Prof. Sergio Sabetta
Sebbene l'esperienza ci fornisce attraverso la percezione la materia o l'evento naturale su cui si basa la fisiologia dei vari processi mentali, Locke ci ricorda che è il pensiero che aggiungendosi alla materia crea le idee e quindi l'innegabile fatto della nostra consapevolezza, in un inestricabile nodo tra consapevolezza , percezione /pensiero e idee. Su questa via Priestley già alla fine del Settecento richiama la possibilità del superamento della dualità cartesiana tra mente e cervello con l'individuare le proprietà mentali nell'emergenza dalla struttura organica, per cui il linguaggio ci permette usi infiniti sebbene originati da mezzi finiti (Von Humboldt). Nella sua ipotesi linguistica Yakobson prevede due assi su cui noi tutti lavoriamo, uno della selezione e l'altro della combinazione, in altri termini scegliamo dal nostro repertorio alcune parole e non altre che combiniamo secondo determinate regole, si ottengono quindi le figure retoriche usate, da cui Chomsky ne deduce che il linguaggio è un patrimonio preesistente il quale necessita di addestramento, vi è alla base una grammatica generativa come appare confermato dalle ricerche coordinate dal linguista Andrea Moro che confermerebbe l'esistenza di una Grammatica Universale che Broca identifica in una localizzata area del cervello denominata dal suo scopritore "area di Broca". A sua volta Thorpe individua tre proprietà condivise dal linguaggio umano e animale: Intenzionalità, ossia la volontà di fare comprendere qualcosa a qualcuno; Sintattica, l'esistenza di una articolazione interna strutturata e coerente; Proposizionale, la trasmissione di informazioni; quello che distingue tra loro le due tipologie di linguaggio è, secondo Chomsky, il principio di organizzazione totalmente differente, la competenza linguistica risulta pertanto essere un sistema astratto che viene a sottendere le regole di forma e significato del comportamento in una fase precedente alla "scienza comportamentale" propria della psicologia.
In Chomsky vi è la convinzione dell'esistenza di una pre-condizione kantiana all'esperienza linguistica su cui l'esperienza esterna viene semplicemente a stimolare l'applicazione di alcuni principi interpretativi innati, concetti provenienti dalla capacità di comprendere, questo non viene a negare le differenze derivanti dalle diverse abilità di nascita e condizioni di acquisizione, dove Peirce nel rivalutare l'aspetto istintuale dell'uomo nella definizione di teorie corrette evidenzia la necessità dell'individuazione delle regole esistenti nella limitazione delle possibili teorie (teoria dell'innatismo), si ha comunque il superamento dello strutturalismo linguistico con il solo suo limitarsi alla descrizione del funzionamento. Dretske evidenzia la "funzione biologica" di uno stato mentale quale risposta alla pressione ambientale secondo una tipica concezione della biologia evoluzionistica, si viene a creare quindi non una sola realtà fissa ma una realtà dinamica costituita da un susseguirsi di realtà aderenti all'evolversi del nostro linguaggio e quindi della nostra vita; questo ci conduce all'affermazione (Davidson) per cui la nostra conoscenza della realtà è anche frutto della natura delle nostre relazioni interpersonali, vi è una triangolazione tra due o più agenti e il mondo esterno in cui ognuno interagisce simultaneamente sia con il mondo che con l'altro agente, si crea una condizione pre-linguistica e pre-cognitiva necessaria sia al pensiero che al linguaggio, la mancanza di tale triangolo rende inspiegabile sia l'oggettività del pensiero che il suo contenuto empirico sul mondo esterno, come già osservato da Wittgenstein, per cui il dialogo crea lo spazio che diventa necessariamente sociale sia per il linguaggio che per il pensiero e in questo si forma il concetto di verità o falso. Saussere ci ricorda che il significato non può essere isolato dalla struttura generale linguistica si che i processi della significazione acquistano un ruolo centrale e costitutivo della teoria linguistica, il linguaggio ha quindi una analizzabilità propria quale sistema autonomo e indipendente, in questo non vi è alcuna arbitrarietà ma emergono regole proprie della mente che manifestano tratti comuni alle varie lingue; le leggi linguistiche possono avere origine da singole innovazioni isolate che solo successivamente vengono generalizzate con ripercussioni su tutto il sistema (diacronico), ma solo in minima parte si possono ipotizzare leggi pancroniche aventi direttamente un valore universale come nel caso dell'alterazione necessaria dei segni nel tempo, per cui un sistema di segni una volta costituito vive autonomamente e non può sottrarsi alla legge...
LaPrevidenza.it, 27/07/2013
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