L'IMPORTANZA DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE
(Mariagabriella Corbi)
Il crescente aumento delle separazioni e dei divorzi, la specificità e la complessità che contrassegnano quest'evento, che coinvolge a vario titolo contesti diversi e differenti figure professionali, ha portato ad un profondo ripensamento delle tradizionali modalità di approccio e allo sviluppo di modelli teorici-culturali e di intervento nuovi, come la Mediazione Familiare. Essa, nata negli Stati Uniti negli anni '70, si prodiga di offrire una risposta costruttiva alla crisi che accompagna il processo della separazione, favorendo la riorganizzazione in senso evolutivo del sistema familiare, valorizzando le risorse presenti, e gettando le basi per la prosecuzione dell'esercizio congiunto della genitorialità da parte degli ex coniugi nei confronti dei figli. Essendo agevolante nella promozione del benessere dei soggetti coinvolti, si configura come intervento a forte valenza preventiva, soprattutto nell'ottica della tutela dei soggetti maggiormente a rischio, vale a dire i minori.
Ci sono vari modelli teorici di mediazione: relazionale-sistemico, sistemico, terapeutico, integrato, etc.. Il modello sistemico-relazionale si è rivelato particolarmente elastico e utile nel fornire chiavi interpretazione e modelli di intervento capaci di prendere in considerazione l'intero sistema familiare, l'aspetto evolutivo e processuale dell'evento separativo, e le molteplici interconnessioni che l'attivazione di più sistemi relazionali e istituzionali comporta.
Cos’è la mediazione?
Per "mediazione" si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale . Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario.
In parole povere, la mediazione familiare è un tipo di intervento volto alla riorganizzazione delle relazioni familiari e alla risoluzione o attenuazione dei conflitti in caso di separazione o di divorzio. Il percorso di mediazione rappresenta una valida alternativa alla tradizionale via giudiziaria: il suo scopo è quello di consentire ai coniugi che scelgono di porre fine al proprio vincolo matrimoniale di raggiungere in prima persona degli accordi di separazione e di essere artefici della riorganizzazione familiare che andrà a regolare la vita futura loro e quella dei loro figli. Questo tipo di servizio offerto alla famiglia in crisi si basa su di un presupposto essenziale, che lo differenzia da ogni altro tipo di intervento volto a risolvere le dispute: le persone, pur nel disordine emotivo/organizzativo che spesso accompagna una crisi coniugale,hanno la capacità di autodeterminarsi ed assumersi la responsabilità di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare ad un terzo, avvocato o giudice che sia, questo compito.
Chi è il mediatore?
Grande importanza riveste la figura del “mediatore”, che è il professionista chiamato “terzo” ad entrare nel cuore del conflitto con neutralità, equidistanza dalle parti e attento alle risorse presenti e a quelle potenziali. La preparazione del mediatore prevede, oltre la provenienza da una pregressa professionalità in scienze psico-sociali o in scienze giuridiche, un ulteriore abilitazione specifica alla pratica acquisendo un arricchimento del bagaglio di conoscenze psicologiche e relazionali, nonché legali da applicare nel campo psicogiuridico.
Nell’ambito del suo intervento confidenziale egli assicura neutralità, imparzialità e segreto professionale, pertanto non potrà stilare alcuna relazione o sintesi inerente alla prestazione resa ma essere solo uno “strumento” professionalmente preparato che accompagna le parti verso un “accordo privo di conflitti” e che lascia un ricordo di soddisfazione.
La mediazione familiare non ha l’ardire di aiutare la famiglia ad elaborare il proprio dolore, essendo questo competenza psicoterapeuta, ma favorisce tale elaborazione attraverso il recupero di una tranquillità nell’affrontare temi, scelte e decisioni indispensabili per la crescita armonica dei figli.
Mediante la maieutica il mediatore stimolerà facendo emergere e sviluppare, tramite l’amore che entrambi singolarmente sentono verso i figli, la volontà e la capacità di ognuno di assumersi le responsabilità che gli competono come genitore e che sono state assopite dalla sofferenza inerente la separazione.
In una società ormai frenetica ed in continua evoluzione caratterizzata da movimenti di popolazioni di diversa etnia, cultura, lingua, religione, da rapidi cambiamenti culturali e sociali, sempre più spesso ed in modo diffuso, si verificano, emergono, o si moltiplicano, comportamenti conflittuali diffusi, che sono l’espressione di un disagio individuale e collettivo, d’incapacità nel gestire gli stati emotivi, i cambiamenti, i conflitti. Anche quando gli atteggiamenti diventano oggetto di tutela giuridica, o su richiesta individuale, o perché rivestono caratteristiche di reato, in pratica, l’atto oggetto della controversia o che ha dato adito ad un comportamento violento rimane irrisolto perché l’intervento del giudice , benché riconosca i diritti del danneggiato ed individui l’autore, non si pone lo scopo di dirimere il conflitto tra le parti, cioè l’aspetto emotivo che l’atto in se ha provocato.
Concludendo bisogna riconoscere l’importanza sociale che riveste la Mediazione Familiare nel prevenire che i due ex coniugi mettano in atto comportamenti lesivi per l’altro, per i figli o per sé stessi, è uno strumento atto ad elaborare il trauma della separazione, allo stato di disagio e mancanza di autostima dovuti alla sensazione di non avere chances per la soluzione dei propri problemi. La possibilità di esplicitare in un ambiente neutrale e avvalendosi del supporto del mediatore può rivelarsi utile nel contenimento e razionalizzazione dell’ansia, rabbia ed angoscia che una separazione scatena. In tale ottica, tale apporto professionale, utilizzando tecniche ben precise, viene interpretato come una transizione, cioè come passaggio fra una forma di equilibrio ad un’altra attraverso la capacità di proiettarsi, mediante il linguaggio, e trovando varie risorse per affrontare e risolvere i vari problemi Alternative Dispute Resolution (risoluzione alternativa delle controversie).
La mediazione familiare prevede in media 10-12 incontri in cui verranno presi degli accordi per la futura separazione. La persona riuscirà a ridefinire i propri ruoli e la propria identità personale, migliorando le proprie capacità comunicative nella consapevolezza di essere il protagonista delle proprie scelte, le quali non sono imposte da un terzo estraneo. In caso di separazione la mediazione sarà un valido aiuto per mantenere la continuità dell' essere genitori anche quando non si è più coppia. La mediazione rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi. Generalmente, e’ vero, il mediatore non impone nulla in merito al contenuto degli accordi (sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola) egli ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l'interesse dei bambini. Sono allora i figli, "i terzi assenti nel processo di mediazione", i beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento. Anche se non detto esplicitamente, infatti, le problematiche legate ai figli minori (scuola, amicizie, affetti, rapporti mantenuti con i genitori biologici) sono sempre preponderanti rispetto agli altri aspetti (economici, organizzativi) che si presentano nel corso di una crisi familiare.
Dottoressa in Scienze dell'educazione
Consulente dell'educazione familiare
Mediatrice Familiare
maria.gab@hotmail.it