione della cultura classica, vi è pertanto la possibilità di una incomprensione di fondo nel raffronto con altre culture, tanto che il rispetto delle altre culture può essere del tutto mistificatorio potendosi risolvere nel rispetto del diritto di negazione dei diritti stessi e non della loro legittima disciplina, circostanza che si è già risolta in alcune grandi città della Francia e della Gran Bretagna nella costituzione di società parallele in determinati quartieri (Schneider), le identità non possono sopprimere la necessità dell'eguale cittadinanza che comporta una libertà comunque non assoluta per alcuni a danno di altri, ossia illimitata, l'affermazione dei valori costruiti sulla propria identità non può essere tale da assorbire le altre identità, vi è pertanto la necessità di riaffermare i valori laici, super ­ parte, sui quali è fondata la convivenza democratica (D'Arcais).

I valori costituzionali diventano quindi una rete civica problematica su cui costruire e innestare le varie culture, problematica in quanto vi è la necessità di mantenere al contempo elasticità e fermezza, dove necessita un lavoro coordinato delle varie agenzie di socializzazione con fallimenti previsti e frequenti, sempre esposta al  rischio di un massimalismo o di un abuso, in cui accanto all'adozione di codici etici  l'esempio risulta fondamentale e l'estrema mobilità delle persone, a seguito della  pressione demografica ed economica, su terre già densamente abitate e della  tecnologia crea difficoltà nella stabilizzazione e comporta una continua ricalibratura.

b) Crisi di sistema e Stato

Il problema dell'immigrazione non fa che esasperare i deficit strutturali nazionali  derivanti dal dilemma della debole identità nazionale, che si risolve in uno Stato  debole a fronte dei partiti o di altri poteri, di una modernità contraddittoria che sfocia  nella frammentazione e politicizzazione esasperate delle classi dirigenti, i vincoli  finanziari imposti dal patto di Maastricht e dall'esposizione del debito sui mercati  internazionali ha ulteriormente accentuato la crisi sistemica, a questo si è aggiunto  un'espropriazione delle funzioni statali sia verso organismi a livello superiore che  verso gli enti minori, dove regioni e città hanno acquistato una rilevanza maggiore  quale espressione di figure nuove di leaders in un mutamento gerarchico  istituzionale, dove conflittualità e dibattito si sono spostati a livello locale (Crainz,  Ignazi, Salvadori, Schiavone).

Lo sviluppo dell'informatica unita alle accresciute possibilità di movimento ha creato  due immagini contrapposte rivelatesi entrambe irreali, quella degli "apocalittici" che  vedono in esse il pericolo della disgregazione sociale e quella del tutto paradisiaca  degli "integrati", che prospettano un mondo perfetto pieno di paradisi tecnologici,  entrambi superati dalla realtà di un intreccio tra reti reali e reti virtuali, dove il  vecchio viene a mediare faticosamente con il nuovo, la rete è integrata con gli altri  media e nell'interazione sociale può esservi un effetto positivo di rafforzamento dei  legami sociali ma anche i pericoli di un moltiplicarsi dei fenomeni di devianza, le  comunità virtuali hanno in sé geneticamente l'individualismo proprio del modello di  socialità sviluppato negli scorsi decenni e che si riflette nelle relazioni economiche e  politiche, quella che è stata definita come un nuovo modello di urbanizzazione dove  prevale una generale privatizzazione aggressiva della società, con un sempre più  marcato distacco tra cittadini e Stato (Castells ­ Baumann). Vi è il mito di una memoria infinita che finisce per appiattirsi su se stessa in un tempo presente continuamente riprodotto, che sprofonda in un continuo chiacchiericcio deprivante del tempo della riflessione, la continua esternalizzazione della memoria individuale in un processo di estensione della memoria collettiva in un eterno presente impedisce il radicarsi di una storia collettiva condivisa in fatti ed eventi precisi, il pensiero si spezzetta all'infinito in un flusso crescente dove l'apparente immortalità promessa dalla rete viene a collassare nell'auto-riprodursi infinito fino al suo annullamento, la qualità apparentemente eliminata dalla infinita quantità riemerge nel tempo, nella rete si ricrea la lotta tra gruppi sociali rilevanti per il controllo della memoria in un processo di costruzione di nuove identità dove il vecchio Stato nazionale può perdere coerenza sfilacciandosi (Bauman).

La rete informatica nel rendere estremamente fluida la globalizzazione si adatta perfettamente alle aggregazioni estemporanee e liquide su determinati argomenti mobilitando le forze sociali senza un'apparente organizzazione centrale, superando i vincoli propri delle istituzioni statali, creando, anche grazie al fatto di essere un sistema di comunicazione, una cultura fluida secondo la dimensione temporale della rete fondata su un eterno presente, distaccato dal tempo storico della realtà (Castells), come attualmente la classe media in ambito economico è quella che ne soffre maggiormente, sono gli stati medi organizzativamente più deboli che vengono a declassarsi verso le macro-strutture statali saldamente organizzate.

A livello locale vi è stata una risposta in termini di network comunitari secondo un carattere locale/globale che riferisce i confini della città secondo una "cittadinanza" slegata dal territorio e dai confini amministrativo/politici, l'incontro tra soggetti pubblici interessati a legittimarsi e questa rete dà luogo alla rete civica come nuovo modo di organizzare la città, che rimane comunque il luogo per eccellenza dell'innovazione e della sperimentazione (AA. VV., Il futuro delle città, in Le Scienze, 519, 11/2011), cresce al contempo una conflittualità che dal locale diventa planetaria, apparentemente dematerializzata e deterritorializzata, con un diritto che fa fatica ad affermarsi, sfumando nella difficoltà del controllo di un territorio chiaramente delimitato, con una frammentazione insostenibile ai vari livelli, internazionale, continentale, nazionale, regionale e urbano, la tecnica di comunicazione viene quindi a modificare le strutture di potere e conseguentemente quelle politico ­ amministrative, con il rischio in democrazia di sprofondare in forme di democrazie a sondaggi o a emozioni, dove vengono meno i tempi dei mandati su cui articolare linguaggi argomentativi e non puramente emozionali e pulsivi.

La flessibilità delle reti telematiche nel favorire una mondializzazione economica e finanziaria ha fatto emergere la crisi di sovranità degli Stati ­ nazione nello spostamento rapido delle risorse economiche, nel rapido succedersi delle crisi sociali, materializzato nello specchio del problema demografico che nei suoi flussi ha posto in crisi gli attuali modelli di politiche pubbliche, già di per sé in crisi per le difficoltà dei corpi intermedi e del Welfare State di includere in quella che Touraine definisce come una "identità legittimante" masse crescenti di cittadini, uno sprofondare progressivo della classe media asse portante di una democrazia "consapevole", l'impossibilità di identità inclusive spinge verso identità esclusive definite da Touraine e Castells come "identità resistenziali", che vanno dalle più semplici forme di fans e comunità costruite sulle dinamiche di mercato e di fatto a suo supporto ai vari nazionalismi o fondamentalismi culturali, vi è quindi una leva opposta delle reti informatiche da reti civiche inclusive a identità virtuali esclusive.

Bauman ha al riguardo teorizzato la separazione tra potere globale e politica locale in una "modernità liquida", il potere politico devitalizzato si rivolge alle soluzioni proposte dal mercato e cerca di riacquistare consenso attraverso figure carismatiche (Beck), la proliferazione degli Stati funzionale alle attuali forme finanziarie telematiche ne indeboliscono il potere riducendolo a poco più di funzioni di polizia territoriale con circoli viziosi di nuove insicurezze e diseguaglianze (Bauman), nella necessità di trovare nuove soluzioni si è dato luogo ad un costituzionalismo internazionale che faticosamente cerca di trovare una propria forza ma che attualmente è ostaggio di una conflittualità da globalizzazione, privo di una propria forza organizzativa (culturale, economica e politica) che lo sostenga (Onida), in cui verrebbero trasferiti di fatto e codificati i rapporti di forza internazionali.

Sia per Habermas che per Arendt la separazione pubblico/privato è fondamentale per fondare uno spazio condiviso tendente ad una eguaglianza, infatti il privato è l'espressione del proprio individualismo e delle diseguaglianze economiche e culturali, nella blogosfera tale distinzione cade e in questo è stato osservato esservi il suo limite come del resto è uno dei limiti dei social network, nella società della "virtualità reale" un avvenimento acquista un rilievo storico solo nel momento in cui attraverso l'esperienza mediale si trasforma in "evento", le dinamiche politiche vengono assorbite nella logica dei media, spettacolarizzando e personalizzando, sfilacciandosi nell'immediato evento scandalistico e drammatizzante, dove viene meno la fascia del pubblico che nel riflettere media tra vertici e cittadinanza (l'attentive public di Dahl fagocitato dal rapido srotolarsi dei gossip ed eventi), vi è quindi la necessità di riuscire a costituzionalizzare nel cyberspazio uno spazio pubblico giuridicamente garantito e regolamentato nel suo svolgimento, come del resto nell'e ­ government dove la rete di per sé non è garanzia di democrazia ma può essere virata, come qualsiasi costruzione umana, in sopraffazione.

Se i confini esterni vengono meno si creano confini interni e "in questa fase sono i confini interni a creare problemi. Sicurezza, difesa dei privilegi, identità, riconoscimento e tradizioni culturali, una volta coincidenti con i confini dello Stato post ­ vestfaliano, ora sono alterati, incerti, liquidi. Non più affidabili... : se un tempo erano le maggioranze a chiudere le minoranze nelle enclave, adesso sono le stesse maggioranze a chiudersi nelle gated community" (C. Bordoni, Stato di crisi, 36, Einaudi, 2014), il potere teologico dello Stato per cui le decisioni sono trasformate in un ordinamento giuridico da imporre e rispettare entro confini ben delimitati e sorvegliati viene meno, la possibilità esclusiva del potere sovrano di creare eccezioni ribadendo in tal modo la propria autorità si dissolve (Bauman), la fluidità tecnologica, nel favorire una fluida espansione economica e finanziaria, favorisce anche la fluidità umana attraverso lo spossessamento dei mezzi di controllo statali, basti pensare ai GPS, ad Internet, all'enorme flusso sulle innumerevoli vie di comunicazione.

Se la modernità si è basata su certezze e regole, la post ­ modernità ha reso le stesse fluide e per questo incerte, come nelle grandi epoche di migrazioni la ricostruzione di regole comuni comporta tempo e risorse, l'amalgama passerà attraverso numerose generazioni, la perdita di regole per il cedere dell'autorità comporta la deresponsabilizzazione che offre occasione alla depredazione per gruppi, la società civile tende a riorganizzarsi per isole, vi è pertanto la necessità di riaffermare nelle varie agenzie di socializzazione i fondamenti dei valori su cui poggia la nascita dell'Europa democratica moderna. L'incontro con le nuove culture pone una serie di problemi, come il rapporto tra fede e Stato, la laicità dello stesso, il suo distacco dall'ambito privato, dall'essere nel pubblico prima cittadini e poi credenti (Zanaz), un impegno culturale forte che impone un sistema educativo flessibile ma anche teso a sviluppare il concetto di "cittadinanza", che non si limiti al momento scolastico ma si estenda nel riaffermarne i valori agli altri ambiti del convivere, l'educazione etica diventa centrale nella questione politica e culturale, non potendo abdicare al semplice rispetto delle culture altrui, l'accoglimento deve essere reciproco pena l'imbarbarimento delle relazioni, per questo la necessità di ribadire i fondamenti culturali a cui si richiama la nostra Costituzione erede dell'Illuminismo, evitando malintesi sensi di multiculturalismo (Schneder).

"L'eguale cittadinanza è l'unica identità che la democrazia deve tutelare come insopprimibile" (Flores d'Arcais, Undici tesi sulla laicità, 11, in Micro Mega, 4/2015), in questo il tecnicismo normativo è fondato sul distacco laico della norma, questo tuttavia non può negare i valori umani su cui si fonda, che diventano valori di fede in divenire, dall'unità vi è tuttavia una frammentazione degli interessi, degli scopi, in una parola della visione umana, la conseguente lotta e conflittualità latente si contiene e dovrebbe esorcizzarsi nell'area giuridica, che si trasforma in un moderno campo di battaglia sociale dove la violenza fisica si sublima in una asettica violenza psicologica, ecco la necessità della mediazione che deve essere imprescindibile dalla "prudentia" al fine di sopperire al deficit di unità strutturale, la fermezza interviene solo sui valori fondamentali di convivenza necessari alla sopravvivenza culturale e materiale del nostro sistema.  4. ­ Dal modello Pedagogico sequenziale al modello a Spirale

a) Cognitivismo e costruttivismo

Il modello prevalso fin'ora nel sistema educativo è stato quello "sequenziale" dove il  docente con un processo lineare spiega, per procedere successivamente alla  verifica e valutazione, l'allievo passivamente deve attivarsi per capire, studiare e  ripetere, il punto di riferimento è il docente su cui viene costruita la didattica, nella  formazione del senso di cittadinanza o vi è un'adesione passiva ai modelli proposti  acquisendone i valori sottostanti o, al contrario, un rigetto quale atto impositivo dove  viene ad influire il carattere dell'individuo e le sue esperienze negative, il pericolo è  il rifugiarsi nei gruppi dei pari o nel rinchiudersi nella comunità d'origine  accogliendone totalmente i valori quale costruzione della propria identità oppositiva,  senza alcuna rielaborazione di sintesi tra i valori della propria comunità d'origine e  quelli propri della nuova "cittadinanza".

Per superare tali problematiche con una probabilità di successo è preferibile un  orientamento pedagogico impostato sul discente, superando in tal modo la  passività della semplice memorizzazione, interviene il processo cognitivo  dell'elaborazione delle informazioni trasmesse dal docente, che può saldarsi con  l'esperienza anche esterna all'ambiente didattico dell'allievo, lo si aiuta nel  comprendere i processi cognitivi che conducono alla risoluzione dei problemi,  passando dal che cosa al come attraverso la riflessione sulla propria personalità,  risulta essere un processo molto più impegnativo in quanto psicologicamente  coinvolgente e prolungato nel tempo, sia per il docente che per il discente, il  processo detto "a spirale" non è di per sé garanzia di successo potendo incontrare  l'opposizione dell'ambiente familiare o comunque del contesto entro cui vive  giornalmente l'allievo.

Nel modello "a spirale" il docente mostra sia gli strumenti che le tecniche per lo  studio incoraggiando gli allievi mediante quesiti generali, domande e risposte  discusse in classe ed approfondite, usando i testi in termini non lineari ed  assegnando, ma curandone anche il metodo, gli studi da sviluppare fuori dell'ambiente strettamente scolastico, nel valutare si tiene conto di tutti gli elementi intervenuti favorendo comunque un'autovalutazione, una delle variabili più importanti risulta essere l'età degli allievi che deve indurre il docente a disciplinare attentamente la discussione per evitare dispersioni, circostanza che richiede l'acquisizione nel gruppo di una capacità auto regolativa verso fino stabiliti.

I compiti più propriamente del docente sono quelli di facilitare sia l'apprendimento diretto che le attività dette trasversali, motivare l'interesse estendendolo all'argomentare e ragionare, aiutare nell'apprendimento al fine di favorire la crescita di una autonomia identitaria, si tratta di un cambiamento di ruolo che può generare difficoltà nel docente tanto nel tenere la classe durante l'apprendimento del processo di autoregolazione, quanto nel passare da esperto direttivo a coordinatore dei processi che convergono nella formazione di cui in parte sono artefici gli stessi allievi, si viene a creare un processo di formazione esperienziale circolare tra allievi e con l'insegnante stesso, seppure in una relazione di ruoli asimmetrici, comunque la formazione di una "cittadinanza" consapevole non può calare dall'alto in termini sequenziali ma deve formarsi interattivamente al fine di evitare sempre possibili rigetti.

Nella necessità di creare delle occasioni di incontro e raffronto tra varie culture si devono promuovere, nell'ottica del cognitivismo e del costruttivismo, momenti di raffronto usando tecniche quali il problem solving, l'apprendimento di gruppo mediante lo studio di casi o il metodo più libero del brainstorming, il raffronto libero delle proprie opinioni conduce all'apprendimento per scoperta e alla possibile integrazione dei valori fondamentali della società di accoglimento con i valori portanti della società di provenienza, che devono essere declinati secondo nuove modalità tutte da scoprire, l'allievo deve nel raffronto rielaborare i propri valori considerandone le conseguenze il funzionamento del sistema sociale, tecnologico ed economico in cui vive quale risultato di una lunga storia culturale.

Il docente deve a sua volta possedere una consapevolezza del quadro dei bisogni, valori, diritti e doveri, avere una disponibilità ad una interdisciplinarità da dove possano emergere valori di rilevanza etica, sociale, civico ­ politica ed economica, i punti di riferimento non possono che essere le discipline umanistiche di storia e filosofia o di diritto ed economia, il punto di incontro non potrà che essere  esplicitamente il testo costituzionale, che diventa un itinerario a cui collegare le  varie discipline.

La convivenza sociale contiene in sé oltre alla cittadinanza altri elementi quali  l'affettività, la sicurezza, la cui complessità deve essere riconosciuta accettandone i  limiti della parzialità delle soluzioni, al conoscere si deve affiancare il saper vivere  insieme, l'essere e il fare in un equilibrio tra la specificità istituzionale e l'attenzione  al vissuto delle persone e alle loro domande sociali, deve pertanto prevalere un  concetto di "sostenibilità educazionale" che si articola in un progetto relativo alle  esigenze nazionali ed un altro che tiene presente le specificità locali, permetterà  una programmazione che nel definire gli obiettivi, le opportunità e i vincoli,  formulerà delle ipotesi in rapporto alle risorse disponibili, fino a pianificare i tipi  d'intervento e l'eventuale distribuzione dei compiti.

Grazie al processo educativo deve crearsi un rapporto continuo tra individuo e  cultura (Linton ), tale che l'individuo ne diventi il portatore naturale essendo il  processo di socializzazione a far sì che venga ad essere condivisa la visione della  realtà, da cui ne deriva la personalità di base della comunità, i valori che ne  determineranno l'atteggiamento, solo successivamente vi è l'integrazione sociale  con l'adesione ai ruoli imposti dallo status creando una più o meno ampia armonia  sociale, si forma anche una rappresentazione del mondo per cui l'individuo agisce  per assunti semplificando la complessità sociale (Schutz), in questo interviene la  formazione di un Super ­ Ego (Dio, Patria, Bene comune) che nel permettere  l'esistere della norma sociale crea la stabilizzazione armonica e quindi l'equilibrio.

b) Problem solving e Brainstorming

Occorre evitare di ridurre l'educazione alla cittadinanza ad una semplice  certificazione magari mettendo sotto pressione studenti e docenti, infatti la richiesta  di accountability cresce nei momenti di sfiducia creando al contempo un mercato  degli strumenti di misurazione, dal concetto di formazione si passa a quello di  produttore e di fruitore dove l'istruzione trasformata in mercato produce il marketing,  l'interesse per il soggetto si riduce dalla formazione per la persona nell'insieme alle  sole abilità legate al mondo del lavoro (Schmidtz), il lavoro diventa la sola palestra per la formazione della cittadinanza ma in tal modo si riducono enormemente le potenzialità dell'altra agenzia di socializzazione che è il sistema educativo.

Nelle strategie di una educazione interculturale si devono sottolineare le connessioni, riducendo le differenze e contestualizzando le relazioni nel rifiuto di una semplice omogeneità culturale, le varie soluzioni devono tendere a diffondere l'educazione alla formazione del cittadino verso le varie discipline, avente come obiettivo la coesione sociale attraverso l'apertura e il raffronto sui valori fondamentali di libertà, uguaglianza, rispetto reciproco e legalità.

Nel problem solving si ha un pensiero sistemico dove il modello del procedimento è costituito da cinque principi:

· Il ciclo di risoluzione;

· Le fasi di risoluzione;

· L'approccio top-down;

· Il pensare in varianti;

· Il lavoro in team;

i cinque principi sopra elencati devono peraltro combinarsi armoniosamente dando luogo al seguente ciclo di risoluzione: Impulso iniziale ­ Analisi della situazione attuale ­ Definizione degli obiettivi ­ Ricerca delle soluzioni ­ Scelta della soluzione ottimale, si tratta di uno schema di procedimento con una soluzione teorica (paperwork) da trasferirsi nella realtà.

Una volta determinato il piano di lavoro la sua complessità è suddivisa in fasi al fine di una migliore gestione, vi è pertanto un'analisi dall'insieme al dettaglio (top ­ down) che deve comunque essere accompagnata dal procedimento inverso per mantenere una visione complessiva ed evitare la dispersione, le soluzioni possono essere varie sia a livello analitico che di elaborazione delle soluzioni, nel lavoro in team sono essenziali i requisiti dell'esperienza e della conoscenza specifica per il coordinatore, mentre necessita la capacità comunicativa e psicologica, nonché una adeguata motivazione, per tutti i componenti (Alberti, Gandolfi, Larghi). Nella pianificazione sorge il dilemma della delimitazione del campo considerato, più è ampio maggiore è la dispendiosità dell'analisi anche se si otterrà in tal modo una migliore panoramica ed una conseguente maggiore probabilità di raggiungere l'obj, nella pianificazione devono essere comunque sempre valutati i vari stakeholder interessati al funzionamento del piano, come si devono approfondire solo gli eventuali sottosistemi utili alla pianificazione, tralasciando un possibile eccessivo approfondimento tale da fare perdere la visione complessiva rendendo difficile la comprensione dell'intera pianificazione e gli objs che si intendono raggiungere.

Quanto fin'ora descritto può essere utilmente disposto in una descrizione grafica (mappa sistemica) secondo una descrizione logica ­ concettuale o fisica ­ strutturale si avrà una panoramica globale degli elementi da considerare e dei loro rapporti strutturali, che permettono di individuare i punti deboli e forti del sistema oltre che a coordinare la discussione del team, la fase successiva è data dal ruolo e dal peso dei fattori individuati, in questo si può essere aiutati dalla costruzione di una matrice degli influssi la quale deve essere tuttavia valutata nei risultati e in termini di puri suggerimenti e indicazioni; nell'analisi delle relazioni occorre considerare il fattore tempo che influisce sulla dinamica dei sistemi quale può essere considerata la formazione culturale della cittadinanza, il ciclo di risoluzione del problema nel suo ripetersi dovrebbe aumentare la conoscenza della problematica e la possibilità di scendere nel dettaglio, è comunque da considerare che una corretta analisi iniziale risulta fondamentale per un efficace intervento educativo, questo tuttavia può risolversi in una notevole perdita di tempo per la ricerca di una eccessiva raccolta di informazioni non utili alla pianificazione, né si può tacere sugli influssi diretti dai sistemi sociali esterni sui quali non si può esercitare alcuna influenza (Alberti, Gandolfi, Larghi).

Occorre, quindi preliminarmente definire i confini del sistema educativo quale istituzione entro cui agisce il discente dai sistemi esterni, gli elementi esterni delle altre agenzie di socializzazione possono essere:

· La famiglia;

· Le associazioni laiche ( sportive, culturali, ecc.);

· I movimenti partitici;  · Le strutture confessionali;

a queste si affiancano i "gruppi dei pari" che hanno una notevole influenza sugli adolescenti in corso di formazione e i mass media quali la televisione, il cinema ed internet, all'interno del sistema si pongono le discipline di storia, diritto, economia, filosofia, sociologia e psicologia, la formazione di una cittadinanza cosciente non può pertanto ridursi all'ambito di una sola disciplina specifica da affidarsi a qualcuno, ma deve espandersi orizzontalmente tra le varie discipline sopra menzionate, a cui deve sovrapporsi nel lavoro in team un coordinamento affidato, questo sì, ad uno specialista sui problemi sociali.

Si deve superare l'interpretazione di un parallelismo verticale delle discipline per una loro interdisciplinarità orizzontale dove la cittadinanza è affrontata in termini di percorso sia storico ­ economico e giuridico pratico che teorico sociale e psicologico, quale portato di valori e diritti/doveri relazionali da cui dipende un funzionamento corretto e benefico del sistema sociale a base dello Stato/Nazione, la mappa delle operazioni andrà da una definizione del percorso curricolare, alla definizione degli objs generali costituiti dall'acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze, gli objs generali a loro volta vanno scomposti in objs specifici da graduare nel tempo secondo una scala di difficoltà, gli objs devono infine essere raggruppati secondo contenuti pluridisciplinari; questi costituiranno i moduli di insegnamento/apprendimento, ricerca al fine di acquisire la consapevolezza responsabile e autonoma nel rapporto logico/operativo delle competenze culturali e di cittadinanza.

Mentre le prime possono sempre essere oggettivamente accertabili, le seconde afferendo a tratti propri della personalità sfuggono ai normali accertamenti istituzionali vi è pertanto la possibilità attraverso il brainstorming, nel lasciare libera la fantasia, di creare non solo idee innovative ma anche di sondare l'acquisizione di quelle competenze operative e di valori necessarie all'esercizio di una cittadinanza attiva secondo la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, recepita dall'Italia con D.M. ­ 22/8/2007, n. 309 (Costruzione del sé ­ imparare ad imparare, progettare; Relazioni con gli altri ­ comunicare, collaborare, agire autonomamente e responsabilmente; Rapporto con la realtà ­ risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed interpretare l'informazione), affiancando alla costruzione di una cittadinanza, l'istruzione lavorativa e la formazione del sé necessaria ad una consapevole partecipazione.

Nel brainstorming vi è la necessità di lasciare scorrere le idee sulla presentazione di un caso, di un problema, di un concetto predefinito, si deve tuttavia separare nettamente la nascita delle idee dalla critica, analisi e discussione che ne deriva, le idee rese pubbliche ed evidenziate per iscritto dovranno essere analizzate e criticate solo in un momento successivo, evitando qualsiasi giudizio durante la fase espressiva di raccolta, una volta ottenuta la quantità delle idee si passa alla fase qualitativa della discussione che dovrà essere contenuta nei tempi e moderata, con la partecipazione e l'apporto di altri soggetti, fase che deve sempre realizzarsi in una seduta successiva.

Ogni cultura deve essere descritta come un sistema complesso, non oggettivizzabile ma in divenire nel tempo, i dinamismi e le differenze che nel corso della storia si manifestano ne favoriscono fratture ma anche influssi reciproci tra culture diverse, la pura conoscenza deve evolversi verso uno scambio relazionale, in cui non deve mai mancare la consapevolezza della natura asimmetrica delle relazioni interculturali, il punto di riferimento devono comunque restare i valori democratici fondanti e trasposti nella Carta Costituzionale, le differenze devono ruotare sui punti fondamentali costituzionali che rimangono quali perni e limiti delle differenziazioni, realizzando una integrazione che non si risolva in pura assimilazione o segregazione, né in un indebolimento strutturale conseguenza di una confusione culturale sui diritti/doveri di una comunità quale è una Nazione democratica, come risultato di una precisa storia,.

La presenza di culture differenti comporta una negoziazione continua sui significati tanto personali che di gruppo, se la diversità risulta essere sempre presente non ci si può limitare alla semplice accettazione del paradigma della diversità, né semplicemente criticare l'assimilazione finendo in una visione relativistica astratta dai caratteri folkloristici, dove la sottolineatura delle differenze nell'accentuarle prepara una confusione prima culturale e poi strutturale, necessita pertanto un processo educativo che porti attraverso il paradigma dell'uguaglianza alla coscienza della cittadinanza, al comprendere la tradizione storica che ha dato origine allo Stato/Nazione attuale con i suoi diritti/doveri e in cui ci si è rifugiati, in un  rapporto equilibrato tra dignità della persona con la sua cultura madre da un lato e  dall'altro la memoria storica vissuta dalla nazione che accoglie con i suoi valori, in  un equilibrio tra apertura sostenibile e coesione sociale, come è stato osservato  "l'argomento del rispetto delle culture altrui senza nessuna possibilità di giudicarne  le tradizioni è molto pericoloso", si possono "perdere le più importanti conquiste  dell'illuminismo in nome del rispetto dell'autonomia delle singole culture" (54 e 56,  P. Schmeider, La sinistra multiculturale: una deriva, in Micro Mega, laicità o  barbarie, 52 ­ 58, aprile 2015).

Conclusioni

I flussi migratori che si sono messi in moto in questi ultimi anni dalle zone di crisi, sovrapponendosi a quelli ormai storici per motivi economici che vanno dal Sud ­ America all'Europa dell'Est, dall'Africa mediterranea all'Oriente, pongono dei problemi immediati di controllo di regolamentazione dei flussi non potendosi estendere indiscriminatamente a tutti senza regole e strutture, vi sono problemi di accoglienza e di filtro necessari ad evitare una caoticità che si risolva in spinte xenofobe, ma anche di sfruttamento economico quale forza lavoro in nero sottopagata, non inserita chiaramente nel circuito produttivo, in mano a forme di criminalità che su di essa si alimentano creando nuovi mercati illegali e destrutturanti del convivere civile.

Il problema, come è stato sottolineato in vari ambiti nazionali e internazionali, durerà per alcuni decenni non essendo stati in grado le potenze occidentali e l'Europa Unita nel suo insieme, concentrata come era verso la stabilizzazione dell'Est, ossia dell'ex blocco sovietico, percorso da tensione e conflitti post guerra fredda, di intervenire in aree geografiche quali il medio Oriente, la sponda sud del Mediterraneo e la fascia sub ­ sahariana al fine di stabilizzarne le aree disinnescando la bomba demografica ed economica, si deve ricordare che l'espansione iniziale dell'Impero romano, della Russia verso oriente del XVI ­ XVII secolo e della contromarcia a oriente dell'Impero carolingio nel IX ­ X secolo fu dovuta dall'impellenza di evitare la spinta di intere popolazioni, solo successivamente acquisì un carattere economico.

Una volta che si sia riusciti a regolare e disciplinare il flusso, dopo avere collaudato delle procedure di accoglienza che abbiano un minimo comune denominatore per tutta l'Europa, alle prime tensioni per l'accoglimento si aggiungeranno le ulteriori tensioni molto più prolungate nel tempo che nasceranno dalle varie forme di integrazione che si adotteranno, sarà difficile evitare il formarsi di comunità autonome, soprattutto in presenza di masse rilevanti e concentrate, al contempo diffonderle sul territorio ha comunque un impatto sul tessuto sociale in cui inserirle se non suddivise per piccolissime unità a cui loro stessi tendono fisiologicamente ad evitare, sia per necessità comunicative che di reciproco sostegno.

Il metodo dell'integrazione farà sì che possano essere o un utile sostegno e rilancio della comunità oppure un costo e un problema culturale per le future generazioni, sarà comunque complesso, pieno di errori e non indolore come si può ricavare da precedenti esperienze storiche, questa sarà la fase della creazione di un concetto di cittadinanza attiva e del radicamento in queste masse dei nostri valori culturali e costituzionali, che dovranno essere assimilati ed elaborati nelle culture di provenienza, in quanto la tolleranza non può trasformarsi in una abdicazione dei valori democratici frutto di una lunga storia e che sono stati alla base dello sviluppo dell'Europa da quello culturale, a quello scientifico e tecnologico.

L'assimilazione di questo modello di cittadinanza comporta l'interagire coordinato delle varie agenzie di socializzazione, una pianificazione con costi e sforzi prolungati nel tempo, nella quale si confrontano e sovrappongono modelli di integrazione diffusa sul territorio affidata alle comunità e associazioni locali rispetto ad un sistema accentrato su modelli strutturali - amministrativi forti.


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(Sergio Benedetto Sabetta)

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