QUANTO COSTA CRESCERE UN FIGLIO

Analisi pecuniaria dei nostri “tesori”

Mariagabriella Corbi



Durante le sedute della Mediazione uno dei tanti argomenti trattati è il costo, in termini  pecuniari, della crescita di un figlio.

L’arrivo delle cicogna è sempre un lieto evento,  ma, al di là dell’aspetto emotivo bisogna valutare quanto il “tesoro” viene a costare. Quanto incide questo costo nella valutazione dell’assegno di mantenimento?
Un gruppo di studiosi di Firenze ha effettuato una ricerca sul tema, da ciò è risultato che la cifra da investire da 0 anni sino alla laurea è di circa 230.000,00 euro e varia qualora ci si dovesse avvalere di baby sitter. Tale indagine è stata condotta su famiglie con guadagno medio di 3.500 euro al mese. Ad un badget di 5.000 euro al mese anche il montepremi da stanziare aumenta sino a 300 mila.

Analizziamo anche per fornire una vaga idea di quanto può costare crescere un bambino anche perché è una giusta domanda  avanzata dai magistrati, che devono tradurre in pecunia il contributo dei genitori al mantenimento dei figli. La conoscenza, non dico precisa  ma almeno vicina – è indispensabile per coloro che concorrono alla ricerca di accordi tra ex coniugi (mediatori, avvocati, i genitori stessi) ai quali serve un punto fisso per orientarsi nella giungla “dispersiva” delle cifre. I risultati di un’indagine sono sempre obiettivi e tangibili anche perché nascono dalla ricerca applicata sul campo.  L’equipe, guidata dal  Dr Marino Maglietta, 64 anni, docente di fisica all'Università di Firenze - due figli, invischiato giuridicamente nella separazione e dopo aver scoperto i limiti della legge sull'affidamento dei minorenni, nel 1993  fondò l'associazione Crescere insieme – volendo conoscere empiricamente l’ammontare dei costi  pecuniari dei figli coinvolse i colleghi della facoltà di statistica dell'Università di Firenze e la Regione Toscana, che finanziò il progetto. Lo stesso è stato attuato mediante risultati dell’ISTAT con l’aggiunta di nuovi provenienti da un  campione di 3 mila famiglie. Dopo aver confrontato le proprie con analoghe tabelle compilate in Germania, Svizzera, Danimarca e applicando vari correttivi statistici, mise a punto un sistema basato su dati oggettivi che consente di quantificare il costo mensile del mantenimento di un figlio considerando età, reddito dei genitori, zona di residenza, numero di eventuali fratelli.

Per esempio, per crescere un bambino di 3 anni, una famiglia del Centro Italia che guadagna 3.500 euro netti deve preventivare circa 580 euro al mese (baby sitter esclusa). La voce che incide maggiormente tra le spese dirette è l'alimentazione, mentre le spese indirette al primo posto c'è la casa, che deve essere adatta ad ospitare il nuovo membro della famiglia. Se poi c'è bisogno della baby sitter, il conto sale di circa 130 euro al mese. E’ superfluo dire che le spese crescono in proporzione alla crescita del figlio : a 16 anni il conto mensile è di 200 euro in più rispetto a un bimbo di 3 anni. Tra le varie voci (o capitoli di spesa) troviamo: istruzione, svaghi, vacanze.

Tra Nord e Sud la differenza di costi si aggira sul 6% in più al Nord.  Anche in questo caso non tutto il mondo è paese. I costi per il mantenimento variano di città in città. Stilando una sorta di classifica virtuale, vincerebbe il primo posto come città più cara per il mantenimento dei figli nella prima infanzia Belluno con 565,40 euro mensili (486,40 euro per gli asili nido e 79 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 18,3% del budget familiare; segue Cuneo con 525,30 euro mensili (445,30 e 80) che corrispondono al 17% del budget; Mantova con 510,28 euro mensili (416,08 e 94,20 euro) pari al 16,5% del bilancio; Bergamo con 505,96 euro mensili (400,36 e 105,60 euro), 16,4% del budget; Pavia con 496,00 euro mensili (396,00 e 100,00 euro) e il 16,1% del budget familiare.

Più "fortunate" le famiglie di Vibo Valentia, dove i genitori per mandare i propri figli a scuola, spendono 123,00 euro mensili (93,00 euro per gli asili nido e 30,00 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 4% del budget familiare; segue Ragusa con 140,10 euro mensili (112,10 e 28 euro), 4,5% del budget; Reggio Calabria con 147,94 euro mensili (107,94 e 40 euro), 4% del budget; Catanzaro con 148,46 euro mensili (108,46 e 40 euro), 4,8% del budget familiare; Trapani con 149,85 euro mensili (111,45 e 38,40 euro) che tradotti in percentuale sono il 4,8% del budget familiare. Costi che, naturalmente, oscillano in considerazione dei servizi fruiti come per esempio lo scuolabus.

Considerando come spese incluse nell'indagine quelle correnti a tutte le famiglie italiane. Non viene presa in considerazione la  mancanza cronica di posti negli asili nido pubblici o della ubicazione dei nonni nelle grandi città:insomma tutte quelle varianti che incidono sul costo-figlio nelle grandi città. Soprattutto questo fenomeno si riscontra nel settentrione d’Italia. L’incidenza del reddito familiare influisce notevolmente sulle spese per il figlio, infatti si spende solo un po' di più per dare da mangiare al bambino, mentre si prediligono i costi dei trasporti, delle vacanze, e sulla qualità dell'istruzione. Ad es. una famiglia che introita 2 mila euro netti di stipendio investe in divertimenti e vacanze per il figlio di 9 anni circa 60 euro al mese. Stessa famiglia che guadagna più del doppio (5.200 euro) ne spende oltre 150.

Perché i genitori italiani hanno  cambiato abitudini rispetto ai genitori di 50 anni fa? Enrico Finzi, sociologo e presidente della società Astra ci spiega le varie ragioni: «I bambini sono sempre meno. Ed essendo una risorsa scarsa i genitori vi investono di più. Poi aggiungete il senso di colpa: in un mondo dove si ripete che è bene vivere con i figli ma non ce la si fa perché si lavora tanto, la spesa per i bambini diventa riparatoria. E ancora: siamo in una cultura del nuovo, l'usato non esiste più, non si riciclano le cose dei fratelli e dei cugini, che spesso non esistono neppure».

A questo va aggiunta l’emulazione che  obbliga i figli e i genitori ad avere «quello che hanno anche gli altri». Infine il potere contrattuale  dei ragazzini che non solo gestiscono il monopolio (spesso sono figli unici), ma hanno,grazie al “passaparola” un bagaglio di conoscenze e di competenze specifiche (videogiochi, telefonini) che i genitori non riescono a controllare. 
Vestiti alla moda, videogiochi, i-pod, look di grido, telefonino di ultima generazione, ma quanto costano i figli alle famiglie? Circa 10 mila euro l'anno secondo alcuni recenti calcoli. I figli che entrano nell'adolescenza sconvolgono il bilancio domestico come dei veri e propri uragani. Tra i desideri under 18 gli articoli più svariati, dall'abbigliamento, alla tecnologia. In pool position troviamo l'Ipod che è l’alternativa di una protesi dell'orecchio, costo medio: un centinaio di euro. Segue il laptop vitale per mettersi in contatto con amici tramite Facebook e Messenger. E’ ovvio che si ha  un collegamento internet. Irresistibile anche il richiamo della tv in camera per poter giocare alle consolle (Playstation, Xbox e Wii e, in giro, con il Game Boy) la “razione K” media che un teenager si aspetta di avere. Altro caposaldo è il telefonino, non plus ultra per i giovani,  in base ai contenuti nel secondo Rapporto sui consumi dei minori del Movimento Difesa del Cittadino notiamo che l'84% degli studenti tra gli 8 e i 15 anni ne possiede uno. La selezione si basa sul modello di tendenza che poi è l’ultimo uscito spendendo mensilmente dai dieci ai 30 euro. (gli inglesi spendono circa di  1000 euro all’anno). Importantissimo anche il look: la spesa per curarsi i capelli dovrebbe essere 240 euro all'anno calcolando taglio, piastre, gel, colorazioni e varie. Per attività fisiche (tennis, calcio etc…) in media altri 500 euro. Il “buco nero” si evidenzia nei vestiti, infatti non si sa con esattezza quale sia la cifra «italiana», ma certo è che origliando nei blog dei teenagers vi è la certezza che se vi capita un figlio modaiolo sono guai. Le marche più desiderate sono Adidas, Nike, ma anche Converse All Star. Poi le spese della «socializzazione», per amici, discoteca, cinema, pizza e sushi, nuova mania della 21 century generation. E per la benzina per motorino o macchinetta. Calcolando che il cinema costa 7 euro, una pizza con coca cola non meno di 12 euro, ecco che ogni sabato 21 euro volano via. Il che moltiplicato per 52 settimane significano 1092 euro. Senza addizionare “gli spiccioli” che comunque ogni giorno servono per muoversi, comprarsi una merenda, un giornale. Spese che di solito sono assorbite nella classica paghetta, molto simile a uno stipendio secondo l'Osservatorio sui diritti dei minori che ha analizzato un campione di 200 genitori di figli adolescenti in età compresa fra i 14 e i 17 anni. Per il 77% dei genitori la paghetta minima è di 200 euro.

C’è da consolarsi nel dire che “un secondo figlio abbatterebbe i costi”  come provano le tabelle del professor Maglietta, infatti costa il 30 per cento in meno del primo.
Questa è una delle tante realizzazioni pratiche della consapevolezza circa le spese che si affrontano per il proprio figlio.

                                                                          

Mariagabriella CORBI - Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare                                                                        maria.gab@hotmail.it