In Italia una coppia gay ha messo in pratica una protesta non violenta per vedersi riconosciuti i diritti di uguaglianza e insiti della propria indole.
La coppia, originaria di Savona, attuando lo sciopero della fame chiedeva che fossero messe in “calendario” delle sedute parlamentari sulle problematiche inerenti le coppie gay.
La Carta di Nizza tutela i rapporti familiari a prescindere dal fatto che trovino il loro fondamento nell’atto contrattuale del matrimonio o siano diversamente costituite. Anche l’indicazione della diversità di sesso degli sposi decade, cosa che agevola il riconoscimento delle coppie omosessuali, già accettate da alcune legislazioni come quella olandese e belga. Nell’ottica di tali orientamenti legislativi e, di riflesso, culturali, va affrontato nei vari Paesi Europei la necessità di disciplinare le unioni non formalizzate. La convivenza può essere paragonata come mera situazione di fatto per garantire una più o meno ampia parificazione rispetto alle famiglie legittime. In alcuni casi si richiedono invece formalità, come la “registrazione” presso un pubblico ufficio con annotazioni su di un registro. Questa scelta può valere in maniera parziale come accade in Catalogna e in Belgio oppure, può aspirare ad una “quasi” completa uguaglianza al matrimonio come si verifica nell’ Olanda Danimarca, Norvegia e Svezia. Analogamente la legge francese sui “patti civili di solidarietà”, del 1999, accentua l’attenzione sugli accordi tra i conviventi ai quali compete la disciplina delle relazioni di coppia. La relativa notifica presso il tribunale è “condicio sine qua non” perché essi siano validi, non solo privatamente ma abbiano valenza pubblica con risvolti nel campo fiscale, assistenziale o delle abitazioni. Tale regolamentazione interessa in modo particolare le coppie omosessuali, come si rinviene nella legislazione tedesca e danese. Il più dei casi , nel senso più ampio, riguarda indistintamente sia le coppie di sesso diverso sia stesso sesso: infatti ricorrono nella legge olandese, belga, catalana e francese. I punti in comune come l’abitazione, sanità, trattamento fiscale, diritti successori, che si pongono per le coppie eterosessuali sussistono anche per quelle omosessuali. In Italia, al contrario, si deficita di una regolamentazione delle convivenze. Vari progetti di legge, sotto egide diverse, si sono alternati nel tempo ma non sono mai approdati in Parlamento. Anche a livello comunale i tentativi di istituire registri o elenchi delle unioni civili, di valore simbolico, sono risultati vani e comunque annullati dal TAR, perché non conforme al principio di non discriminazione in ragione delle “tendenze sessuali” come sancito nel Trattato Istitutivo della Comunità Europea e nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Nel diritto di famiglia, il principio indiscriminante dovrebbe interpretarsi nella “pari opportunità” di accesso alla formalizzazione del rapporto di coppia ma purtroppo, al momento, in Europa solo l’Olanda e il Belgio hanno ammesso il matrimonio omosessuale. Se è vero che la nostra Costituzione, nell’art. 29 “riconosce nella famiglia una società naturale eretta,sul matrimonio”, è anche vero che l’art. 2 garantisce protezione ad ogni formazione sociale nella quale si svolge la “personalità umana” . Scaturisce di per sé che ad ogni unione, anche diversa da quella regolamentata dal contratto matrimoniale, che concretizzi un progetto di vita comune, alimentata dall’affetto e dalla solidarietà, va attribuita una valenza sociale/giuridica. L’attribuzione di un valore giuridico delle coppie di fatto, anche omosessuali, sebbene anche registrati nei libri di stato civile creerebbe una situazione ottimale per migliaia di coppie per una condizione socialmente accettata e riconosciuta all’insegna del principio fondamentale di non discriminare. Nel nome dell’ uguaglianza formale e sostanziale tra tutti gli individui è necessario, quanto meno, che i paesi europei, ancorati a visioni frastagliate di una realtà in continua evoluzione e movimento, affrontino questo tema e non eludessero più un appuntamento con la democrazia e il rispetto dei diritti e sentimenti umani.
Dopo il naufragio dei “Dico” e “Pacs” si rende necessario una regolamentazione che consenta di ridurre la discrepanza fra la realtà sociale e veste formale delle unioni di fatto, un fenomeno in espansione che mette a dura prova anche il sistema giuridico. Anche l’evoluzione etimologica è significativa. Infatti negli ultimi trent’anni si è transitati: prima della riforma del diritto di famiglia si parlava di “concubinato” (con una vena negativa legata soprattutto alle norme penali); si e’ poi passati alla “convivenza more uxorio” (termine palesemente fotografico di una realta’ impostata con propria forza nel panorama sociale), e infine alla “famiglia di fatto” o “unione di fatto” ai giorni nostri.
La novità nel panorama italiano si evidenzia nel gennaio 2010: il Comune di Venezia accoglie nelle graduatorie delle case Erp anche le coppie di fatto (tra cui anche gli omosessuali) stilando una priorità in base al punteggio del bando in analogia alle famiglie di neosposi. Tale possibilità grazie ad una delibera inerente l’edilizia popolare ove si avanza alcuna distinzione tra coppie di fatto, etero o gay, ma ci si avvale all’articolo 4 del dpr 223/89, che definisce come «famiglia anagrafica» quella composta da «persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune». «Non c’è dubbio che ricomprenda tutte le famiglie di fatto, anche omosessuali, a condizione che un atto ne attesti la coabitazione», così chiarisce l’assessore alla Casa, Mara Rumiz, «in generale, si è inteso dare un incentivo alla formazione di nuove famiglie di residenti, dare loro una chance in più, si tratti di coppie sposate o no». Ed ha aggiunto che tale graduatoria non è statica «ma sarà aggiornata di anno in anno, con le nuove domande, ricomprendendo anche sfrattati o famiglie con disagio abitativo».
PORTOGALLO - A Lisbona nel gennaio 2010 il Parlamento ha acconsentito al matrimonio tra gay. Infatti la Camera di Lisbona ha approvato un disegno di legge socialista che riconosce l’unione tra omosessuali ma nel contempo ha bocciato la richiesta di avanzare domanda di adozione tra coppie dello stesso sesso. Tale atto giuridico è stato avallato da tutta la sinistra. Dopo Belgio, Svezia, Norvegia, Spagna e Olanda anche il Portogallo acconsente alle nozze tra omosessuali. “E’un momento storico” per il Portogallo che da tanto tempo “combatte contro la discriminazione e l’ingiustizia sociale nella societa’”questa è stata la dichiarazione del primo ministro Jose Socrates. Iter della legge prevede la ratifica al presidente della Repubblica, il conservatore, Anibal Cavaco Silva.
CITTA’ DEL MESSICO (Reuters) – Città del Messico è la prima città dell’America Latina a legiferare in tema di matrimoni omosessuali.
La legislazione approvata ultimamente è più particolareggiata di quella del 2006, che riconosceva le unioni civili tra coppie gay, permettendo ad esse il godimento degli stessi sgravi fiscali concessi alle coppie eterosessuali. Nella stessa seduta con maggioranza di voti favorevoli è stato anche riconosciuta la possibilità di adottare dei bambini.
A nulla sono servite le rimostranze dei parlamentari conservatori e leader ecclesiastici L’arcidiocesi cattolica messicana ha evidenziato che riconoscere le unioni gay sarebbe immorale e che il riconoscimento di questa legge sarà l’inizio della fine per le regolari famiglie eterosessuali.
ARGENTINA Buenos Aires – dicembre 2009 – La notizia del primo matrimonio gay in America Latina ha sollevato il plauso della comunità gay e dissenso di altre fazioni sociali. In primis monsignor Juan Carlos Romanín, vescovo di Rio Gallos che ha commentato preoccupato le nozze tra Alex Freyre e José María Di Bello un “attentato contro la sopravvivenza della specie umana. La prima reazione negativa l’aveva palesata Eduardo Sambrizzi, rappresentante della Corporación de Abogados Católicos (ordine degli avvocati cattolici) circa la validità delle nozze perché in contrasto con la legge argentina. In particolare secondo Sambrizzi, oltre l’articolo 172 del Codice civile (che impedisce il matrimonio omosessuale) anche con gli articoli 186 e 188 che prevedono la celebrazione rituale nella città di residenza dei due “nubendi”.
Tale matrimonio è stato scandito tappa per tappa da sentenze e ricorsi.
SLOVENIA Sempre nel dicembre 2009 il governo sloveno ha sottoposto al parlamento un disegno di legge sulla famiglia ampliando il concetto di ‘unione familiare’ le convivenze registrate di coppie omosessuali concedendo loro anche il diritto all’adozione dei bambini.
Il ministro della famiglia e della previdenza sociale Ivan Svetlik ha motivato tale progetto:”non intendiamo creare nuove forme di famiglia, ma riconoscere quello che nella realta’ gia’ esiste e la famiglia tradizionale godra’ anche in futuro del pieno appoggio e della protezione dello Stato”.
Al termine di una lunga seduta il governo ha accolto la proposta di legge anche se ostacolato dall’opposizione del centro destra. Anche la Chiesa cattolica ha anticipato la promozione di iniziative referendarie per la sua abrogazione.
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Dr Mariagabriella Corbi