giovedì, 02 dicembre 2021

Insicurezza e rischio

 

" ... tentano di resistere a una forma di cultura che cerca prima il  riconoscimento che la conoscenza, che vive per l'azione e non per la  comprensione, che ha bisogno del nuovo perché non sa cosa farne del  vecchio" (103, Felix Riera, Il risveglio della cultura, in "La bellezza" AA.  VV., Donzelli Ed., 2013)


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L'involgarimento dell'animo è parte essenziale della violenza, una degradazione che nella insensibilità conduce all'accettazione se non alla sua sublimazione.

Con la violenza viene modificata la visione, alterata la verità, imposta la mistificazione del reale, ma anche giustificata con un processo inverso la violenza stessa.

Termini quali tolleranza e rischio sono alterati nel loro profondo significato da una società incerta nei suoi valori, essi vengono a sostituire giudizi di valore ormai persi conducendo allo scioglimento o allo svuotamento progressivo le istituzioni o le organizzazioni collettive.

Si arriva ad una autoreferenzialità fondata sull'indulgenza per l'altro, una forma di razzismo invertito, con la creazione di una nuova rigidità e complessità sociale, dove una miriade di esperti dilaga con il pretesto di risolvere tutte le problematiche derivanti da un multiculturalismo tollerante ma in pratica confacente al capitalismo globale.

L'estetizzazione della vita quotidiana, quale risultato dell'erosione dei valori, ha condotto all'etica del consumo (Bell) e a forme edonistiche esasperate che portano al pulviscolo sociale.

La felicità promessa viene a sprofondare nell'insicurezza e nel rischio della messa in dubbio di istituzioni quali la famiglia e la nazione, ma anche il substrato culturale dato dalla scuola viene a decadere creando un relativismo che comporta insicurezza e quindi richiesta di nuove forme di sicurezza (Zizek).

Il soggetto è ridotto nei paesi sviluppati al solo consumo, tutto il suo agire è indotto in tale senso, lo si induce a credere di non avere limiti, di poter effettuare qualsiasi azione purché utile al consumo e quindi all'accumulo, il conflitto sociale viene in tal modo sublimato e portato all'interno del soggetto, la responsabilità etica  1 del buon padre di famiglia viene eliminata in favore di una formale responsabilità economico-giuridica.

A sua volta la produzione è spostata nei paesi terzi dove è abbondante la manodopera a basso costo, senza problematiche di conflittualità e di rispetti ecologici, i costi sono abbattuti, l'utile e il consumo crescono in un bulimismo esistenziale che conducono a comportamenti simili alla dipendenza.

Il sistema regge nel futuro generazionale attraverso la crescita di nuovi mercati nel terzo mondo, salvo crisi impreviste, i quali si affiancano e integrano ai precedenti per tipologie ma anche in parte diversi in modo da creare un più ampio ventaglio di consumi. Naturalmente i paesi con più forti basi culturali e di antiche tradizioni potranno crescere anche politicamente fino ad imporsi in ambito internazionale come nuove potenze, dando il via a nuovi conflitti per stabilire nuovi equilibri.

L'attuale pandemia inserendosi in questo contesto ha evidenziato le problematiche, esasperandole ulteriormente e creando l'esplodere dei conflitti di potere altrimenti nascosti dai rassicuranti racconti dei media.

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Profilo autore

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 06/08/2021

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