venerdì, 28 gennaio 2022

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Conversione da Euro in valute europee

L'euro, attualmente valuta comune di quindici stati membri dell'Unione europea, fu introdotto per la prima volta nel 1999 (come unità di conto virtuale); la sua introduzione sotto forma di denaro contante avvenne per la prima volta nel 2002, in dodici degli allora quindici stati dell'Unione. Negli anni successivi la valuta è stata progressivamente adottata da altri stati membri, portando all'attuale situazione in cui quindici dei ventisette stati UE (la cosiddetta Zona euro) riconoscono l'euro come propria valuta legale.


Parametri di adesione


Le modalità di transizione dalle monete locali all'euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell'Unione economica e monetaria.


Per poter partecipare alla nuova valuta, gli stati membri dovevano rispettare i seguenti criteri, informalmente detti parametri di Maastricht:


·     un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo;


·     un rapporto debito/PIL inferiore al 60%;


·     un tasso di inflazione non superiore di oltre 1,5 punti percentuali rispetto a quello medio dei tre stati membri a più bassa inflazione;


·     tassi d'interesse a lungo termine non superiori di oltre 2 punti percentuali rispetto alla media dei tre stati membri a più bassa inflazione;


·     appartenenza per almeno un biennio al Sistema monetario europeo.


Nella fase iniziale di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la tendenza a poter rientrare nel medio periodo all'interno dei criteri stabiliti dal Trattato. In particolare, all'Italia e al Belgio fu permesso di adottare fin da subito l'euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60%.


Fra i paesi che avevano chiesto l'adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l'unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1° gennaio 2001, e l'introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi, il 1° gennaio 2002.


Cronologia delle adesioni


L'euro è entrato in vigore per la prima volta il 1° gennaio 1999 in undici degli allora quindici stati membri dell'Unione[1][2]; a questi si aggiunse la Grecia, che rientrò nei parametri economici richiesti nel 2000 e fu ammessa nell'eurozona il 1° gennaio 2001.


In questi primi dodici stati, l'euro venne introdotto per tutte le forme di pagamento non fisiche (trasferimenti elettronici, titoli, e così via) il 1° gennaio 1999, quando le valute degli stati partecipanti furono bloccate al tasso di cambio fisso e furono considerate espressioni non decimali di quest'ultima. La conversione fra due valute di paesi aderenti sarebbe avvenuta attraverso il metodo della triangolazione: prima sarebbe stata cambiata una valuta all'euro sulla base del suo tasso di cambio fisso, quindi ci sarebbe stata la conversione dall'euro all'altra valuta. In questo modo si rendeva possibile evitare i fenomeni di arbitraggio negli arrotondamenti che sarebbero sorti calcolando i tassi di conversione fissi fra le valute nazionali.


L'euro entrò ufficialmente in circolazione il 1° gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.


Slovenia (2007)


Nel 2006 un tredicesimo stato, la Slovenia, entrata nell'Unione nel 2004, dimostrò di possedere i parametri economici necessari per l'adesione alla divisa comune e fu ammessa nella zona euro il 1° gennaio 2007. Il 14 gennaio 2007 il tallero sloveno fu ufficialmente considerato fuori corso.


Cipro e Malta (2008)


Nel 2007, con procedura analoga Cipro e Malta, in virtù dei propri parametri macroeconomici soddisfacenti, vennero a loro volta ammessi nella zona euro. L'introduzione della divisa comune nelle due isole mediterranee è avvenuta il 1° gennaio 2008. Il 31 gennaio 2008, la lira cipriota e la lira maltese furono ufficialmente considerate fuori corso.


Slovacchia (2009)


Nel 2008, con procedura analoga, la Slovacchia, in virtù dei propri parametri macroeconomici soddisfacenti, sarà a sua volta ammessa nella zona euro.


L'introduzione della divisa comune in Slovacchia avverrà il 1° gennaio 2009. Il 16 gennaio 2009, la corona slovacca sarà ufficialmente considerate fuori corso.


Tassi di cambio


I tassi di cambio tra le prime undici divise nazionali aderenti all'euro furono determinati dal Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998, in modo che un ECU (European Currency Unit, Unità di valuta europea) fosse pari a un euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell'ECU, il quale era un'unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina inglese, non avrebbero fatto parte dell'euro.


La procedura per determinare i tassi di conversione irrevocabili della dracma greca e di tutte le valute confluite successivamente nell'euro (sinora il tallero sloveno, la lira cipriota, la lira maltese e, dal 1° gennaio 2009, la corona slovacca) fu differente. L'euro infatti era già in vigore e le valute nazionali appartenevano al regime monetario dello SME-2, per cui i tassi vennero fissati dall'Ecofin circa sei mesi prima dell'introduzione della moneta unica nelle due nazioni (nel caso della Grecia, la dracma rimase come espressione non decimale dell'euro per un anno). Questa procedura verrà adottata anche per le valute della nazioni dell'Unione europea che non hanno ancora fatto il proprio ingresso nell'area monetaria.


Introduzione fisica di banconote e monete


Le banconote e le monete euro entrarono in circolazione nei primi 12 sistemi monetari aderenti il 1° gennaio 2002. Le vecchie valute coesistettero con la nuova divisa fino al 28 febbraio 2002 (tranne il franco francese, 17 febbraio, e la sterlina irlandese, 9 febbraio), data in cui cessò il loro corso legale e non poterono essere accettate per i pagamenti. Per il marco tedesco, in realtà, il corso legale era cessato il 31 dicembre 2001, ma le sue monete e banconote potevano comunque essere utilizzate durante il periodo di coesistenza. Nonostante non siano più riconosciute legalmente per effettuare dei pagamenti, è stata lasciata la possibilità di convertire le vecchie valute in euro presso le banche centrali nazionali per tempi successivi alla cessazione del corso. I vari paesi membri hanno stabilito diversi periodi in cui è prevista la conversione.


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