giovedì, 02 dicembre 2021

Malpractice, in tema di riparto dell'onere probatorio tra paziente e medico

Tribunale di Torino sez. IV, sentenza 15.3.2021, n. 1258

 

REPUBBLICA ITALIANA  
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO  - SEZIONE QUARTA CIVILE

... omissis...

IN VIA ISTRUTTORIA 
- Ammettere la documentazione prodotta e la prova per interpello e testi sui capi dedotti in atti, da intendersi all'uopo preceduti dalla locuzione di rito ' Vero che' . 

NEL MERITO, IN VIA PRINCIPALE 

- accertato il comportamento colposo, non conforme alle linee guida e comunque alle norme che regolano l'esercizio della professione medico/chirurgica da parte del dott. Ma. CA., accertata la responsabilità medica dell'AZIENDA OSPEDALIERO - UNIVERSITARIA CITTÀ DELLA SALUTE E DELLA SCIENZA DI xxx, anche in violazione agli obblighi in capo alla Struttura, accertato il nesso di causa tra detti comportamenti e i danni subiti dal sig. Al. CA. relativamente ai fatti di cui in narrativa, condannare i convenuti - in via solidale e/o alternativa - al risarcimento in favore di parte attrice di tutti i danni patiti e patiendi dal sig. Al. CA., quantificabili, continuando a ritenere più esaustiva e ragionevole la Consulenza del dott. MA., in E 14.989,14 (come da prospetto di cui in citazione). - nel merito in subordine, condannare la/le parte/i convenuta/e, in via solidale, a risarcire in favore di parte attrice i danni patiti e patiendi dal sig. Al. CA. nella diversa misura (maggiore o minore) che dovesse emergere per qualsivoglia motivo (sia in punto responsabilità, sia in punto quantificazione) in corso di causa, ivi compresa alla luce della CTU della dott.sa CI. e comunque (sempre all'esito, peraltro insoddisfacente, della CTU) in misura non inferiore ad E4.884,48= (di cui E 2.340,48 a titolo di danno temporaneo e spese borsuali riconosciute in CTU, oltre ad una minima percentuale a titolo di danno ' ex morale' ed E 2.544,00 per fatture versate da parte attrice a titolo di CTU e CTP ai dott.ri CI., CA., MA. e MA., e che - ragionevolmente - dovranno essere poste a carico di parte convenuta). Con interessi dalla domanda al saldo. COMUNQUE, con vittoria di spese et onorari di lite (ivi comprese quelle per la fase di mediazione obbligatoria).' CONCLUSIONI PER AOU CITTÀ DELLA SALUTE E DELLA SCIENZA DI TORINO ' Voglia l'Ill.mo Tribunale di Torino, respinta ogni avversaria istanza, eccezione e deduzione e previe le declaratorie del caso In via principale - accertata e dichiarata l'insussistenza di responsabilità, a qualunque titolo, a carico di questa Azienda, respingersi tutte le domande ex adverso proposte. Con il favore delle spese di giudizio ex D.M. 10.3.2014 n. 55, oltre oneri riflessi ex art. 1 comma 208 legge n. 266/05 (23,8% sull'imponibile), trattandosi di patrocinio reso dall'Avvocatura interna all'Ente. Esente IVA e CPA. In via subordinata - nella denegata ipotesi di declaratoria di qualsivoglia responsabilità della convenuta, ridurre l'entità del risarcimento del danno nei limiti del provato - disporre la compensazione delle spese di lite ex art. 92 c.p.c. In via istruttoria - richiamate le osservazioni dei propri CCTTPP alla bozza di CTU del 24.09.2019 nonché quanto dedotto in udienza del 12.12.2019, disporre la rinnovazione della CTU nella parte in cui ha ritenuto sussistente un danno temporaneo, pur in assenza di un danno permanente nella denegata ipotesi di ammissione della prova per interpello e testi richiesta da parte attrice, si chiede di essere ammessa alla prova contraria con il teste già indicato da questa difesa nella memoria ex art.183 VI comma n.3 c.p.c. depositata il 25 gennaio 2019' CONCLUSIONI PER IL DR. MA. CA. ' Voglia l'Ill.mo Tribunale adito, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, IN VIA ISTRUTTORIA Ammettere l'articolo di prova per interpello articolato in memoria ex art.183 VI co.n.2 c.p.c. del 27/12/2018 NEL MERITO Rigettare la domanda proposta dal Sig. Ca. Al. nei confronti del Dott. Ca. Ma., in quanto infondata in fatto ed in diritto. Con vittoria di spese e compensi del giudizio, oltre IVA, CPA e rimborso forfetario. Con osservanza' .

MOTIVI DI FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

1. In via preliminare, per la miglior comprensione dell'oggetto del contendere e dell'iter processuale della controversia, si osserva in sintesi quanto segue.

1a. La presente causa é stata introdotta dal sig. Al. Ca., nei confronti dell'Azienda Ospedaliero Universitaria ' Città della Salute e della Scienza di Torino' e del Dr. Ma. Ca., affermando la responsabilità degli stessi in relazione ai danni asseritamente patiti dall'attore a causa della malpratica medica posta in essere dal convenuto Ca., quale medico operante presso l'Ospedale ' Molinette' attualmente afferente al ' Polo' Città della Salute e della Scienza di Torino.

In particolare, parte attrice ha allegato: di soffrire da tempo di problemi di salute all'area nasale/faringea e di essersi rivolto al Dr. Ma. Ca. nell'anno 2014, dopo avere assistito ad una trasmissione televisiva andata in onda su ' Retesette' ; di avere ricevuto dal dott. Ca. diagnosi di i ' sinusite cronica mascellare, etmoidale, deviazione del setto ed ipertrofia dei turbinati' ; di essere stato sottoposto dal prefato specialista Ca., in data 25.06.2014, ad intervento chirurgico di revisione settoplastica e antrotomia bilaterale intranasale; di avere accusato, dopo questo primo intervento, sintomi indicatori di ingravescenza della patologia pregressa e un peggioramento dello stato di salute (tanto che lo stesso Ca., dopo le consuete visite di controllo effettuate da ultimo in data 1-2 settembre 2014, gli aveva prescritto l'esecuzione di un ciclo di cateterismi tubarici; di essere stato sottoposto dal dott. Ca., in data 26.9.2014 (a fronte della terapia fallace e non migliorativa), ad altro intervento chirurgico di ' turbinotomia nasale bilaterale inferiore tramite galvanocaustica' ; di avere continuato anche dopo il predetto intervento ad accusare dolore, epitassi e, in generale, disturbi all'area naso-faringea, tanto da essere costretto, nei giorni immediatamente consecutivi all'operazione, a recarsi d'urgenza al Pronto soccorso del presidio ospedaliero ' Le Molinette' per arginare le complicanze post-operatorie; di essersi sottoposto ad ulteriori accertamenti diagnostici e avere deciso, stante il perdurare delle problematiche, di rivolgersi direttamente ad altro professionista e ad altra struttura sanitaria (Ospedale San Raffele del Monte Tabor di Milano); di essersi sottoposto, presso tale struttura ad un terzo intervento (' FESS' ) praticato dai dott.ri Le. Gi. e Ma. Bi. (intervento nel corso del quale era stato rimosso un voluminoso polipo antro-coanale sinistro con esecuzione di uncinectomia meatotomia destra e sinistra); che quest'ultimo intervento aveva avuto un decorso post operatorio regolare ed era stato risolutivo delle pregresse problematiche evidenziate dal paziente.

Parte attrice, richiamando espressamente ad integrazione dell'atto di citazione la relazione medico-legale del dott. Fi. Ma. prodotta in causa come doc. 14 (che include la valutazione dello specialista dott. Ro.), ha affermato la sussistenza di profili di negligenza e malpractice a carico del sanitario convenuto). Come si desume dalla lettura dell'atto introduttivo e delle valutazioni medico-legali di parte in esso richiamate ad integrazione delle allegazioni difensive, l'attore, ha addebitato al dott. Ca., in estrema sintesi: una omessa tempestiva diagnosi (per non avere approfondito il suo quadro clinico omettendo di considerare la presenza della formazione polipoide, riscontrata e asportata in seguito presso la struttura del ' San Raffaele' di Milano nel giugno del 2015); l'esecuzione dell'intervento 25.6.2014 senza osservare i passaggi e i tempi chirurgici necessari per accorgersi della neoformazione polipoide che dal seno mascellare di sinistra invadeva la parte posteriore della fossa nasale di sinistra e il cavo rinofaringeo e, comunque, l'esecuzione di un intervento non mirato al trattamento della patologia; una gestione postoperatoria e clinica non sufficientemente accurata (con mancanza di controlli endoscopici); la prescrizione una serie di cateterismi tubarici, procedura invasiva, posta in essere sulla base di un esame audiometrico e impedenzometrico che non ne indicava la necessità e non utile alla risoluzione della patologia, l'esecuzione di un secondo intervento di turbinotomia inferiore bilaterale, non necessario in ragione della sintomatologia del paziente localizzata a sinistra, fonte di disagio e complicanze post-operatorie e comunque inutile.

Sulla scorta delle prospettazioni e allegazioni sin qui riassunte, l'attore ha instato in primo luogo per il risarcimento del danno non patrimoniale (asseritamente conseguito alle sopra indicate condotte inadempienti del dott. Ca.), allegando di avere subito un danno da invalidità permanente del 3% riferibile ai due approcci chirurgici rilevatesi inefficaci e un danno biologico da invalidità temporanea di circa otto mesi (di cui 4 giorni al 100% per le ospedalizzazioni, circa 4 mesi a parziale massima al 50% e i restanti 4 mesi a parziale minima al 25%). Ha richiesto, altresì, personalizzazione del prefato danno nella misura del 50%, a titolo di ristoro del pregiudizio ' ex morale' , per tutte le sofferenze e i ricoveri inutilmente patiti.

Con riguardo agli aspetti patrimoniali, il sig. Ca. ha domandato: il rimborso delle spese per medicinali e ticket meglio elencate nel doc. 19 allegato all'atto di citazione nonché di ulteriori e E 485,65 per spese connesse con il ricovero e l'intervento presso l'ospedale San Raffaele di Milano; la rifusione dei compensi dei propri CTP nella misura di cui alle fatture doc. 20 allegato all'atto di citazione nonché delle spese legali di fase stragiudiziale.

Per tutte le voci di danno (non patrimoniale e patrimoniale) sopra elencate, il sig. Ca. ha chiesto l'importo complessivo di E 14.989,14 oltre alle spese tutte di lite (in sede di precisazione delle conclusioni definitive sono stati richiesti anche gli interessi dalla data della domanda).

1b. L'Azienda Ospedaliero Universitaria ' Città della Salute e della Scienza di Torino' (d'ora in avanti, per brevità, anche soltanto ' l'Azienda' o ' l'Azienda convenuta' ), costituendosi in giudizio, ripercorso l'iter clinico del sig. Ca. alle pagine della comparsa da 2 a 6 (cui per brevità si rinvia), ha precisato che l'attore aveva inoltrato richiesta risarcitoria alla convenuta Azienda con nota pervenuta il 25.11.2015 cui aveva fatto seguito denuncia di sinistro sulla polizza RCT/RCO n. 1858949.

La convenuta ha premesso, altresì, che l'Azienda era stata invitata dall'attore a partecipare all'incontro di media-conciliazione presso l'Organismo di mediazione; incontro cui, tuttavia, non aveva aderito in difetto di ogni presupposto idoneo a giustificare la transazione della vertenza in esame.

Ciò posto, la convenuta ha preliminarmente inquadrato la disciplina applicabile alla fattispecie per cui é causa, ovvero l'art. 3 della Legge Balduzzi189/2012 e s.m.i., chiarendo come tale normativa fosse vigente all'epoca dei fatti, con ogni conseguenza in termini di qualificazione della responsabilità professionale del medico e della struttura sanitaria, anche avuto riguardo al relativo onere probatorio gravante sul danneggiato.

Ha affermato la natura extra contrattuale della responsabilità del medico e con riguardo alla propria responsabilità, riconosciuta di natura contrattuale, ha evidenziato l'assenza di addebiti inerenti una sua responsabilità ' diretta' o di tipo organizzativo e ha affermato che al fine di ottenere l'affermazione della sua responsabilità ' indiretta' (ex art. 1228 c.c.), il danneggiato era onerato di provare: provare: i) l'esistenza del contratto con l'Azienda ospedaliera stessa (n.d.r. esistenza che, nel caso di specie, può sin d'ora dirsi, prima ancora che documentalmente provata, non oggetto di specifica contestazione ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall'art. 115, comma 1 c.p.c.); ii) il peggioramento delle proprie condizioni di salute, iii) il nesso causale tra il predetto aggravamento e la prestazione contestata

In particolare, l'A.O.U. a confutazione delle pretese attore ha osservato:

- che le doglianze attoree erano generiche e fuorvianti, oltre che focalizzate erroneamente sulla cd. ' omessa diagnosi' (per non essersi il dr. Ca. tempestivamente accorto della presenza della formazione polipoide a carico del paziente);

- che la fondatezza di tale lagnanza era smentita per tabulas dalla documentazione in atti e in particolare dal referto della TC effettuata in data 24.01.2014, che evidenzierebbe la non sussistenza del polipo nasale nell'arco temporale in cui l'attore era stato preso in carico dalla struttura ospedaliera e affidato alle cure del dr. Ca.;

- che le prestazioni eseguite dal dott. Ca. erano state ineccepibili, improntate a massima diligenza, prudenza, perizia e rese in stretta osservanza della lege artis (in particolare: il dr. Ca. avrebbe visitato il paziente per la prima volta in data 24.02.2014 rilevando, sulla base della TC 24.1.2014, ' un ispessimento muco periosteo dei seni mascellari maggiormente evidente a destra e (...) ipertrofia dei turbinati inferiori' ;
-  la diagnosi effettuata del dr. Ca. sarebbe stata del tutto in linea con le risultanze diagnostiche della visita otorinolaringoiatrica del 13.01.2014 eseguita dal Dott. Vi. Fe. presso l'Ospedale Gradenigo; 
- parimenti corretto ed immune da censure apparirebbe l'operato del sanitario in data 25.06.2014, data in cui il dott. Ca., a fronte di un generalizzato quadro infiammatorio delle cavità nasali, avrebbe provveduto a svuotare endoscopicamente i seni paranasali dell'attore, drenando l'elevata quantità di mucosa presente che ostruiva le vie respiratorie, eseguendo l'intervento con una visione diretta e non riscontrando la presenza di alcuni tipo di polipo;
- non sarebbero riscontrabili profili di carenza e/o negligenza nella gestione post-operatoria del paziente, trattato con scrupolo e sottoposto a numerose visite di controllo otorinolaringoiatriche che avrebbero indotto, a fronte di un processo di riacutizzazione della sinusite, a sottoporlo ad un secondo intervento nel mese di settembre 2014; tale scelta terapeutica sarebbe stata ispirata allo strenuo rispetto delle linee guida e volta, anzitutto, a ripristinare un adeguato spazio respiratorio compromesso dalla recidiva della patologia da cui era affetto il paziente).

Secondo la convenuta, pertanto, tutte le scelte chirurgiche e terapeutiche effettuate a favore del paziente Ca. sarebbero state improntate alla massima prudenza e non avrebbero potuto né dovuto essere diverse a fronte del quadro clinico in essere. Ciò, a maggior ragione, considerando che il Ca., in seguito all'ultima visita specialistica effettuata in data 16.10.2014, aveva deciso di sua completa iniziativa di uscire da monitoraggio e osservazione della struttura ospedaliera convenuta;

omettendo peraltro di fare visionare al dott. Ca. le risultanze dell'ultima risonanza magnetica prescrittagli del 24.10.2014.

Così chiarite le proprie contestazioni e difese in punto an debeatur, l'Azienda ha altresì contestato le avverse richieste risarcitorie evidenziando l'erroneità della quantificazione delle stesse sia con riguardo al danno biologico permanente stimato nel 3%, sia con riguardo alla richiesta di personalizzazione del predetto danno con una maggiorazione del 50%.

L'Azienda, in ultimo, ha contestato la ripetibilità delle somme azionate dall'attore a titolo di danno patrimoniale, non avendo a suo avviso ragione d'essere risarcite le spese inerenti il ricovero presso la struttura ospedaliera del San Raffaele, né le spese per l'acquisito di farmaci, parafarmaci e visite di cui l'attore aveva chiesto il ristoro (trattandosi: da un lato di voci di spese sguarnite di prescrizione medica e/o di medicinali omeopatici non mutuabili e rimborsati dal SSN; dall'altro lato, di spese mediche addirittura antecedenti e/o susseguenti alla presa in carico del Dr. Ca. e correlate alle patologie da cui l'attore era affermato.

1c. Costituitosi in giudizio con comparsa di costituzione e risposta in data 17.10.2018, il dott. Ca., richiamandosi all'inquadramento normativo già profilato nelle difese della convenuta Azienda sanitaria, ha eccepito e contestato tutte le avverse pretese, evidenziando in sintesi, nel merito:

- che nessuna responsabilità professionale poteva essergli ascritta, stante l'assoluta assenza di prova in ordine alla sussistenza del nesso eziologico fra il lamentato danno da omessa diagnosi e il proprio operato; ciò in quanto: il quadro di degenerazione moriforme certificata presso l'Ospedale Gradenigo era del tutto in linea con la rinite cronica da cui il Ca. era affetto da circa 15 anni; nel corso dell'intervento di FESS eseguito nel giugno 2014, anche in esito all'evacuazione di abbondante e denso materiale catarrale, non si era evidenziato alcun polipo sessile o peduncolato, ma era emerso un ispessimento mucoperiosteo dei seni mascellari con maggiore evidenza a destra piuttosto che a sinistra; in presenza di un elemento di confondimento come la secrezione catarrale bilaterale e dei dati incerti desumibili dal referto della TC del 24.1.2014 l'intervento di asportazione della mucosa a livello del seno mascellare era stata prudenzialmente eseguita bilateralmente; il secondo intervento chirurgico del 26.9.2014 aveva invece assolto allo scopo di garantire un adeguato spazio respiratorio, compromesso dalla recidiva della malattia rinosinusitica; anche in esito a tale secondo intervento, in ogni caso, non si era avuta alcuna evidenza di polipo; lo stato cronico-infiammatorio a carico delle cavità nasali del sig. Ca. ben poteva essere all'origine della successiva formazione polipoide, ma l'aspetto polipoide dell'ostio naso-sinusale era comparso per la prima volta solo alla RMN del 3.6.2015, in assenza di qualsivoglia evidenza obiettiva nel periodo in cui egli aveva avuto in cura l'attore;

- che nessun addebito poteva essere mosso al suo approccio prima medico e poi chirurgico, atteso che la terapia più aggressiva e demolitiva non aveva ragione di essere a fronte della patologia da cui nel 2014 era affetto l'attore;

- che le sequenze dei fatti, così come documentati dalle produzioni attoree, non evidenziavano alcuna malpractice a proprio carico o a carico della struttura ospedaliera convenuta;

- che egli aveva attuato a favore del paziente un iter diagnostico terapeutico improntato a competenza e perizia, nella piena osservanza delle regole di diligenza e prudenza, oltre che nel rispetto della legis artis, delle raccomandazioni, e dei protocolli scientifici vigenti;

- che, in ogni caso, nessun danno biologico permanente era residua in esito agli interventi chirurgici del giugno e del settembre 2014.

Il convenuto, così argomentata la correttezza del proprio operato, ha altresì invocato l'applicabilità dell'art. 2236 c.c., in ragione della complessità del caso clinico del sig. Ca. ed ha evidenziato, in ragione di quanto previsto dall'art. 1227 comma 2 c.c., che il paziente aveva deciso di non sottoporsi ad ulteriori controlli dopo il 16.10.2014, pur a fronte del persistere dei disturbi.

Sotto il profilo del quantum debeatur, il convenuto Ca. ha contestato le quantificazioni operate dall'attore, tanto con riferimento al danno non patrimoniale (a suo avviso stimato eccessivamente e disancorato dai parametri normativi oggi vigenti) quanto con riguardo alle voci risarcitorie dallo stesso esposte a titolo di danno patrimoniale, richiamandosi sostanzialmente ad argomentazioni di tenore analogo a quelle sviluppate dalla convenuta Azienda sanitaria.

1d. All'udienza del 06.11.2018, il giudice, verificata la regolarità del contraddittorio, ha concesso, su istanza concorde delle parti, i termini di cui all'art. 183 VI comma c.p.c., fissando l'udienza del 21.02.2019 al fine di provvedere sulle stesse istanze istruttorie. Solo il dott. Ca. ha depositato memoria ex art. 183, comma 6 n. 1 c.p.c., limitandosi peraltro a precisare le conclusioni; tutte le parti hanno depositato memorie ex art. 183, comma 6 n. 2 c.p.c. e le parti convenute hanno altresì depositato memorie ex art. 183, comma 6 n. 3 c.p.c..

Il giudice, lette le memorie depositate dalle parti, con ordinanza riservata del 25.03.2019 (al cui contenuto si fa qui integrale rinvio), ha rigettato le istanze di prova formulate da parte attrice e da parte convenuta Ca. e disposto l'esperimento di CTU medico-legale sui quesiti in essa indicati.

All'udienza 9.5.2019 i CTU designati (dott. An. Ci. Medico - legale e dal dr. Se. Ca., specialista) hanno prestato il giuramento di rito, le hanno nominato (o fatto riserva di designare entro il termine assegnato) i propri CTP e la scrivente ha assegnato i termini di cui all'art. 195 c.p.c..

Depositato l'elaborato peritale, all'udienza del 12.12.2019, le parti hanno formulato ciascuna le loro istanze (come da verbale, cui si rinvia) e con ordinanza riservata 13.12.2019, ritenuta la causa matura per la decisione, la scrivente l'ha rinviata al 16.7.2020 per la precisazione delle conclusioni.

A causa dell'emergenza epidemiologica l'udienza di precisazione conclusioni é stata successivamente rinviata all'udienza figurata del 29.10.2020 e a tale udienza, sulle conclusioni in epigrafe trascritte (precisate definitivamente dalle parti nelle note scritte autorizzate sostitutive della trattazione orale), la causa é stata trattenuta a decisione.

2. In via preliminare, al fine di una compiuta individuazione del materiale documentale utilizzabile ai fini della decisione, si osserva quanto segue.

All'udienza del 12.12.2019 é stata erroneamente espunta dalle produzioni documentali (avendo la scrivente fatto affidamento sulla richiesta attorea di depositare come nuovo documento una fattura risalente nel tempo, in realtà già allegata all'atto introduttivo) la fattura n. 181 del 30.12.2016 a firma del Dott. Ma.. Si legge, infatti, nel verbale di causa che ' il giudice non ammette la produzione poiché tardiva in quanto precedente all'instaurazione del giudizio' , mentre ad un più attento esame del fascicolo é emerso che la fattura in oggetto era stata in realtà tempestivamente dall'attore come doc. 20 allegato all'atto introduttivo. L'ordinanza resa all'udienza del 12.12.2019 deve quindi essere modificata nella parte in cui esclude l'utilizzabilità a fini decisori della fattura n. 181 del 30.12.2016 doc. 20 attoreo.

Sempre in via preliminare, ritiene la scrivente che debbano essere rigettate le istanze istruttorie reiterate dalle difese, per le ragioni già esposte nell'ordinanza 25.3.2019, da intendersi qui richiamata (con particolare riguardo al capo di prova per interrogatorio formale articolato dalla difesa Ca. - ' vero che successivamente alla visita del 16.10.2014 il sig. Al. Ca. ometteva di ripresentarsi a controllo presso il Dott. Ca., omettendo altresì di far visionare al sanitario l'esito della RMN encefalo e massiccio facciale dal medesimo prescritta in occasione della citata visita' -; capo superfluo, come già osservato nella suddetta ordinanza, in ragione del riparto degli oneri probatori e, in ogni caso, della mancanza di una specifica contestazione della circostanza da parte dell'attore).

Va disattesa anche la richiesta di rinnovazione della CTU medico-legale formulata dalle parti convenute, posto che la complessiva istruttoria svolta, l'articolata e approfondita CTU, nonché l'acquisizione tutta dei documenti medici, delle cartelle cliniche e dei referti riferiti al paziente Ca., hanno consentito di procedere ad una attendibile ricostruzione della vicenda in esame, senza la necessità di esperire ulteriori approfondimenti tecnici, come risulterà dalle considerazioni tutte che saranno di seguito svolte.

Può a questo punto essere affrontato l'esame del merito, iniziando con il dare conto delle risultanze dell'esperita CTU medico-legale, a partire dalla ricostruzione fattuale della vicenda clinica sottesa alle domande attoree.

Tale vicenda é stata dettagliatamente descritta alle pagine da 5 a 8 dell'elaborato peritale, in linea con la documentazione medica versata in atti. Alle suddette pagine, per brevità, si fa qui integrale rinvio, sottolineando di seguito le vicende maggiormente significative ai fini della decisione, quali evidenziate dai CTU nelle loro argomentazioni.

L'iter diagnostico e terapeutico del sig. Ca..

In data 13 gennaio 2014 il signor Al. Ca., in seguito a disturbi di natura respiratoria nasale, ha effettuato una visita di controllo otorinolaringoiatrica presso l'Ospedale Gradenigo in Torino.

Il tale occasione gli é stata diagnosticata, mediante l'utilizzo del fibroscopio flessibile, la presenza di neoformazione moriforme insistente sulla parete posteriore laterale sinistra nel cavo rinofaringeo.

Il paziente é stato, quindi, sottoposto a TC seni paranasali in data 24 gennaio 2014 con evidenza di ' ispessimento muco periosteo dei seni mascellari maggiormente evidenti a destra. Normotrasparenza dei restanti seni paranasali. Ipertrofia dei turbinati con deviazione del setto nasale verso sinistra '

Persistendo la sintomatologia algica cranio-facciale, in data 24 febbraio 2014, il sig. Ca. ha deciso di sottoporsi a visita privata presso lo studio del dottor Ma. Ca.. Il sanitario ha eseguito sull'attore una FBS, refertando una rinofaringite catarrale da probabile sinusopatia cronica e catarro tubarico più accentuato a destra. E' stata, quindi, prescritta terapia con sinuclean spray nasale + dirahist confetti (ciclo di 6 giorni al mese), proponendo al paziente intervento di svuotamento endoscopico eseguito, poi, in data 25.06.2014.

La CTU, in relazione a questo iniziale iter terapeutico, ha dato atto della correttezza e congruità delle indagini diagnostiche esperite dal sanitario a fronte dei sintomi accusati dal paziente che presentava (in allora) una neoformazione moriforme; diagnosi confermata dalla tac del 24.01.2014.

L'intervento del 25.06.2014

Persistendo la sintomatologia sopra descritta, il sanitario Ca. ha proposto al paziente di effettuare un intervento di svuotamento endoscopico dei seni nasali (FESS secondo prospettazione condivisa dal convenuto e non smentita dall'azienda), previo esperimento di esame audiometrico in data 03.03.2014 e ulteriore terapia antibiotica in attesa dell'intervento.

In data 25 giugno 2014, il Ca. é stato ricoverato presso il reparto di Otorinolaringoiatria dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino (come si evince dalla cartella clinica del paziente n. 2014-025961). La diagnosi all'ingresso effettuata dal sanitario é stata di ' ostruzione respiratoria nasale' . Nella cartella clinica del paziente é stata descritta l'esecuzione del prefato intervento nei termini che seguono: ' revisione della pregressa settoplastica funzionale:

asportazione di due sinechie settoturbinali a sinistra con revisione della settoplastica pregressa.

Turbinotomia funzionale inferiore bilaterale mediante galvanocaustica. Antrotomia mascellare bilaterale con aspirazione di notevole secrezione catarrale densa ed asportazione di mucosa iperplastica che viene inviata ad esame istologico. Tamponamento nasale anteriore con Merocel' .

In relazione a detto intervento, il Collegio peritale ha mosso censure e ha evidenziato, preliminarmente, che sebbene detto intervento fosse correttamente indicato e consono per la tipologia di patologia da trattare (già diagnosticata in precedenza) esso non é stato eseguito in modo completo e quindi efficace, con conseguenti profili di colpa in capo al sanitario.

Con maggior impegno esplicativo, secondo le conclusioni dei CTU: ' Dall'atto chirurgico e dalla durata dell'intervento (venti minuti) si deduce che non venne eseguita la FESS. E' verosimile che si trattò di una semplice meatotomia, venne fatta una galvanocaustica dei turbinati inferiori, ma non fu fatta menzione di una eventuale asportazione della degenerazione moriforme della coda del turbinato' .

Le risultanze ora menzionate, tutte tenute in considerazione dai CTU, hanno indotto questi ultimi a porre in evidenza l'erroneità o comunque incompletezza (e conseguente inutilità ai fini dell'eliminazione delle problematiche lamentate dal Ca.) del primo intervento praticato dal dr. Ca. in data 25.06.2014, poiché non conforme alle tempistiche chirurgiche ordinarie che per un'operazione di siffatta tipologia (FESS) prevedono un trattamento che non può essere effettuato in soli 20 minuti appena (dalla cartella clinica, come evidenziato dai CTU, si ricava che l'operazione ha avuto inizio alle 13.50 ed é terminata alle h. 14.10).

Il secondo intervento praticato in data 26.09.2014.

Dopo l'esecuzione del primo intervento chirurgico, il Ca. non ha avuto un significativo mutamento in favor delle proprie condizioni di salute (come evidenziato dal susseguirsi di visite di controllo e dal loro esito, su cui infra), sicché in data 26.09.2014 lo stesso Ca. é stato ricoverato in Day Hospital presso l'Ospedale ' Le Molinette' per un ulteriore intervento, questa volta di ' turbinectomia' (segnatamente galvanocaustica dei turbinati), previa sottoposizione ad esame audiometrico e ipedenzometrico.

Si riporta a stralcio il susseguirsi cronologico delle numerose visite effettuate dal Ca. dopo l'operazione chirurgica del 25.06.2014, come evincibile dalla relazione dei CTU: ' Visita ORL di controllo (dottor Lu.) in data 27 giugno 2014, stamponato e nuovamente medicato con spugna riassorbibile imbevuta di acidotranexamico In data 28.06.14 avveniva espulsione accidentale della spugna riassorbibile, per cui tornava presso l'ambulatorio ospedaliero dove si riposizionava lo Spongostan (Dott.ssa Pr.). Visita ORL di controllo dal dottor Ca. in data 30 giugno 2014, nel cui referto si legge: ' ...medicazione. Va bene. Terapia con Trofodermin e Anauran gtt. Prossima visita giovedì' . L'esame istologico del 3 luglio 2014 recitava:< frammenti polipoidi di mucosa sinusale cronicamente infiammata con lieve componente granulocitaria basofila>.Visita ORL di controllo dal dottor Ca. in data 3 luglio 2014 con aspirazione di croste e secrezioni dalle fosse nasali. Indicato Rinofluimucil spray nasale per 15 giorni + trofodermin. Prossima visita il 14.07.2014' . Visita ORL di controllo dal dottor Ca. in data 14 luglio 2014 con asportazione di croste dalle fosse nasali soprattutto a sinistra. Prescritto rinofluimucil spray nasale. Controllo ai 15 giorni. Visita ORL di controllo dal dottor Ca. in data 31 luglio 2014, buoni esiti di intervento endonasale. Controllo in settembre per esame audiometrico ed esame impedenzometrico. In data 03.08.2014 si recava ad ulteriore controllo: ' ...proseguire con Sinuclean e Flaminase per 3 mesi...' (Dott. Ca.) In data 07.08.2014 controllo: ' vestibolite a sinistra. Terapia con Argotone, Panacef ed Aulin' . (Dott. Ca.) In data 26 agosto 2014 accesso al pronto soccorso del medesimo nosocomio per otalgia bilaterale e dolore seni paranasali in recente intervento per sinusite, sottoposto a visita ORL, il sanitario (dottoressa Naqe) visitato il paziente riteneva utile TC massiccio facciale senza mdc per rivalutazione.

Prescritto Klacid (per 10 gg) + deltacortene (per 11 gg) + nasonex spray nasale.'

La consulenza, in relazione alla seconda operazione chirurgica del settembre 2014, ha evidenziato la superfluità del prefato intervento che si é dimostrato inutile e, soprattutto, inefficace non avendo risolto le problematiche di base del paziente. Secondo i CTU, invero, il peggioramento complessivo delle condizioni del Ca. tra il primo e il secondo intervento (come testimoniato dai numerosi accessi all'Ospedale) e la sintomatologia dallo stesso lamentata, avrebbe dovuto indurre il sanitario a prescrivere a favore del paziente ulteriori approfondimenti diagnostici prima di valutare qualsiasi ipotesi di reintervento. Parimenti censurate dai CTU sono le terapie prescritte al paziente (esame audiometrico e impedenzometrico, nonché ciclo di cateterismi tubarici) ritenute inutili, ad avviso del Collegio peritale, in quanto non attuabili in quella fase di trattamento della patologia ove sarebbe stato raccomandabile, per contro, prima risolvere la patologia sinusitica di base.

Il Collegio peritale ha infine evidenziato che con l'esecuzione dell'intervento di ' FESS' nel giugno del 2015 presso il San Raffaele di Milano, vi é stata una risoluzione completa delle problematiche poste all'origine del dolore nell'area cranio-facciale del Ca..

Sulla data di insorgenza del polipo antro-coanale in rapporto al periodo temporale (pacifico in causa oltre che documentato) in cui l'attore é stato sottoposto alle cure del Dr. Ca. (febbraio 2014- ottobre 2014).

Nel corso dell'intervento eseguito presso l'ospedale San Raffaele, successivo a TC maxillo-facciale del 3.6.2015, é stata riscontrata e rimossa, come si evince dalla descrizione dell'atto chirurgico ' FESS sx' , ' voluminoso polipo antrocoanale' , risultato in esito all'esame istologico di natura infiammatoria.

Quanto all'insorgenza temporale del polipo antro-coanale sul paziente (su cui si basa uno degli addebiti mossi dall'attore al dott. Ca.), i CTU si sono espressi affermando che verosimilmente il polipo antro-coanale asportato durante l'intervento di FESS al San Raffaele di Milano non era ancora presente alla visita del dott. Ca. in data 24.2.2014 (o comunque - n.d.r. - non evidenziato dalle visite e dagli esami sino a quel momento eseguiti), ma hanno nel contempo ribadito che la presenza della neoformazione moriforme della coda del turbinato inferiore sinistro riscontrata strumentalmente nel corso della fibroscopia eseguita presso l'Ospedale Gradenigo il 13.1.2014, anche in ragione della persistenza di sintomatologia algica dopo l'operazione del giugno 2014 accompagnata dalla comparsa sul paziente di una rinorrea purulenta, avrebbe dovuto suggerire al medico ulteriori approfondimenti diagnostici tramite FBS, anziché prescrivere esami inutili (audiometrici e impedenziometrici), cure parimenti inutili e invasive (catererismi tubarici) ed eseguire un secondo intervento chirurgico non risolutivo.

Sulle lesioni derivate all'attore dalle condotte di malpratice ascrivibili al dott. Ca..

La CTU ha negato l'esistenza di un danno biologico permanente di natura iatrogena a carico del paziente, osservando che gli esiti degli interventi eseguiti dal dott. Ca. non avevano determinato ' quota di maggior danno rispetto alla patologia di base' e che l'intervento effettuato al San Raffaele aveva risolto la patologia di soffriva il Ca. (in merito hanno dato atto che in sede di visita l'attore aveva riferito benessere e assenza di disturbi otorinolaringoiatrici e che tali dichiarazioni erano state confermate dall'esame obiettivo).

In linea con le condotte di malpractice ravvisate (in sintesi riepilogativa: esecuzione di un primo intervento incompleto e quindi inutile; esecuzione di un inutile ciclo di cateterismi tubarici dopo il primo intervento; esecuzione di un secondo intervento inutile), i CTU hanno per contro ravvisato un danno biologico temporaneo correlato alla malattia post-traumatica derivante dai due interventi censurati (del 25.06.2014 e del 26.09.2014), così quantificato: 90 giorni totali, di cui 3 al 100%, 42 al 50% e 45 al 25%.


Sulle spese mediche.

A fronte della complessiva richiesta risarcitoria azionata in giudizio pari ad euro 2.917,93, il Collegio peritale ha riconosciuto all'attore la minor somma di euro 331,66, escludendo dal ristoro: i) le spese mediche non mutuate o non coperte dal SSN, ii) le spese mediche antecedenti alla presa in carico del Ca. da parte dell'Azienda sanitaria convenuta, iii)) le spese mediche che si inseriscono nella cd. ' ordinaria' prescrizione per il trattamento tipo della patologia di base da cui era affetto il paziente ed includendo per contro quelle relative a visite, prescrizioni di esami strumentali e audiometrici, cateterismi tubarici e terapia farmacologica sostenere in relazione alle ravvisate condotte di malpratica sanitaria. In relazione alle spese di CTU medico-legale, in quanto non finalizzate alla diagnosi e cura della patologia, i CTU si sono rimessi alla valutazione del giudicante.

Le osservazioni di parte alla relazione preliminare e le controdeduzioni dei CTU.

Nei termini assegnati alle parti, solo i CTP dell'Azienda sanitaria convenuta hanno fatto pervenire ai CTU osservazioni alla bozza preliminare con le quali, in sintesi, per quanto concerne il danno non patrimoniale:

- hanno concordato nell'esclusione del danno biologico permanente;

- hanno contestato le conclusioni rassegnate dal Collegio peritale in ordine alla condotta di malpratica del sanitario sulla scorta delle seguenti affermazioni: a) non esistono evidenze scientifiche certe sull'efficacia della FESS, che può essere praticata in modo diverso dai chirurghi, con tecniche differenti aventi uguale dignità scientifica (pag. 4/8 osservazioni del CTP dell'A.O.U); b) non é possibile fissare entro parametri certi e scientifici le tempistiche ordinarie che debbono essere rispettate per l'effettuazione dell'intervento di ' FESS' , la cui tecnica é variabile; c) quanto alla omessa ' uncinectomia' , essa può classificarsi solo come una delle possibili tecniche praticabili; d) nel giugno del 2014, in ogni caso, non era consigliabile per il paziente effettuare un intervento così demolitivo, poiché sulla base delle risultanze della TAC pre-operatoria non era ancora emerso il processo di infiammazione a carico della zona ove si era in seguito sviluppata la formazione polipoide; e) la prescrizione del ciclo di cateterismi tubarici era giustificata dal fatto che il paziente accusava una riacutizzazione della pansinusite e il quadro clinico era legato all'otite catarrale, patologia trattabile con l'esecuzione dei suddetti cateterismi.

Il Collegio peritale, lette le osservazioni depositate dai CTP dell'Azienda ha puntualmente e convincentemente replicato: a) richiamando la incontrovertibile descrizione dell'atto operatorio del 26.6.2014, indicativa dell'esecuzione di una semplice settoplastica + meatotomia + galvanoplastica dei turbinati, ovvero di una tipologia di intervento diversa dalla FESS e non risolutiva della patologia lamentata dal Ca.; b) ribadendo che l'intervento di FESS (che ha caratteristiche tecniche ben codificate e non variabili a seconda delle scuole di pensiero), ove eseguito con approccio anteroposteriore ha, come descritto in letteratura, come primo step chirurgico proprio la uncinectomia, non eseguita dal dott. Ca..

Pur non essendovi specifica replica in relazione alla pretesa ' invasività' dell'uncinectomia, può ritenersi che il Collegio peritale l'abbia ritenuta superflua, avendo già in precedenza osservato (e l'osservazione appare dirimente) che nel caso di specie al Ca., sin dal gennaio 2014, era stata diagnostica la presenza di una degenerazione moriforme della coda del turbinato non asportata e non asportabile con l'intervento in concreto eseguito dal dott. Ca. e meritevole di approccio con uncinectomia e che, pertanto, ' il processo di infiammazione a carico della zona ove si era in seguito sviluppata la formazione polipoide' era già in atto.

Quanto, in ultimo, ai cateterismi, il Collegio può aver ritenuto superflua una puntuale replica in ragione di quanto già osservato sulla loro inutilità ai fini della risoluzione della patologia di base; in ogni caso, il danno da inabilità temporanea é stato riconosciuto dai CTU (cfr. pag. 17 dell'elaborato peritale) in relazione alla malattia post traumatica derivante dai due interventi chirurgici. Il che rende superflua ogni ulteriore considerazione sui cateterismi.

4. Fatte queste premesse, occorre ora chiarire quale sia ratione temporis la normativa applicabile al caso di specie, la cui collocazione cronologica in fatto é individuabile nell'arco temporale compreso fra il febbraio e l'ottobre 2014, periodo di piena vigenza della legge n. 189/2012, ad oggi sostituta dalla legge n. 24/2017.

Va in primo luogo richiamato, a tale fine, l'insegnamento di Cass. 28994/2019. In tale pronuncia, con ampia e condivisibile motivazione, la Corte ha espressamente chiarito come le norme sostanziali atte a delineare i presupposti della responsabilità sanitaria, contenute nelle leggi de quibus, non abbiano portata retroattiva e non possano quindi applicarsi ai fatti avvenuti in epoca precedente alla loro entrata in vigore; diversamente dalle previsioni che, richiamando gli artt. 138 e 139 Codice delle Assicurazioni, riguardano la liquidazione del danno e sono di immediata applicazione anche ai fatti pregressi.

Ritenuta l'applicabilità della legge n. 189/2012, va in secondo luogo escluso che il richiamo all'art. 2043 c.c. contenuto nell'art. 3 della suddetta legge abbia anticipato il sistema del ' doppio binario' oggi introdotto dalla c.d. Legge Gelli (responsabilità contrattuale per la struttura sanitaria; responsabilità extracontrattuale per il sanitario operante e/o afferente alla predetta struttura sanitaria).

L'interpretazione accolta si fonda ancora una volta sull'insegnamento del Supremo Collegio, secondo cui il richiamo della legge 189/2012 all'art. 2043 c.c. non può essere considerato come espressione dell'intenzione del legislatore di voler superare il granitico precedente orientamento giurisprudenziale circa la natura di tipo contrattuale della responsabilità sanitaria, ma come volto esclusivamente a sottolineare l'assenza di responsabilità penale del medico in caso di cd ' colpa lieve' (cfr. Cass, sez. III, 17.04.2014 n. 8940; conforme Cass. 27931/2014).

Posta dunque, nel caso di specie, la natura contrattuale della responsabilità del medico e la pari natura della responsabilità della struttura sanitaria in cui é inserito il suddetto medico (peraltro nel caso di specie non posta in discussione dall'Azienda convenuta), del cui operato la stessa risponde ex art. 1228 c.c. (cfr. tra le altre Cass. 1043/2019, Cass. 18610/2015 e, da ultimo, Cass. 28987/2019, nella cui motivazione si legge: "se la struttura si avvale della collaborazione dei "sanitari" persone fisiche (utilità) si trova del pari a dover rispondere dei pregiudizi da costoro eventualmente cagionati (danno): la responsabilità di chi si avvale dell'esplicazione dell'attività del terzo per l'adempimento della propria obbligazione contrattuale trova radice non già nella colpa in eligendo degli ausiliari o in vigilando circa il loro operato, bensì nel rischio connaturato all'utilizzazione dei terzi nell'adempimento dell'obbligazione..."), occorre ora comprendere in che termini si articoli il riparto degli oneri probatori.

Trattandosi di responsabilità contrattuale troveranno ovviamente applicazione, in primo luogo, gli insegnamenti di Cass. S.U. 13533/2001 e successive conformi).

In tema di responsabilità medica, in particolare, grava sul danneggiato l'onere di provare non solo il danno ma anche la sua eziologia, che é parte del fatto costitutivo oggetto dell'onere di cui all'art. 2697 c.c.. Come recentemente osservato in motivazione da Cass. 1045/2019 (ma già in precedenza, tra le altre, da Cass. 18392/2017): "nei giudizi risarcitori da responsabilità medica si delinea un duplice ciclo causale, l'uno relativo all'evento dannoso, a monte, l'altro relativo all'impossibilità ad adempiere, a valle. Il primo, quello relativo all'evento dannoso, deve essere provato dal creditore/danneggiato, il secondo, relativo alla impossibilità di adempiere, deve essere provato dal debitore/danneggiante.

Mentre il creditore deve provare il nesso di causalità tra l'insorgenza (o l'aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario (fatto costitutivo del diritto), il debitore deve provare che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione (fatto estintivo del diritto). Ne consegue che la "causa ignota" resta a carico dell'attore relativamente all'evento dannoso, resta a carico del convenuto relativamente alla possibilità di adempiere" (come si desume dalla massima di Cass. 3704/2018, ove la causa del danno "sia rimasta assolutamente incerta", la domanda deve essere rigettata). Come osservato anche da Cass. 21008/2018 in massima: "la prova dell'inadempimento del medico (che - n.d.r. - deve comunque essere un inadempimento qualificato idoneo a provocare, quale causa o concausa, il danno lamentato; cfr. Cass. 24073/2017) non é sufficiente ad affermare la responsabilità......occorrendo altresì la prova del nesso causale tra l'evento e la condotta inadempiente, secondo la regola della riferibilità causale dell'evento stesso all'ipotetico responsabile, la quale presuppone una valutazione nei termini del "più probabile che non" (analogo insegnamento é desumibile dalla già citata Cass. 3704/2018 che, coerentemente, ipotizza il rigetto della domanda del danneggiato solo nel caso in cui la causa del danno sia rimasta assolutamente incerta).

Tali principi sono stati recentemente ribaditi da Cass. 28992/2019, nella cui motivazione si legge, tra l'altro: "la violazione delle regole della diligenza professionale non ha un'intrinseca attitudine causale alla produzione del danno evento"; "aggravamento della situazione patologia o insorgenza di nuove patologie non sono immanenti alla violazione delle leges artis"; "persiste, nonostante l'inadempienza, la questione pratica del nesso eziologico fra il danno evento (lesione dell'interesse primario) e la condotta materiale suscettibile di qualificazione in termini di inadempimento"; "la prova della causalità materiale da parte del creditore può....essere raggiunta anche mediante presunzione"; "una volta che il creditore abbia provato, anche mediante presunzioni, il nesso eziologico tra la condotta del debitore, nella sua materialità" e il danno evento, "il nesso eziologico che spetta al debitore di provare é quello fra causa esterna, imprevedibile ed inevitabile alla stregua dell'ordinaria diligenza di cui all'art. 1176 comma 1, e impossibilità sopravvenuta della prestazione di diligenza professionale".

In sintesi, riassumendo quanto sin qui argomentato: 1) il paziente deve provare l'esistenza del contratto e l'aggravamento della situazione patologica ovvero l'insorgenza di nuove malattie e il nesso causale tra l'evento e l'inadempimento o gli inadempimenti addebitati al sanitario (e di cui la struttura risponde ex art. 1228 c.c.); 2) il medico (ovvero l'ente ospedaliero o la struttura sanitaria) devono provare che la prestazione sia stata eseguita in maniera diligente e che gli esiti peggiorativi o la patologia insorta sono stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile (cfr. anche Cass. 18.4.2005, n. 7997; Cass. S.U., 11.1.2008, n. 577; Cass 24.10.2013 n. 24109; Cass. 31.7.2013, n. 18341).

5. Applicando le citate coordinate ermeneutiche al caso di specie, appare di tutta evidenza come l'attore abbia fornito piena prova in ordine a parte degli allegati inadempimenti e al nesso eziologico sussistente fra la malattia post traumatica accertata dai CTU e le condotte di malpratica del sanitario.

Le conclusioni cui sono pervenuti i CTU, logicamente motivate, sono condivise e fatte proprie dalla scrivente che le ritiene convincenti anche alla luce delle osservazioni spiegate dai consulenti tecnici di parte, sottoposte a vaglio critico e superate (nei termini sopra anticipati) dalle osservazioni conclusive del Collegio e dal complessivo contenuto dell'elaborato peritale.

Incontroverse e documentali sono tipologia e tempistiche delle prestazioni svolte dal dott. Ca. come sanitario strutturato dell'Azienda convenuta.

Accertata nei termini di cui alla CTU la malattia post traumatica correlata ai due interventi chirurgici eseguiti nel giugno e nel settembre 2014.

Ciò posto, la rilevanza causale della condotta di malpratica del dottore Ca. non é revocabile indubbio, considerando proprio come entrambi gli interventi praticati sul paziente abbiano dato esiti negativi, non ovviando alla problematica di base dallo stesso presentata, la quale certamente era presente già nel periodo in cui lo stesso Ca. era in cura presso il Dr. C..

Per quanto la responsabilità professionale non sia, ovviamente, caratterizzata da obblighi di risultato, nel caso di specie, come già detto, dalle risultanze della CTU é emerso chiaramente come entrambi gli interventi praticati dal Dott. Ca., sia nel giugno che nel settembre del 2014, siano stati in ultima analisi inutili, perché parziali (il primo) o non indicati soprattutto in assenza di più approfonditi accertamenti diagnostici, e comunque giudicabili come non risolutivi anche con valutazione ex ante

tenuto conto della complessiva situazione del Ca..

Quanto al primo (l'intervento del 25.06.2014), esso é stato eseguito in modo incompleto (con tempistiche insufficienti e comunque non consone alla tipologia di intervento dichiaratamente praticato e senza effettuare l'uncinectomia). In questo senso si richiama espressamente la CTU (pagina 21) ove si dà conto di come l'intervento di FESS debba essere praticato con tempi chirurgici congrui (circa un'ora) e come descritti in letteratura ' con approccio anteroposteriore secondo Messerklinger in cui il primo step chirurgico consiste proprio nell'uncinectomia (apertura dell'infundibolo etmoidale mediante l'asportazione del processo uncinato)' .

Sotto distinto e connesso profilo, parimenti censurabile appare anche il secondo intervento di turbinectomia eseguito in data 26.09.2014. Richiamandosi in punto ancora una volta alle conclusioni dei CTU, il sanitario avrebbe dovuto approfondire il quadro diagnostico del paziente a fronte della persistente sintomatologia algica che lo stesso ha accusato dopo il primo intervento occorso nel giugno ed evitare, quindi, di sottoporre il Ca. al secondo intervento che, negli stessi termini del primo, non ha sortito (e non poteva sortire) esito positivo.

Vi é da dire, infatti, che il paziente -dopo il mese di giugno 2014 - ha effettuato ben più di una visita di controllo, presentandosi addirittura nell'agosto del 2014 (26.08.2014) presso il pronto soccorso dell'ospedale ' Molinette' per un forte dolore all'area cranio-facciale: il referto del pronto soccorso del paziente reca la seguente dicitura ' riacutizzazione di sinusite in paziente sottoposto a FESS per pansinusite nel giugno del 2014' . La circostanza appare certamente singolare, poiché non trattasi di controlli di routine, ma di un vero e proprio stillicidio di visite e accessi al pronto soccorso (se ne contano una decina dopo l'intervento del giugno 2014); e ciò avrebbe dovuto destare dei sospetti o quantomeno indurre il medico ad essere più attento alla sintomatologia presentata dal paziente.

Ma così evidentemente non é stato. A fronte di queste problematiche il sanitario convenuto anziché dar corso agli approfondimenti diagnostici suggeriti dallo stesso referto del Pronto soccorso del 26.08.2014, ove si legge ' utile eseguire TAC massiccio facciale senza mdc in 3 proiezioni' (doc. 13 parte convenuta A.O.U.), ha prescritto al paziente l'esecuzione di un esame audio-impedenzometrico in data 1.09.2014 e, in seguito, ha ritenuto che lo stesso dovesse essere sottoposto tout court ad intervento di turbinoplastica mediante galvanocaustica.

Come enunciato in termini condivisibili dai CTU, questo approccio non é risultato corretto e ha portato all'esecuzione, nel complesso, di due interventi non risolutivi, che come tali avrebbero potuto e dovuto essere evitati. E va altresì considerato, con particolare riguardo all'intervento del settembre 2014, che, da un lato la neoformazione moriforme a sinistra, accertata sin dal 13.1.2014, non era stata inspiegabilmente rimossa nel corso del primo intervento e, dall'altro, dalla relazione istologica del 03.07.2014 2014.12/6329 era emersa la presenza di ' frammenti polipoidi di mucosa sinusale cronicamente infiammata con lieve componente granulocitaria basofila' ; il che avrebbe dovuto far sospettare la presenza di un processo proliferativo in atto originato dalla cronica infiammazione, ad ulteriore conferma della inutilità (prevedibile ex ante) della reiterazione di un mero intervento di turbinectomia.

Conclusivamente, sulla scorta dell'esperita CTU, fondata sulla documentazione in atti e sugli accertamenti svolti nel corso delle operazioni peritali (evidenziato altresì é stata esclusa dai CTU la necessità di risolvere problemi diagnostici e/o terapeutici di particolare complessità), devono ritenersi provate le condotte (supra meglio descritte) qualificabili come malpratica sanitaria a carico del dott. Ca..

Né appare ravvisabile un concorso causale addebitabile all'attore per avere interrotto le cure nell'ottobre 2014, senza rammostrare al dott. Ca. gli esiti della RMN dallo stesso, in ultimo, prescritta. Il danno accertato attiene, invero, all'esecuzione dei due pregressi interventi chirurgici e la descritta condotta é causalmente del tutto irrilevante.

Delle condotte di malpratica, il dott. Ca. e la struttura rispondono in solido nei confronti del danneggiato in applicazione del principio di carattere generale sotteso alla formulazione dell'art. 2055 c.c. ed applicabile anche in materia di responsabilità contrattuale in tutti i casi di corresponsabilità nella causazione di un danno (cfr. Cass. 7404/2012 e Cass. 8372/2014, tra le altre in termini); ciò in assenza di domande di rivalsa e/o di accertamento delle rispettive responsabilità avanzate dalle parti convenute.

6. Possono a questo punto essere esaminate le pretese risarcitorie attoree.

Il sig. Ca., come chiarito nelle conclusioni in epigrafe, ha agito in primo luogo per il risarcimento del danno non patrimoniale allegando di avere subito un pregiudizio permanente pari al 3%.

Tale danno, secondo le prospettazioni attoree, avrebbe avuto ragione di essere ulteriormente personalizzato, tenendo in debita considerazione tanto le inutili sofferenze patite a causa dei due interventi affrontati, quanto il lungo periodo di malattia trascorso in seguito alle operazioni subite, caratterizzato da stress, disagio generalizzato e gratuita sofferenza correlata al periodo post operatorio.

E tuttavia, le risultanze delle CTU sono inequivoche nel negare l'esistenza di postumi definitivi invalidanti a carico del Ca., il quale pur avendo subito due operazioni inutili per la sua salute non ha registrato alcuno pregiudizio permanente. Tanto precisato, non potrà farsi luogo ad alcun ristoro del danno in esame, restando assorbito il profilo della personalizzazione.

Per quanto riguarda, invece, l'invalidità temporanea la CTU ha riconosciuto un danno biologico temporaneo quale malattia post-traumatica derivante dai due interventi censurati; calcolata in novanta giorni: di cui tre per le ospedalizzazioni di inabilità totale al 100%, 42 giorni di inabilità parziale al 50% e 45 giorni di inabilità parziale minima al 25%. Alla luce di tali quantificazioni (considerato che l'invalidità prospettata dall'attore era comunque una ' micropermanente' ) dovrà essere liquidato in favore del Ca. (in ragione del rinvio operato dalla L. 189/2012 all'art. 139 C.d.A.) il complessivo importo di E 1.674,02 (così calcolato: E 47,49 x 3 + E 42,47 x 42 : 2 + E 47,49 x 45 : 4) e già quantificato ai valori attuali.

La personalizzazione del danno non é stata tempestivamente richiesta con riguardo all'invalidità temporanea. In ogni caso (lo si osserva ad abundantiam), un'eventuale domanda in tal senso non sarebbe accoglibile, tenuto conto di come la vicenda clinica del Ca. sia stata comunque caratterizzata da una sofferenza di base correlata alla patologia da cui il paziente era affetto e che non può essere addebitata tout court alle convenute. Nel caso di specie, poi, non é dato, in ogni caso, distinguere rispetto alle circostanze fattuali di patimento che caratterizzano un trascorso come quello del Ca. un quid pluris, ovvero un cd.' pretium doloris' maggiore e diverso per la situazione di sofferenza patita dal paziente rispetto ad altro soggetto nelle sue medesime condizioni. Secondo l'insegnamento della Suprema Corte: ' La personalizzazione in aumento del danno non patrimoniale non costituisce mai un automatismo, ma richiede l'individuazione - da parte del giudice - di specifiche circostanze peculiari al caso concreto, che valgano a superare le conseguenze ordinarie già compensate dalla liquidazione forfettizzata tabellare. Pertanto, le conseguenze dannose ' comuni' - ossia quelle che qualunque danneggiato con la medesima invalidità patirebbe - non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento.' (cfr. Corte di Cassazione con la sentenza del 27 maggio 2019 n. 14364).

Ai fini della personalizzazione del danno non patrimoniale é quindi necessario che il danno di cui si chiede la personalizzazione presenti dei profili di concreta riferibilità e inerenza all'esperienza personale, specifica e irripetibile. Diversamente opinando, si realizzerebbe una duplicazione delle poste risarcitorie. Nel caso di specie non é dato riconoscere un danno ulteriore, tenuto conto, peraltro, che la CTU ha escluso lesioni permanenti in capo all'attore che ha - per mezzo dell'ultimo intervento di FESS del 2015 - ottenuto una completa restitutio in integrum del bene salute, senza subire strascichi ulteriori derivategli dai pregressi interventi chirurgici.

Con riferimento, invece, al danno patrimoniale parte attrice ha agito allegando di avere subito danni per l'ammontare complessivo di Euro 4.581,00 (somma comprensiva delle spese mediche relative al periodo di cura con il sanitario convenuto, delle spese relative all'acquisto di farmaci e parafarmaci sostenute sempre dal Ca. nel suddetto periodo di cura, delle spese legali per la redazione della perizia medico-legale di parte e- in ultimo- delle spese legali di fase stragiudiziale e delle spese connesse al ricovero e all'intervento presso l'Ospedale San Raffaele; i singoli importi sono specificamente indicati alle pagine 6 e 7 dell'atto introduttivo).

Ritiene la scrivente che, a fronte di quanto richiesto, sia riconoscibile un minor danno patrimoniale di E 1.597,66.

Euro 331,66 sono dovuti all'attore a titolo di rimborso per le spese mediche sostenute dallo stesso Ca. nel periodo di degenza e di cura con il sanitario convenuto, come ritenuto in termini congrui e condivisibili dalla CTU. Sono state correttamente escluse dal computo, per contro, le spese mediche antecedenti al febbraio del 2014, nonché le spese successive al follow up del paziente, la cui ultima visita documentata presso il Dott. Ca. risale al novembre del 2014 (la circostanza non é stata oggetto di contestazione alcuna da parte attrice e si ritiene pacificamente ammessa), nonché le spese mediche relative all'acquisto di farmaci documentate unicamente dagli scontrini fiscali ma sforniti di idonea ricetta medica.

Parimenti rimborsabili sono le voci di spesa correlate alla redazione della perizia tecnica di parte, documentate da idonee fatture prodotte in atti. Con specifico riguardo a tale profilo, la giurisprudenza ha infatti accertato il diritto alla ripetibilità delle spese documentate e sostenute per la redazione della consulenza tecnica di parte (vedasi in particolare Cass. n. 84/2013) e nel caso di specie va tenuto conto della complessità tecnica della controversia, che ha reso necessaria l'acquisizione del parere anche di uno specialista ai fini della compiuta formulazione delle domande attoree. Appaiono rimborsabili, dunque, le spese relative alla redazione della perizia di parte a firma del Dott. Ma. e del dott. Ro., quantificate come in fatture prodotte in atti in 1.266,00 (cfr. doc. 20 produzione di parte attrice).

Nulla é dovuto con riguardo alle spese sostenute per il ricovero all'Ospedale San Raffaele di Milano, che sono state rese necessarie dalla patologia da cui era affetto l'attore e non dall'operato del dott. Ca..

L'attività stragiudiziale svolta ha riguardato attività prodromiche e connesse alla fase di mediaconciliazione. Trattandosi di condizione di procedibilità, le spese inerenti tale fase saranno liquidate in uno con le spese processuali.

Con riguardo alla rivalutazione e agli interessi legali, ferma restando la natura - di valore - della pretesa creditoria si osserva quanto segue.

Il danno non patrimoniale é già stato quantificato ai valori attuali.

Il danno patrimoniale deve essere rivalutato ad oggi secondo indici Istat ed é così pari ad E 1.640,00.

Gli interessi sono stati richiesti solo in sede di precisazione delle conclusioni definitive e il fondamento della domanda non é stato chiarito. Ove gli interessi siano stati richiesti a titolo di risarcimento del danno da lucro cessante per mancato godimento del capitale, la domanda appare tardiva e in ogni caso sfornita di riscontri anche a titolo di mera allegazione.

Gli interessi, sull'importo complessivo di E 3.314,02, saranno pertanto dovuti solo dalla data della presente sentenza ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall'art. 1282 c.c. e nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 c.c..

In ragione di quanto sin qui osservato le parti convenute, in solido tra loro, A.O.U Città Della Salute e della Scienza di Torino, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con il Dr. Ca. devono essere dichiarate tenute e condannate al pagamento in favore dell'attrice delle somme di cui in dispositivo.

7. In punto spese processuali si osserva, in ultimo, quanto segue.

L'addebito delle spese legali, in ragione del principio della soccombenza, deve essere posto a carico delle convenute, le cui domande azionate in giudizio sono state rigettate. Tuttavia, il considerevole ridimensionamento della pretesa attorea (a fronte dell'iniziale richiesta di risarcimento danni pari ad Euro 14.989,14 somma inglobante anche l'incremento richiesto a titolo patrimoniale permanente non ravvisato e provato in giudizio), integrante gli estremi della soccombenza reciproca, induce a una compensazione delle stesse nella misura del 25%, con attribuzione del residuo 75% a carico dei convenuti, la cui soccombenza deve ritenersi prevalente. Non può, infatti, non considerarsi, anche in ottica di causazione della lite, la totale mancanza di qualsivoglia pagamento o offerta di pagamento da parte delle convenute, atta a definire stragiudizialmente la vertenza; senza considerare la mancata partecipazione delle stesse al procedimento di mediaconciliazione. Alla luce di tali circostanze la compensazione delle spese di lite nella misura indicata appare congrua, considerato anche il già rilevante ridimensionamento dei compensi liquidabili in ragione di quanto previsto dall'art. 5, comma 1 D.M. 55/2014.

Ciò premesso, le suddette spese, da liquidarsi ex D.M. 55/2014 e successive modificazioni, tenuto conto del valore della controversia (rapportato, in ragione del sopra richiamato art. 5, comma 1 del D.M. 55/2014, alla misura in cui la pretesa risarcitoria é stata accolta), delle questioni trattate, dell'attività processuale effettivamente svolta, sono complessivamente pari, al lordo della compensazione, ad E 4.121,55 (di cui: 61,00 per spese di attivazione della procedura di mediazione;

E 270,00 per la fase di attivazione della mediazione, che non risulta avere avuto seguito; E 280,55 per anticipazioni non imponibili inerenti l'iscrizione a ruolo della causa e la notificazione dell'atto introduttivo; E 500,00 per la fase di studio del giudizio; E 500,00 per la fase introduttiva del giudizio; E 800,00 per la fase istruttoria; E 900,00 per la fase decisoria; E 810,00 per la difesa contro più parti), oltre rimborso forfetario spese generali 15% ex art. 2 D.M. 55/2014 nonché CPA ed IVA sugli importi imponibili come per legge.

Attesa la disposta compensazione, anche le spese relative all'attività del CTP attoreo designato in occasione della CTU svolta in corso di causa (documentate dalla ricevuta 135 del 9.9.2010 di E 610,00) sono da rifondersi al Ca. nella minor misura del 75%, pari ad E 475,50.

Le spese della disposta CTU, in coerenza con quanto stabilito per le spese processuali, sono poste in via definitiva a carico delle convenute nella misura del 87,5% a carico solidale delle parti convenute e nella restante misura del 12,5% a carico dell'attore.

8. La presente sentenza é provvisoriamente esecutiva tra le parti.

9. In ragione della mancata e non giustificata partecipazione al procedimento di mediaconciliazione (cfr. docc. 18 attorei), le parti convenute devono essere dichiarate tenute condannate, in solido tra loro, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di somma pari al valore del contributo unificato dovuto per il giudizio, così come in dispositivo.



 P.Q.M.

Il giudice, definitivamente pronunciando,

respinta ogni diversa istanza, eccezione, deduzione e domanda,

1) dichiara tenuti e condanna i convenuti CA. Ma. e AZIENZA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA ' Città della Salute e della Scienza di xxx , in persona del legale rappresentante pro tempore, in solido tra loro, all'immediato pagamento in favore di CA. Al., a titolo di risarcimento del danno per le causali di cui in motivazione, della somma di E 3.314,02 oltre interessi legali sulla stessaex art. 1284 comma 1 c.c. dalla data della presente sentenza a quella del saldo;

2) previa compensazione nella misura del 25% delle spese processuali:

2a. dichiara tenuti e condanna CA. Ma. e AZIENZA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA ' Città della Salute e della Scienza di xxx' , in persona del legale rappresentante pro tempore, in solido tra loro, all'immediato pagamento in favore di CA. Al. della somma di E 3.091,16, a titolo di rifusione del restante 75% delle spese processuali;

2b. dichiara tenuti e condanna CA. Ma. e AZIENZA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA ' Città della Salute e della Scienza di xxxx' , in persona del legale rappresentante pro tempore, in solido tra loro, all'immediato pagamento in favore di CA. Al. della somma di E 475,50 a titolo di rifusione del restante 75% del compenso versato al CTP designato in sede di CTU;

2c. pone in via definitiva le spese della CTU medico-legale disposta in corso di causa, provvedendo nei rapporti tra le parti, nella misura del 87,5% a carico solidale di CA. Ma. e dell'AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA ' Città della Salute e della Scienza di Torino' , in persona del legale rappresentante pro tempore e nella restante misura del 12,5% a carico di CA. Al.;

3) dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva tra le parti;

4) visto l'art. 8, comma 4 bis D.lgs. 28/2010, condanna CA. Ma. e AZIENZA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA ' Città della Salute e della Scienza di xxx' , in persona del legale rappresentante pro tempore, in solido tra loro, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Così deciso in Torino al 13.03.2021.

Depositata in cancelleria il 15/03/2021
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LaPrevidenza.it, 28/06/2021

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