Tfr, Confindustria firma e ottiene compensazioni da 2007
lunedì, 23 ottobre 2006 9.10
di Francesca Piscioneri
ROMA (Reuters) - Il governo ha siglato stasera l'accordo sul Tfr con Cgil, Cisl e Uil e Confindustria concedendo alle imprese compensazioni dal 2007 - pari a circa 400 milioni - e la garanzia di una verifica dell'accordo sul fondo Inps nel 2008.
Il presidente del consiglio Romano Prodi mostra soddisfazione per "la concertazione che ha dato i suoi frutti" ed apre anche ad una intesa con commercianti e artigiani, mentre il titolare dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sottolinea come "la notizia di oggi sia che parte la previdenza integrativa", senza modifiche ai saldi della Finanziaria.
Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, rimarca la capacità delle imprese "di fare sistema in un momento delicato e difficile", mentre il vicepresidente, Alberto Bombassei parla di "boccone amaro anche se meno di qualche settimana fa". E cita le due richieste accolte dal governo e che hanno portato ad una firma incerta fino al primo pomeriggio: "Le compensazioni ottenute dal 2007 attraverso sgravi contributivi sul costo del lavoro e la temporaneità del trasferimento del Tfr al fondo Inps con l'impegno a rivedere la misura nel 2008".
"L'accordo, come firmato oggi, non apre problemi sui saldi della Finanziaria, siamo tranquilli", ha detto in una conferenza stampa al termine dell'incontro. Padoa-Schioppa ha anche precisato che le compensazioni per le imprese, che partiranno dal 2007, sono stimate "in poche centinaia di milioni di euro e la copertura è in Finanziaria".
L'indicazione fornita dal ministro è in linea con i 400 milioni di compensazioni di cui ha parlato il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta.
Beretta ha spiegato che le compensazioni per il 2007 dovrebbero ammontare a poco meno di 400 milioni di euro, per poi salire a 450 milioni nel 2008.
Senza sbavature il commento dei sindacati. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, parla di "ottimo accordo"; il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni sottolinea l'impegno del governo ad allienare la tassazione dei fondi pensione a quella europea; mentre per Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil, l'accordo è "è quello che la Cgil voleva".
L'intesa sancisce principalmente l'anticipo al 1° gennaio 2007, dalla precedente scadenza del 1° gennaio 2008 prevista dalla riforma Maroni, della riforma della previdenza complementare. I lavoratori avranno cioè 6 mesi di tempo per decidere, secondo il principio del silenzio-assenso, se lasciare il Tfr in azienda o devolverlo ai fondi pensione. Dal primo luglio 2007 coloro che non vorranno destinare il Tfr ai fondi lo vedranno trasferito per intero al fondo Inps se sono dipendenti di una azienda con più di 50 dipendenti. Il Tfr resterà invece tutto in azienda se il lavoratore è occupato in una impresa con meno di 50 dipendenti.
Il flusso annuo di Tfr sarà pari nel 2007, secondo le ultime stime di governo, a circa 19 miliardi; per la Banca d'Italia il flusso medio anno sarebbe addirittura di 21 miliardi di euro. Da qui si capisce l'apprensione delle imprese che, con il trasferimento del Tfr ai fondi previdenziali, perderanno liquidità finora a loro disposizione.
Le compensazioni per le imprese sono le stesse previste nella legge Maroni, cioè: una deduzione del 4% (6% per le piccole) dal reddito d'impresa per l'ammontare del Tfr trasferito ai fondi; un risparmio sui contributi dello 0,20% sul monte salari che non sarà più versato all'Inps e, dal 2008, una graduale riduzione sugli oneri impropri sul monte salari a partire dallo 0,19%.
Il governo, come emerso già giovedì scorso, si è inoltre impegnato a rivedere la costituzione di un fondo di garanzia con l'Abi per il credito alle imprese.
Padoa-Schioppa non si è sbilanciato sulla aliquota alla quale saranno tassati i fondi pensione limitandosi a dire che "il governo si impegna a rivedere nel 2007 il trattamento fiscale dei fondi affinché sia in linea con quello degli altri Paesi europei".
Attualmente i fondi previdenziali sono tassati all'11%, ma la nuova norma della Finanziaria che prevede la futura introduzione di un'aliquota unica per le rendite finanziarie al 20% aveva fatto temere che potesse riguardare anche i fondi pensione.
I sindacati hanno addirittura chiesto di ridurla dall'attuale 11%. Su questo, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, si è limitato a dire: "Intendiamo mantenere un diverso trattamento fiscale tra rendite finanziarie e rendite pensionistiche".