Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
Direzione generale per l'Attività Ispettiva
Nota prot. 9799 del 20 luglio 2007
Alle Direzioni Regionali e
provinciali del lavoro
LORO SEDI
e p.c.
alla Direzione generale della
Tutela delle Condizioni di Lavoro
all'Ispettorato regionale del lavoro Di Palermo
all'Ispettorato regionale del lavoro di Catania
alla Provincia autonoma di Trento
alla Provincia autonoma di Bolzano
Oggetto istruzioni operative al personale
ispettivo: articolo 1, comma 622 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007) - Età
minima di ammissione al lavoro.
Pervengono da parte di alcuni Uffici territoriali, nonché di diverse
associazioni di categoria, richieste di chiarimenti in merito alla durata
dell'obbligo di istruzione obbligatoria a dieci anni previsto dall'art. 1,
comma 622 della L. n. 296/2007, ed al conseguente innalzamento dell'età di ammissione
al lavoro da 15 a 16 anni.
Tale problematica incide in modo rilevante sulla configurazione della
fattispecie sanzionatoria di cui all'art. 3 della L. n. 977/1967, che punisce
con sanzione penale il mancato rispetto dell'età minima di ammissione al
lavoro.
Al riguardo questa Direzione, d'intesa con le Direzioni generali della Tutela
delle condizioni di Lavoro e del Mercato del Lavoro, rileva quanto segue.
L'art. 1, comma 622, della Finanziaria prevede che "l'istruzione impartita
per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il
conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una
qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno
di età. L'età per l'accesso al lavoro è conseguentemente elevata da 15 a 16
anni". L'ultimo capoverso dello stesso comma 622 rimanda espressamente la
decorrenza dell'innalzamento dell'obbligo di istruzione dall'anno scolastico
2007/2008.
Com'è noto l'art. 37 della Costituzione prevede che sia la legge a stabilire il
limite minimo di età per il lavoro salariato e tale limite è stato disciplinato
dall'art. 3 della L. n. 977/1967, che come modificato dall'art. 5 del D.Lgs n.
345/1999, così recita: "l'età minima di ammissione al lavoro è fissata al
momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e
comunque non inferiore ai 15 anni compiuti". In tal modo si afferma il
principio in virtù del quale l'età minima di ammissione al lavoro non può
essere inferiore all'età in cui cessa l'obbligo scolastico evidenziando il
collegamento funzionale che esiste tra assolvimento dell'obbligo scolastico ed
accesso al lavoro. Infatti l'assolvimento del suddetto obbligo, volto a
tutelare la crescita psicointelletiva del minore, fa presumere raggiunta da
parte del minore la maturità necessaria affinché possa svolgere legittimamente
attività lavorativa. E' proprio questo il principio che è stato espresso da
ultimo dalla recente Legge Finanziaria, in particolare ove si afferma che
l'innalzamento dell'obbligo di istruzione ad almeno 10 anni determina quale
"conseguenza" l'aumento da 15 a 16 anni dell'età per l'accesso al
lavoro.
Premesso quanto sopra, indipendentemente dal fatto che le Legge Finanziaria sia
entrata in vigore dal 1° gennaio 2007, poiché la stessa fa espressamente
decorrere l'innalzamento dell'obbligo di istruzione a far data "dall'anno
scolastico 2007/2008" si ritiene che "conseguentemente" solo dal
1° settembre 2007 decorra anche l'innalzamento a 16 anni dell'età di ingresso
al lavoro per i minori.
IL DIRETTORE GENERALE
(Dr. Mario Notaro)