martedì, 13 ottobre 2026

Efficacia ed efficienza nella pandemia

Una nuova responsabilità internazionale

 

Molte volte noi confondiamo efficienza ed efficacia, lo stesso accade oggi con l'attuale pandemia, quando abbiamo lodato l'azione veloce ed incisiva della Cina.

E' gradualmente emerso che già dall'ottobre 2019 era iniziato il diffondersi della nuova malattia, ma tutto era stato tenuto segreto, i collegamenti restavano aperti per vari motivi: non turbare la produzione, i mercati, l'immagine di efficienza e potenza, non diffondere il panico o forse nascondere, reazione molto umana, diffusa sotto tutti i regimi e latitudini, i propri errori, "dobbiamo pure sopravvivere!"

A gennaio l'OMS dà l'allarme, un coraggioso medico cinese che aveva parlato a fine dicembre nel frattempo muore, gli USA attraverso il loro Presidente negano poiché a novembre vi sono le elezioni e i mercati non vanno turbati.

Nel frattempo in Europa cogliamo l'occasione per farsi i soliti sgambetti e i più bravi, dall'alto del loro sapere, danno lezione agli ultimi della classe, mostrando al proprio elettorato abilità e fede, diffidenti della nostra capacità di disperdere patrimoni pubblici per fini privati.

Una pandemia simile era stata bloccata nel 2002-2003 in Indocina, la SARS, in quel caso non vi fu solo efficienza postuma ma anche un'efficace azione preventiva.

Tutto fu dovuto al dottor Carlo Urbani, dirigente medico dell'OMS nel Sud-Est asiatico, che morì il 29 marzo 2003 a seguito della malattia contratta durante l'inizio dell'epidemia.

Riuscì in due mesi a bloccare la diffusione della malattia quando, individuato il nuovo morbo nell'ospedale francese di Hanoi, diede disposizioni per isolare il paziente e coloro che ne erano venuti a contatto, organizzando la quarantena anche per il personale medico e infermieristico.

Avverte di bloccare i voli, invia immediate informative a tutte le capitali del Sud-Est asiatico e, sentitosi male, dispone il suo isolamento.

Il protocollo medico da lui creato è stato rapidamente scordato, superato da altri interessi, considerando gli individui non come esseri umani ma mezzi di produzione per ulteriori fini, sono emersi chiaramente, come in tutti i momenti di crisi profonda, i conflitti tra diverse visioni dell'umanità.

Ognuno ha cercato di nascondere i propri errori addossandoli agli altri, si è creata una pletora di voci sovrapposte aiutate da una confusione comunicativa, dispersa tra informazione più o meno corretta e il sensazionalismo, inoltre una confusione progettuale e organizzativa, riflessa in un continuo esibizionismo conflittuale istituzionale, alla ricerca di visibilità, e normativo-regolamentare.

Ciascuno ha cercato di organizzarsi da sé, il risultato, una mancata pianificazione nei mezzi e segnali contraddittori.

La cabina di regia è riuscita solo parzialmente, dovendo coordinare innumerevoli organizzazioni sul territorio, non vi era una struttura centralizzata forte di riferimento, quale una Guardia Nazionale che avesse, tra l'altro, proceduto a preparare precedentemente nel tempo la massa dei giovani futuri cittadini.

Questa idea di un eterno tempo felicemente consumistico, senza problemi, essendo venuto meno il pericolo dell'Est e con un carattere, comunque, prevalentemente poliziesco per quanto riguarda il terrorismo, si è infranto sull'imprevisto.

Ulteriori problematiche si sono quindi aggiunte a quelle già rilevate per la nostra democrazia liberale, circa i monopoli in crescita, la finanza selvaggia appoggiata su giurisdizioni compiacenti e paradisi fiscali, nonché crescenti pressioni difficilmente regolamentabili di masse umane in spostamento sul globo.

Molte delle proposte avanzate risultano creare più problemi che risolverli, partono da visioni settoriali senza considerare le ricadute negative nell'attuale forma strutturale socio-economica: quale la patrimoniale, avanzata da alcuni, per ripianare il debito acceso al fine di sostenere l'economia nell'attuale crisi, dove non si considerano sia la notevole mobilità del capitale, che i nuovi strumenti finanziari fondati su sistemi di scambio di cripto-attività, con piattaforme basate all'estero e chiavi private per la custodia e il trasferimento dei "token" gestite dallo stesso fornitore del "wallets", nonostante l'interessamento per lo strumento finanziario e la sua vigilanza da parte della CONSOB.

Si finirebbe per colpire, al solito, prevalentemente l'aspetto immobiliare e i risparmi già taglieggiati della classe media-alta, innestando una recessione e depressione sull'attuale crisi, da cui difficilmente si uscirebbe senza un ulteriore impoverimento.

Quello che occorre è di trovare nuove strade che, nel recuperare e stabilizzare l'economia, vengano a riequilibrare i rapporti umani, evitando ulteriori saccheggi di risorse naturali, di fatto un cambiamento anche culturale e comportamentale.

Nel sistema giuridico italiano si parla di responsabilità e risarcimento danni nell'art. 2043 c.c., mentre l'art. 2050 c.c. si riferisce alla responsabilità per l'esercizio di attività pericolose, una responsabilità che diventa solidale "se, come recita l'at. 2055 c.c., il fatto dannoso è imputabile a più persone".

Ora i ben noti fatti delle RSA fungono da detonatore per una serie di futuri procedimenti giudiziari indirizzati al ristoro dei danni non solo materiali, secondo l'art. 2059 c.c. e l'interpretazione che ne è stata data dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 372 del 27 ottobre 1994.  Sorge una questione di concatenazione di responsabilità che non può ridursi ai livelli di base, quali sono le direzioni e gli operatori delle RSA.

Nel risalire verso i livelli superiori si arriva alle disposizioni, eventualmente in ritardo, errate o anche mancanti, dei vertici regionali o statali, il sistema sembra chiudersi, ma nella realtà vi sono dei rimandi.

Il sistema globale impone nei rapporti globali una propria responsabilità globale, non possono esserci delle connessioni così strette, come nell'attuale modello geo-economico, senza che questo comporti anche l'assunzione di determinate responsabilità.

Nella responsabilità non si parla solo di dolo ma anche di "fatto colposo" valutandone la gravità, se il danno a livello globale deriva da fatti di una Nazione questa ne è in parte responsabile e deve farsene in parte carico, non può negare o disviare l'attenzione sugli errori degli altri, è di fatto una corresponsabilità.

Certamente non la si può mettere sul banco degli imputati come un qualsiasi individuo, ma i suoi capi ne sono comunque responsabili e delle trattative ed arbitrati ne necessiteranno.

Si può addirittura dare il paradosso che colui che ha creato il danno ne beneficerà dei vantaggi su chi lo ha subito, il quale rischia di sprofondare in una crisi e conflittualità interna, creando così due livelli distinti anche se nella realtà correlati.

Il concetto di "comunità del futuro condivisa" pone anche degli obblighi riparatori" e la necessità di creare strutture di arbitrato, in quanto altrimenti si pagherebbe solo nell'ipotesi di una propria debolezza strutturale, economica e sociale.

La circostanza attuale nella pandemia mostra le varie possibilità di manipolazione dell'informazione, sempre solo parzialmente vera e quindi parzialmente falsa se non volutamente confusa, una problematiche che nell'aggiungersi alle altre, quali la privacy, pongono nuovi problemi etici nei rapporti umani.  Nel suo articolo "ma che colpa abbiamo noi" apparso su Repubblica del 15/04/2020, Stefano Mancuso cita Rodolfo Dirzo, professore a Stanford, il quale dichiara che "i dati indicano che la Terra sta vivendo un enorme episodio di declino ed estinzione, e avrà conseguenze negative a cascata sul funzionamento degli ecosistemi e sui servizi vitali necessari a sostenere la civilizzazione".

Parlare quindi di "guardiano dell'ordine mondiale" comporta delle responsabilità planetarie di cui forse non si vuole assumere le conseguenze, perché è difficile modificare un modello attualmente vincente ma distruttivo nel lungo periodo, in cui solo una crisi può costringere ad aprire gli occhi.

(Prof. Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 18/04/2020

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