REPUBBLICA ITALIANA

Sentenza 5/2004

 

 

In nome del popolo italiano

La Corte dei conti, sezione terza centrale d'appello, composta da:

dott.  Gaetano Pellegrino                       Presidente

dott.  Angelo De  Marco                         Consigliere

dott.  Enzo Rotolo                                Consigliere

dott.  Luciano Calamaro                         Consigliere

dott.  Eugenio Francesco Schlitzer Consigliere relatore

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

sull' appello iscritto al n. 014819 del registro di Segreteria, proposto dall' Avvocatura generale dello Stato per conto e nell'interesse dell' Istituto postelegrafonici, contro la Sig ra G. Rita, vedova dell' ex dipendente dell' Amministrazione PP TT (ora Poste italiane s.p.a.), avverso la sentenza della Sezione giurisdizionale per la regione Lazio n. 90/01 del 15 dicembre, 2000/8 gennaio 2001, non notificata

Vista la sentenza appellata;

Visti l'atto di appello, nonché tutti gli altri atti e documenti di causa;

Uditi, nella pubblica udienza del 14 febbraio 2003, il relatore cons. Eugenio F. Schlitzer e l'avvocato Macaluso per l'appellante IPOST, non costituito l'appellata.

 

Considerato in

Fatto

 

La Sezione giurisdizionale per la regione Lazio, con la gravata sentenza n.90/01 del 15 dicembre 2000/8 gennaio 2001, ha accolto il ricorso della Sig. ra Rita G., dichiarando illegittimo il criterio adottato dall' Istituto postelegrafonici per determinare l'importo della detrazione INPS di cui all'articolo 5 della legge n. 4 del 1990, non conforme a quanto statuito dalle Sezioni riunite della Corte dei conti con decisione n.  99/C del 13 giugno 1994 circa la computabilità, ai fini della quantificazione della suddetta detrazione, di quella sola parte del servizio pre-ruolo coperto da iscrizione INPS e riscattato ai sensi dell' articolo 4 della stessa legge 4/90, che sia stato però influente per il conseguimento del massimo della pensione e, conseguentemente, ha dichiarato il diritto della ricorrente alla restituzione delle maggiori ritenute operate sulla pensione, con rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT ed interessi legali con decorrenza da ogni singolo recupero al soddisfo, salva l'applicazione del divieto di cumulo tra rivalutazione ed interessi previsto dall' articolo 16, comma sesto della legge 30 dicembre 1991, n. 412, giusta l'interpretazione di cui all' articolo 45, comma sesto della legge 23 dicembre 1998, n.  448.

Con atto d' appello ritualmente notificato l'Avvocatura generale dello Stato, premesso di volere aderire all'individuato più favorevole criterio di quantificazione della detrazione dalla pensione I.P.O.S.T., conforme del resto alla uniforme giurisprudenza in materia ha tuttavia censurato la mancata applicazione della prescrizione e il criterio di calcolo degli interessi e della rivalutazione monetaria sulle somme da restituire, chiedendo la riforma della sentenza.

 

Ritenuto in

Diritto

 

L'appellante, affermata la soggezione dei singoli ratei pensionistici alla regola della prescrizione estintiva quinquennale di cui all' articolo 2 del RDL 19 gennaio 1939, n. 295, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739, come sostituito dall' articolo 2, comma quarto della legge 7 agosto 1985, n. 428, sostiene che le somme da restituire alla Sig.ra G. Rita dovrebbero essere limitate ai cinque anni antecedenti la proposizione della domanda (e cioè per il periodo dal 27 novembre 1992 al 27 novembre 1997) e che su queste somme, da ogni singolo rateo fino al saldo, per effetto dell'articolo 5, comma secondo della legge 21 luglio 2000, n. 205, competono gli interessi legali sull'importo nominale del credito e nella misura riconosciuta dall'articolo 1284 c.c. e l'eventuale maggior danno da svalutazione monetaria solo per la parte eccedente detti interessi.

Il proposto motivo d'appello, in disparte la sua giuridica fondatezza, non è ammissibile in questo secondo grado di giudizio trattandosi di questione attinente alla prescrizione dell'azione che andava, per costante giurisprudenza, proposta per la prima volta, in via di eccezione, nel primo grado del presente giudizio. Ciò non è avvenuto e la prescrizione viene qui richiamata per la prima volta di talchè l'appello fondato su tale unico motivo, improponibile, deve essere rigettato.

Sussistano ragioni per compensare le spese.

 

P.Q.M.

 

definitivamente pronunciando, rigetta dell'atto di appello proposto dall'I.P.O.S.T.

 

Spese compensate.

 

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 14 febbraio 2003.

 

         L'Estensore                                         Il Presidente

f.to Eugenio Francesco Schlitzer                f.to Gaetano Pellegrino

 

Depositata in Segreteria il giorno 20 gennaio 2004

 

IL DIRIGENTE

f.to D.ssa Rossana Bernardini

 

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